Nel quartiere Prati a Roma ha aperto il primo counter dedicato al gambero rosso di Mazara del Vallo (e al caviale), una boutique gastronomica dove il mare si racconta al bancone.
A Roma, in una delle zone più eleganti e residenziali di Prati, a pochi passi da Piazza Mazzini, c’è un nuovo indirizzo destinato a far parlare di sé. Non soltanto per ciò che serve, ma soprattutto per ciò che decide di non servire. Nessun menu enciclopedico, nessuna rincorsa alle tendenze, nessuna cucina spettacolo. Da Layla si entra – letteralmente – in un mondo costruito attorno a un’ossessione precisa: il gambero rosso di Mazara del Vallo.

Il format
La prima impressione è quella di una gioielleria contemporanea. Vetrine angolari illuminate e packaging esposti come pezzi da collezione. Si suona il campanello per entrare oppure si accede con badge, per i soli clienti habitué, come accade nei club privati londinesi. Ed è proprio lì che Layla vuole collocarsi: a metà tra boutique gastronomica, private counter e bottega di lusso.

Dietro questo progetto c’è l’esperienza di Luca Unali e dei suoi soci, da anni attivi nella distribuzione internazionale di prodotti ittici premium tra Londra e Dubai. “Tutto è nato sette anni fa, a Londra, con la distribuzione di gamberi e scampi ai ristoranti”, racconta Unali. “Poi il business è cresciuto, abbiamo acquistato due pescherecci e abbiamo iniziato a pensare a un progetto che raccontasse direttamente il prodotto al pubblico”.

In verità, l’idea iniziale era di aprire in una grande capitale europea perché “l’Italia ci sembrava quasi più rischiosa. Poi però è arrivata l’occasione di questa location a Roma e l’entusiasmo ha prevalso sui tentennamenti iniziali” dice. Il nome stesso racchiude la filosofia del locale. Layla deriva dall’aramaico e significa notte ed “è il momento in cui le nostre barche lavorano”, spiega Unali “perché è soprattutto in quel momento che si pesca, quando il mare è più calmo”.

Le barche, che si chiamano Socrate e Ciclamino, pescano nel mare di Mazara del Vallo, uno dei porti più importanti del Mediterraneo per il gambero rosso. A bordo, gli abbattitori consentono di congelare immediatamente il prodotto appena pescato, preservandone consistenza, freschezza e integrità aromatica. “Tramite un app possiamo persino monitorare in diretta dove stanno pescando”, racconta. Insomma, una filiera più che diretta in diretta streaming.

Il ristorante
L’esperienza inizia dalla boutique all’ingresso, dove sono esposti in bella vista le eccellenze gastronomiche partner del progetto: Deep Red, specializzata nella selezione e distribuzione di pesce di alta qualità direttamente dall’Italia con tecnologia shock freezing; Baku Caviar, marchio premium di caviale sostenibile e primo produttore eco friendly del Mar Caspio; Olearia Manco, storica azienda salentina a conduzione familiare che produce olio extravergine da oltre un secolo e, infine, la cantina Umberto Cesari, riferimento dell’enologia emiliana e ambasciatrice del Sangiovese nel mondo.



Ci sono gamberi rossi dalla taglia I alla IV, carpacci, tartare e scampi lavorati, tutti abbattuti e congelati in diverse grammature. Più che un semplice shop, sembra una gastronomia di alta gioielleria marina. L’ambiente, firmato dalla designer Alice Grandcolas, gioca con eleganza geometrica tra sedute verdi e tonalità rosse che richiamano il gambero di Mazara. Alle spalle della boutique si apre poi la PDA - Private Dining Room - con un lungo tavolo sociale in marmo Patagonia pensato per gruppi da cinque a undici persone, ideale per piccoli eventi privati. È qui che vengono serviti i menu degustazione Socrate e Ciclamino, omaggio ai due pescherecci di proprietà. Qualche gradino più su, invece, si raggiunge il cuore pulsante del progetto: il counter in marmo da dieci posti, dove cucina e ospite dialogano senza filtri.

“Non ci classifichiamo come ristorante”, precisa Unali. “Siamo più una boutique o una bottega di lusso dove acquistare crostacei e caviale e, naturalmente, degustarli. Anche la vetrina nasce con quell’idea”. La sfida più interessante di Layla è però gastronomica: costruire un intero format attorno a un unico ingrediente principale. “È un concetto che incuriosisce molto ma che può avere anche dei contro. Bisogna convincere le persone a tornare. È una sfida perché tutto ruota attorno alla declinazione di un unico prodotto” ammette Luca.

Il menu lavora infatti quasi esclusivamente sulla purezza del crostaceo. Crudo, appena scottato, in carpaccio, in tartare oppure racchiuso nei tortelli fatti a mano da un pastificio romano e serviti con bisque, mascarpone, Pernod e caviale. Interventi minimi, tecnica calibrata e pochi elementi accessori. Come il sale, per esempio, usato con tocco leggero perché è il caviale che dà ad ogni piatto spinta e sapidità. E se il percorso Socrate è pensato per un pranzo o una degustazione più agile, Ciclamino rappresenta l’esperienza completa.

Si parte con bun al vapore con crostacei e ricotta di bufala, per poi passare alla tartare con caviale e germogli di prezzemolo e, dopo una serie di declinazioni di gamberi, si passa per uno sgroppino al limone di Amalfi con Champagne e vodka prima di terminare con panna cotta, passion fruit e caviale, che gioca tra dolcezza e salinità.



Accanto alle degustazioni c’è la possibilità di ordinare à la carte e non manca mai un fuori menu di stagione dove sbizzarrirsi con i sapori del periodo come con la vignarola e gamberi. Preparazioni immediate e dalla cottura quasi sfuggente, in fondo dietro al bancone il piano cottura è uno soltanto.

Pochi coperti, pochi ingredienti, pochi fronzoli. Eppure dentro questa sottrazione c’è un’idea precisa di lusso contemporaneo: accesso limitato, filiera controllata, esperienza personale, prodotto assoluto. E Roma, città spesso affollata di aperture ridondanti, forse aveva bisogno proprio di un posto così. Un piccolo scrigno marino dove il gambero rosso diventa protagonista unico, raccontato con linee precise, come quelle di un gioiello prezioso.
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