Champagne, è la peggiore crisi di sempre: 100 milioni di bottiglie potrebbe rimanere invendute

Una crisi ritenuta peggiore di quella affrontata durante la Grande Depressione e le due Guerre Mondiali. I produttori pensano a soluzioni alternative.

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La Notizia

Una bollicina celebrativa, quel bicchiere da sorseggiare per festeggiare, per dare un senso di “lussuoso” brindisi che regala leggerezza di spirito e senso si soddisfazione: con il suo colore dorato e la perlata frizzantezza che risale delicatamente verso la superficie, lo Champagne è il vino che richiama lo sfarzo per antonomasia. Uno sfarzo che, proprio durante questi ultimi mesi di emergenza sanitaria da Covid-19, ha subito un brusco calo tanto da preoccupare seriamente i produttori. E ciò in virtù del suo rimandare a momenti di festa, matrimoni ed eventi che, in questo 2020, sono stati completamente bloccati per far fronte alla necessità di un distanziamento sociale altrimenti impossibile. Così, in poco più di 4 mesi, lo champagne è diventato un vino considerato quasi “fuori dal contesto”, qualcosa che non trova nell’oggi la sua soluzione ideale per i consumatori. E ciò, nonostante il clima e il sole di quest’anno si siano rivelati ottimali in termini di produzione.

I dati rilevano che le vendite sono diminuite di circa 2 miliardi di dollari, un calo considerato maggiore rispetto alla Grande Depressione e alle due guerre mondiali. Un totale di 100 milioni di bottiglie potrebbe rimanere invenduto.

Una situazione vista con grave crisi da parte dei produttori, che hanno convocato per il 18 di agosto una riunione straordinaria per parlare di cosa poter fare con l’uva in eccesso, in modo da non dover subire perdite economiche ancora più consistenti. In parte potrebbe andare persa oppure trasformata in disinfettanti per le mani, con disapprovazione di molti: un produttore, Anselme Selosse di Jacques Selosse Champagnes, ha definito il potenziale utilizzo per la realizzazione di disinfettante per le mani “un insulto alla natura“.

“Stiamo vivendo una crisi che riteniamo peggiore della Grande Depressione”, ha detto Thibaut Le Mailloux, del Comitato Champagne, che rappresenta i coltivatori della regione.

Eppure, questo stato di cose rifletterebbe la realtà dei fatti, ovvero che per gran parte del 2020 le persone non hanno acquistato champagne. In Francia, dove viene comprata più della metà dello champagne mondiale, le vendite sono diminuite del 70% durante il rigoroso blocco di due mesi. Nel Regno Unito, Majestic riporta un calo dell’11% a parità di condizioni. “Ciò è dovuto in gran parte alla mancanza di eventi e matrimoni”, afferma Jack Merrylees, responsabile PR e marketing di Majestic.

Le vendite di altri spumanti al Majestic sono state stabili. Lo stesso è accaduto in Italia per quelle di prosecco. Dati che mettono ancora più in evidenza quanto lo champagne sia considerato non adatto a un momento dove da festeggiare sembrava esserci veramente poco.  Un segno incisivo di quanto l’immagine che gli ruota attorno sia da una parte la sua più grande fortuna ma, dall’altra, un potenziale ostacolo.

Considerazione verso la quale i produttori risultano essere profondamente consapevoli. Paul-Francois Vranken, fondatore di Vranken-Pommery Monopole, ha dichiarato: “Anche se bar e discoteche resteranno chiusi per lungo tempo, non intendiamo perdere clienti … Ci sarà un cambiamento importante nel nostro modo di fare marketing che metterà in risalto la grandiosità dei nostri vini. “

Ciò potrebbe concentrarsi sulla ricca storia della regione o sul suo utilizzo dell’agricoltura biologica, riflettendo che i clienti desiderano sempre più un racconto accattivante e sono attenti ai temi ambientali.

“Il Covid ha effettivamente accelerato le tendenze che si stavano già insinuando nel quotidiano”, afferma Richard Ellison, fondatore di Wanderlust Wine, che ha visto diminuire le vendite di champagne di un quarto dall’inizio del blocco. “Una di queste è il maggiore interesse per nuovi stili provenienti da differenti regioni. Ambito ancora più vero per i giovani esperti di tecnologia e social media che registrano dati demografici e preferenze di consumo, utili all’analisi accurata degli interessi futuri nonché, aspetto molto importante, un confronto costante dei prezzi”.