Da Vico Equense a Sorrento, la XXIII edizione della manifestazione ideata da Gennaro Esposito amplia i propri confini e ribadisce il valore culturale della cucina italiana. Al centro, il tema “FOCUS – L’intelligenza nelle mani, la conoscenza nel piatto”.
L'evento
La ventitreesima edizione di Festa a Vico si è appena conclusa e ci ha dimostrato ancora una volta (non che ce ne fosse bisogno) di essere molto più di un evento gastronomico o di una semplice celebrazione dell'alta cucina. Festa a Vico, infatti, si conferma una vera e propria comunità in movimento. Un luogo di incontro in cui cuochi, artigiani, produttori, professionisti del settore, giornalisti e appassionati condividono valori, competenze e visioni, trasformando la cucina in uno strumento concreto di cultura e solidarietà. La XXIII edizione della manifestazione ideata dallo chef bistellato Gennaro Esposito si è conclusa con un risultato che racconta meglio di ogni altra cosa la sua identità: 115mila euro raccolti a sostegno di progetti benefici.

«I 115.000 euro raccolti rappresentano la conferma di quanto Festa a Vico continui a essere un progetto capace di coinvolgere e unire persone diverse attorno a valori condivisi», sottolinea Gennaro Esposito. «È il risultato dell'entusiasmo e della generosità della comunità locale, della partecipazione degli chef, del sostegno dei nostri sponsor e di tutti coloro che scelgono di esserci anno dopo anno. Questo straordinario traguardo dimostra che la cucina può essere un potente strumento di condivisione e solidarietà». Per quattro giorni, Vico Equense e Sorrento sono diventate il palcoscenico di un articolato programma di incontri, degustazioni e momenti di confronto dedicati alla cultura gastronomica contemporanea.

Un'edizione che ha segnato una svolta importante nel percorso di crescita della manifestazione: per la prima volta, infatti, Festa a Vico ha superato i confini della sua città d'origine, approdando anche a Sorrento e trasformandosi in un evento diffuso capace di coinvolgere l'intera Costiera Sorrentina. Il filo conduttore dell'edizione 2026 è stato “FOCUS – L'intelligenza nelle mani, la conoscenza nel piatto”, un invito a riflettere sul valore del sapere artigianale, della tecnica e della trasmissione delle competenze. Un tema che ha attraversato l'intero programma, riportando l'attenzione sulle persone che ogni giorno contribuiscono a costruire l'eccellenza della gastronomia italiana. «FOCUS è quello che sempre di più vorremmo fare», racconta Esposito. «Vogliamo creare eventi dove venga fuori il succo, l'essenza del nostro lavoro, ma soprattutto momenti in cui l'appassionato e l'artigiano possano parlare e imparare qualcosa, oltre a trascorrere una bella serata». La parola poi che meglio sintetizza questa edizione, secondo lo chef campano, è una: fratellanza.

«È quella che realmente si respira, soprattutto durante la Cena delle Stelle. Ho il privilegio di lavorare con grandissimi professionisti e colleghi che hanno lo spirito giusto per sostenere una manifestazione così bella, naturale e semplice. Lavorano gomito a gomito, senza prendersi troppo sul serio, regalando agli ospiti emozioni uniche attraverso piatti che raccontano la contemporaneità della cucina italiana». Nata come una festa spontanea tra amici e colleghi, nel tempo la manifestazione ha saputo evolversi mantenendo intatta la propria autenticità. «All'inizio era una festa davvero semplice», ricorda Esposito. «Poi abbiamo capito che c'erano tantissimi appassionati che volevano partecipare e abbiamo deciso, progressivamente, di trasformarla in uno strumento di solidarietà. Da oltre vent'anni tutte le iniziative di Festa a Vico hanno l'obiettivo di sostenere progetti e storie».



Tra le novità più significative del 2026, il debutto di tre nuovi format: “Quella Pizza a Vico – Spicchi di Genio”, dedicato ai protagonisti della pizza contemporanea; “Vico, Amore e Trattoria”, omaggio alla memoria gastronomica italiana e al patrimonio delle trattorie; e “Brothers in Food”, appuntamento pensato per celebrare il valore delle relazioni e della collaborazione tra cuochi. Tre nuovi tasselli che si affiancano agli appuntamenti ormai iconici della manifestazione, a partire da “Una promessa è una promessa”, il pranzo dedicato alle nuove generazioni della cucina italiana, che continua a offrire ai giovani talenti l'opportunità di confrontarsi con professionisti, giornalisti e opinion leader del settore. Particolarmente significativa la giornata del 17 giugno al Bellevue Syrene di Sorrento, dove “Quell'Abbinamento a Vico” ha approfondito il dialogo tra cucina, vino e mixology, esplorando nuovi equilibri tra sapori, tecniche e sensibilità diverse.

«In un momento storico in cui il vino viene spesso criminalizzato, bisogna lavorare sul piacere del vino e non sulla quantità», osserva Esposito, ribadendo l'importanza di una cultura del consumo consapevole. A seguire, la Cena delle Stelle ha rappresentato il momento più atteso dell'intera manifestazione: un Grand Gala Dinner capace di riunire alcuni dei più importanti interpreti della gastronomia contemporanea in un racconto corale che ha messo in dialogo territori, esperienze e visioni differenti. Attraverso le creazioni degli chef protagonisti, il percorso gastronomico ha restituito una straordinaria panoramica della cucina italiana contemporanea, valorizzando la materia prima, la tecnica e la capacità di trasformare ogni piatto in un racconto di identità e cultura.


Una narrazione che si inserisce nel più ampio percorso di riconoscimento della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell'umanità UNESCO. La chiusura è stata affidata alla grande pasticceria italiana, in un itinerario dedicato alla creatività dolciaria del Paese, con gli abbinamenti curati dagli official wine partner Berlucchi Franciacorta e Tenuta di San Felice. Ma il risultato più importante resta quello della solidarietà. Perché Festa a Vico continua a dimostrare che la cucina può diventare un linguaggio universale capace di creare relazioni, generare valore e costruire futuro. Festa a Vico è sempre più una comunità che, attraverso il cibo, continua a custodire e trasmettere quel patrimonio di esperienza, passione e conoscenza che rappresenta la vera forza della ristorazione italiana.
