Dominique Crenn disperata: “durerò forse 2 mesi se non riceviamo aiuti.” Licenziati 50 dipendenti

L’appello della chef di origini francesi naturalizzata statunitense perchè le Istituzioni aiutino concretamente tutto il settore della ristorazione.

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La Notizia

Durerò ancora, forse, due mesi se non riceveremo degli aiuti”, è l’appello disperato della chef Dominique Crenn. Se questa è la dichiarazione e la situazione di una delle chef più famose, insignite e riconosciute degli Stati Uniti con il suo ristorante Atelier Crenn, tre stelle Michelin a San Francisco, si può solo immaginare quale sia lo stato di estrema criticità in cui si trovano, con la contingenza coronavirus, ristoratori meno conosciuti e con meno forza mediatica.


Una crisi senza precedenti, una guerra che costringe numerosi chef a prendere decisioni che non avrebbero mai pensato: dire al personale di tornare a casa senza una data di ritorno. La chef francese, ormai adottata dalla California, si è trovata a dover licenziare già 50 dipendenti del Crenn Dining Group di cui fanno parte Atelier Crenn e altri due ristoranti. “Oh mio Dio. Ho passato un giorno a piangere, non riuscivo a smettere. È stato difficile, volevo essere forte. Il gruppo Crenn è per me una famiglia. Le persone vivono letteralmente giorno per giorno. Abbiamo un ristorante con tre stelle Michelin e altri due. Siamo tutti sulla stessa barca in questo momento. Ho ancora 21 dipendenti di cui occuparmi”, dice la chef.


Nota per la sua determinazione e per il suo attivismo per la chef Creen non è certo, però, il momento di piangersi addosso ed è così che invoca l’aiuto dei poteri forti e un’azione che venga dall’alto. “Abbiamo bisogno di una leadership ufficiale, a livello locale, a livello federale e ovviamente a livello nazionale. Queste sono le tre cose. Il messaggio di tutti deve essere lo stesso per assicurarsi che funzioni. Va tenuto presente che le vendite di prodotti alimentari e di bevande nel settore della ristorazione negli Stati Uniti ha raggiunto 880 miliardi di $ nel 2019, ovvero che 15 milioni di lavoratori generano il 4% del PIL. Negli Stati Uniti non esiste un’assistenza medica gratuita, non esiste una scuola gratuita per bambini. Non abbiamo quel tipo di welfare che abbiamo in Francia “, afferma a gran voce.
Per la Crenn è fondamentale non dimenticare che la cucina e la convivialità sono delle istituzioni culturali che vanno difese e preservate dalla minaccia di fallimento a causa della spada di Damocle quale il coronavirus é per l’intero settore dell’ospitalità. “Siamo sul punto di perdere ciò che è il nucleo di società, che è cibo. Se non ce hai, non hai nulla. Questo è qualcosa che la gente, ma soprattutto le Istituzioni devono capire. Invece di stanziare soldi per settori che potrebbero aspettare, devono davvero dare un’occhiata profonda a quello che sta succedendo in questo ambito”, prosegue.


Dominique Crenn non sta pensando solo alla sopravvivenza dei suoi ristoranti e del settore della ristorazione, ma in questo momento così difficile per tutti si sta impegnando altresì in iniziative di volontariato fornendo nutrienti kit vegetariani e vegani a coloro che ne hanno più bisogno e effettuando delle donazioni agli operatori sanitari dell’UCSF. “Stiamo cercando di convincere la gente a comprarne due per uno e donarne uno a chi è in una situazione di maggiore bisogno”.

Nonostante la richiesta di aiuto disperato chef Dominique Crenn non abbandona la sua indole positiva e pensa che da questa situazione tragica si uscirà sicuramente più consapevoli e attenti alle realtà che ci circondano. “Penso che vedremo un’ondata di agricoltori locali che saranno di nuovo in grado di operare nelle loro fattorie perché le persone saranno più inclini a sostenere la propria comunità rispetto alla grande impresa industriale. Ho questa sensazione”, dice. La chef di origini francesi prende in considerazione l’impatto su larga scala di questa crisi che sta travolgendo il mondo intero, dice infatti “Per quanto riguarda i cambiamenti climatici, alcune cose stanno ottenendo benefici in questo momento. Non so se il pianeta ci stia avvertendo”. È sicura che se ci saranno degli aiuti la luce in fondo al tunnel si potrà vedere prima di quando si pensi: “Dobbiamo guardare a questo quando ne usciremo. Wow, siamo stati nella merda per alcuni mesi, è stato difficile e la gente ha perso il lavoro, ma ricostruiremo e ci rialzeremo perché è la nostra indole. La prima cosa che le persone vorranno fare quando potranno uscire di nuovo sarà ritrovarsi a mangiare in un ristorante. Dobbiamo essere pronti. E per essere pronti, abbiamo bisogno di aiuto”.

fonte: finedininglovers.com