I 10 vini più costosi di Francia sono questi

Indipendentemente dall'annata sono mediamente questi i vini francesi che spuntano le quotazioni più alte. Produzioni molto limitate e prezzi di conseguenza.

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I Vini

Avete 100.000 euro sul conto corrente e non sapete come investirli? Bene, allora fate come insegnava l’Avvocato Agnelli : investite in grandi vini, mal che vada ve li potete sempre bere. Stiamo parlando di vini di “annate correnti” e non di preziosissimi flaconi di annate eccezionali. Questa è la routine economica di quasi ogni annata – se non è stata declassata – praticata da parte dei Domaine più prestigiosi.

Dieci bottiglie che aprono una forbice piuttosto ampia, che alla fine porta a quel totale approssimativo, i 100k. 15.000, 10.000, 5000 a bottiglia… a seconda se li andrete a reperire dal produttore, da un importatore o da un commerciante. Bottiglie prodotte in quantità esigue (quasi tutte) e che al di là del prezzo impongono anche uno sforzo di ricerca proprio per via della rarità delle medesime.

Le ho bevute tutte? Sì, quando si poteva fare abbastanza agevolmente sono riuscito a mettere le mani su questi preziosi oggetti effimeri e poi metterci il naso dentro ai bicchieri dove li ho versati. Ne vale la pena oggi che i prezzi sono schizzati verso l’alto? Una crescita impensabile fino a 10 anni fa. Il mercato è impazzito? Beh, tutto quanto è abbastanza relativo, dipende da cosa si decide di fare con quei 100.000.

Orologi? Quadri? Diamanti? Oro? Mah, un bel dilemma, ma alla fine perché non osare, tanto le quotazioni continuano a salire in maniera da rendere l’investimento in vino tra i più redditizi di questo millennio.

Esiste anche una classifica fatta prendendo in considerazione le ultime annate e facendo una media di prezzo di mercato, che più o meno è questa di seguito elencata. Comanda la Borgogna, che negli ultimi tre lustri ha largamente superato il Bordolese, dove però il business è ben più importante, in virtù delle quantità, per altro vendute a prezzi comunque altissimi. Riuscire a vendere 200/300.000 bottiglie sui 1000 euro è più business che rilasciare sul mercato 700/800 flaconi anche se venduti a qualche migliaio di euro.

Qui le quantità sono irrisorie, ma diciamo che l’etichetta di riferimento di ogni Domaine poi trascina anche il resto del gruppetto di denominazioni minori. Domina la Borgogna attraverso i nomi di pochissimi produttori. Tra le dieci etichette difficile uscire dalle trame occulte dei soliti sospetti, che si chiamano Romanée Conti, Leroy, Roumier, Leflaive e Coche Dury.

La partita si gioca tutta in poche decine di chilometri prendendo come riferimento la cittadina di Beaune e salendo o scendendo dalla Cote de Nuits e, appunto, la Cote de Beaune. Si tratta quindi di vini a base pinot noir o chardonnay, che in questi terroir millenari disegnati con muretti a secco dai cistercensi trovano la maniera di distinguersi tra di loro pur rimanendo integri dal punto di vista del vitigno, marcato indelebilmente dai terreni dove è stato piantato. Pari dignità, in bianco o in rosso.

Ma è giunta l’ora di decidere se mettersi alla ricerca -portafoglio alla mano- di questi 10 preziosi flaconi che contengono alla fine un liquido idroalcolico chiamato vino. Si ma che vino!

La Romanée Conti del Domaine de la Romané Conti (100.000 euro per una sei litri di Romanée Conti 1990), Musigny Domaine Leroy, Le Montrachet Domaine Leflaive (Le Montrachet, il miglior vino bianco del mondo a base Chardonnay), Musigny Domaine Roumier (Musigny Domaine Roumier, l’esotismo di Borgogna diventa un world top wine), Le Montrachet Domaine de la Romanèe Conti, Chambertin Domaine Leroy (Il rarissimo Mazis Chambertin 2003 di Madame Leroy), Mazis Chambertin Domaine D’Auvenay, Bonnes Mares Domaine D’Auvenay, Corton Charlemagne Coche Dury, La Tache del Domaine de La Romanèe Conti.

Bene, adesso la lista della spesa è pronta. E quando saranno in cantina come resistere allo stappo? In quel caso seguire il consiglio dei vignaioli di Borgogna: prima i rossi.