Kasama, il primo ristorante stellato filippino d’America

Da bistrot di cucina tradizionale a primo ristorante stellato filippino d’America: il Kasama di Chigaco vola in alto grazie alla conquista del primo macaron. Ecco la storia dei suoi proprietari.

0
38
La notizia

Si chiama Kasama ed è l’unico ristorante filippino premiato con una stella Michelin in America. Lo guidano gli chef Genie Kwon e Timothy Flores, moglie e marito, che hanno aperto l’attività nel luglio del 2020 nel quartiere dell’East Ukraine Village di Chicago. L’obiettivo iniziale non era quello di servire piatti raffinati, né tanto meno di entrare in guide prestigiose. I due, infatti, puntavano a un target poco avvezzo ai menu degustazione, pur proponendo una cucina avanzata sul piano tecnico e gustativo.

Crediti Jeff Marini

Pensavano a un locale che potesse offrire dolci sfornati da Kwon durante la mattina, come una sorta di pasticceria francese, mentre a pranzo e a cena sarebbero stati serviti piatti easy quali panini e lumpia (gli involtini primavera delle Filippine, ndr) realizzati da Flores durante il pomeriggio. In effetti, la formula ha riscosso subito grande consenso presso i membri della comunità filippina in America, ma la vera svolta -racconta oggi la coppia- è stata l’introduzione di un percorso completo di 13 portate. Un numero non del tutto casuale, visto che Flores è nato il 13 novembre e 13 era il numero civico dell’indirizzo di casa di suo padre nelle Filippine. Così, a soli due anni dall’apertura e 5 mesi dall’inversione di rotta, ecco arrivare l’ambìto premio.

La stella Michelin non è mai stato il mio obiettivo”, spiega lo chef. “Volevo solo proporre l’ottimo cibo con cui sono cresciuto, senza rivoluzionare la sua immagine agli occhi dei filippini vissuti in America”. Di fatto il menu degustazione, accompagnato da vini selezionati dal sommelier Aaron McManus, inizia ad essere servito solo in fase pandemica, come modo per sostenere il ristorante in un momento difficile: alcuni mesi fa, gli chef hanno deciso di aprire le porte del loro locale a meno persone, aumentando i prezzi con una formula fissa ad hoc. “È stata una risposta naturale al contraccolpo del COVID, ma al tempo stesso sapevamo di voler offrire un’esperienza il più possibile completa”. E aggiungono: “Non siamo mai stati a un evento organizzato dalla Michelin. Siamo abituati a rimanere in cucina!”.

Fonte: eater.com