Il CEO di Jim Block racconta come l'automazione stia riscrivendo le regole dell’accoglienza senza sacrificare il calore umano.
Nel cuore pulsante di una cucina contemporanea, dove il ritmo è scandito dal calore delle piastre e dalla frenesia delle ore di punta, sta emergendo un nuovo protagonista. Non indossa il classico cappello da chef, ma si muove con una precisione che rasenta la perfezione. Parliamo dell’automazione, una rivoluzione che noti brand come Jim Block stanno abbracciando non come un freddo rimpiazzo, ma come un sofisticato alleato del gusto. L’ingresso di un robot in sala o in cucina non è solo una questione di circuiti, ma di empatia visiva. Come sottolinea l’informatica Astrid Weiss, interpellata da Rolling Pin, il "design dell’aspetto" gioca un ruolo cruciale: un robot dall'estetica affidabile e accattivante trasforma lo scetticismo del cliente in curiosità e, infine, in accettazione. I nuovi robot umanoidi sono progettati per comunicare attraverso un linguaggio del corpo fluido, capace di integrarsi con naturalezza negli ambienti della ristorazione. In casa Jim Block, si è scelto persino di dare un nome a queste macchine: un gesto semplice che conferisce un tocco di umanità alla tecnologia, rendendola parte integrante della brigata.

Il segreto di un grande burger risiede nella sua replicabilità: quel sapore iconico che il cliente desidera ritrovare in ogni morso, ogni singola volta. Qui entra in gioco la partnership strategica con la startup GoodBytz. Nelle sedi pilota di Jim Block, i robot si occupano dei compiti più faticosi e ripetitivi: friggere le polpette con precisione millesimale e assemblare i componenti con una regolarità che un essere umano, sotto pressione, potrebbe faticare a mantenere. "L'automazione non è una minaccia, ma un'opportunità straordinaria. Tutti noi dovremmo ripensare, o meglio aggiornare, l’immagine che abbiamo dei robot," spiega Sven Freystatzky, figura chiave del brand, in questo podcast di Rolling Pin. Delegando alla macchina i processi monotoni o fisicamente gravosi, la cucina guadagna una velocità d'esecuzione impeccabile, garantendo standard qualitativi altissimi anche quando il ristorante è al completo. Qualche esempio? Nei locali Jim Block sono presenti griglie e sistemi di cottura digitalizzati che monitorano tempi e temperature con estrema precisione; l'assemblaggio finale e la gestione della griglia, tuttavia, sono ancora affidati a personale umano. Dove Jim Block spinge molto sull'automazione è nel front-end: terminali self-order, integrazione con app e sistemi di tracciamento dell'ordine che rendono il processo "fast" pur mantenendo una qualità da ristorante.


Come anticipato, se il robot eccelle nel rigore della ricetta e nella gestione della logistica, il "condimento" finale di ogni esperienza gastronomica resta prerogativa dell'uomo. Il calore di un sorriso, l'umorismo di una battuta veloce tra i tavoli e la genuina capacità di accogliere sono elementi che nessuna intelligenza artificiale può replicare. I robot, per quanto evoluti, necessitano di ambienti ordinati e regole ferree; davanti al caos imprevisto o a una richiesta fuori menù dettata dal cuore, la sensibilità umana rimane l'unica bussola affidabile. La visione di Jim Block è dunque chiara: una simbiosi perfetta dove la macchina garantisce la precisione della tecnica, lasciando all'uomo il lusso di dedicarsi a ciò che conta davvero: l'ospite e l'emozione del convivio. Il futuro del fast food di qualità è già qui, ed è un equilibrio sapiente tra l'acciaio dei robot e l'anima di chi, con passione, continua a servire felicità su un vassoio.
