Dentro il W Florence, la trattoria contemporanea che lavora su servizio, condivisione e piatti rifiniti al tavolo.
Il format
C’è un tratto che separa. E ce n’è uno che unisce. In grammatica è una linea, in tipografia un segno di continuità, nel disegno l’inizio di una forma. Qui, a Firenze, il tratto diventa una posizione culturale prima ancora che gastronomica. Tratto nasce così: non come derivazione minore del fine dining, ma come sua estensione naturale, più libera e urbana. Siamo all’interno del W Florence, nuovo indirizzo lifestyle a due passi da Santa Maria Novella. Il contesto è internazionale, ma Tratto evita accuratamente l’effetto “ristorante d’hotel”. Qui non si entra per assistere a qualcosa, ma per stare a tavola. E la differenza la si avverte subito.

Il progetto gastronomico non vive in un solo spazio: dal ristorante principale alla W Lounge, passando per il cortile interno e il servizio in camera, Tratto accompagna l’ospite in diversi momenti della giornata, mantenendo un’identità chiara e riconoscibile fin dai suoi piatti scarabocchiati.
Una trattoria contemporanea, per davvero
Il progetto porta la firma del collettivo di Trattoria Contemporanea, guidato da Davide Marzullo. Ma Tratto non è una replica addomesticata dello stellato di Lomazzo. È un altro passo, con lo stesso alfabeto. La tecnica resta, ma smette di esibirsi: lavora sotto traccia, al servizio del ritmo e della convivialità.


«Da Tratto trovate una cucina che rispecchia l’italianità, golosa e diretta», racconta Andrea Noto. «Vogliamo portare a Firenze aria fresca e la voglia di stare bene». Una cucina che, come aggiunge Christian Malatacca, «vuole essere prima di tutto conviviale». Dichiarazioni già sentite, che qui trovano però una traduzione concreta, nei piatti ancor prima che nelle parole.
Il menu, piatto per piatto
La cucina di Tratto è pensata per essere interpretata liberamente: i confini tra antipasti e secondi sono volutamente porosi, e molti piatti possono quindi muoversi da una parte all’altra del percorso. Una libertà che incoraggia la condivisione e riporta il pasto a una dimensione più domestica.


Si comincia spesso con le Bombette di pesce spada alla brace con salsa allo yogurt e rucola: fresche, affumicate, giocate sul contrasto tra griglia e acidità. Tra i primi, la Pasta mista con patate, cozze e caciocavallo podolico è senza dubbio il “Manifesto” del locale. Cremosa, profonda, marina, costruita con un mestiere evidente ma mai ostentato. È comfort food consapevole, che attraversa la memoria senza indulgere nella nostalgia. Uno di quei piatti che restano, anche per come vengono serviti: sporzionati, condivisi, passati tra i commensali, esattamente come a casa.



Il Riso alla pizzaiola, riso cotto nella salsa di pomodoro, origano e stracciatella, lavora sull’immaginario popolare italiano, trasformando un’idea infantile in un piatto goloso e preciso, dove la semplicità è solo apparente. Per quanto riguarda le carni, il Manzo toscano speziato con fondo di cottura e salsa al pepe è invece intenso, avvolgente, rassicurante.



Ultimo, non certo per importanza. Il Cavolo cinese alla brace con burro d’arachidi è la deviazione più riuscita del menu. Vegetale, grasso, aromatico, sfugge a ogni collocazione rigida. Antipasto, contorno o piatto principale leggero. Il tutto, abbinato a un’attenta selezione di etichette di vino dall’Italia e dall’estero.


Il carrello dei dolci come chicca finale
Il dessert arriva con il carrello dei dolci. Tiramisù, salame al cioccolato o focaccia dolce chiudono senza effetti speciali, ma con ottimi risultati. La focaccia, in particolare, lavora sul ricordo e sulla condivisione: si spezza, si passa, si mangia insieme. Sempre che il vostro commensale abbia voglia di dividerla con voi. Tratto non alza la voce. Disegna una linea chiara e la segue. In una Firenze gastronomica spesso divisa tra tradizione musealizzata e fine dining spettacolare, questo progetto sceglie una terza via: misura, coerenza, piacere.

Quando esci, non porti via una scena, ma una sensazione precisa. Non tanto un piatto “iconico”, quanto il ricordo di una pasta patate e cozze passata di mano in mano, di un cavolo cinese spezzato e condiviso, di piatti finiti al tavolo come accade nelle cene di famiglia. La sensazione di aver mangiato bene, sì, ma soprattutto di aver abitato - anche solo per qualche ora - un’idea di ristorazione che rimette al centro il gesto più semplice e più radicale di tutti: stare bene insieme, intorno a un tavolo.
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Tratto
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