“Tanta fibra e tanto coraggio” è il titolo dell’evento benefico ospitato a Palazzo di Varignana, per il quale Michele Casadei Massari, fondatore ed executive chef di “Lucciola”, italian fine dining nell’Upper West Side a New York, ha firmato un menu esclusivo a sostegno del progetto “Parco della Luna”. Un’iniziativa dedicata alla realizzazione di uno spazio pensato per i bambini, con l’obiettivo di trasformare la fase di cura in un’esperienza dal significato nuovo e positivo.
SUL TRENO REALE DI PALAZZO DI VARIGNANA, L’ALTA CUCINA SI UNISCE ALL’IMPEGNO SOLIDALE
«Il “Parco della Luna” nasce per offrire ai bambini ricoverati uno spazio che non abbia nulla dell’ospedale: l’obiettivo è rendere il ricovero non solo più leggero, ma anche più ricco dal punto di vista umano ed emotivo, trasformando il significato che il luogo della malattia ha sempre comunicato», spiega Stefano Vezzani, direttore della Fondazione Policlinico Sant'Orsola. «Abbiamo l’ambizione che diventi uno spazio condiviso, capace di coinvolgere tutte le associazioni che collaborano con la Pediatria, creando una rete di attività e opportunità dedicate ai bambini e alle loro famiglie», conclude.


Venue dell’iniziativa il Treno Reale di Palazzo di Varignana, suggestiva carrozza d’epoca restaurata, risalente al 1921, che ha accolto tra velluti ed eleganti elementi decorativi, venti commensali per un’esperienza gastronomica firmata da Michele Casadei Massari, chef e patron del ristorante “Lucciola” di New York. Un menu degustazione composto da cinque portate, concepite come altrettante “stazioni” di un viaggio attraverso le tappe più significative del percorso dello chef. New York, Bologna, Parigi, Londra e Tokyo: per ogni piatto, un’esperienza. Casadei Massari ha costruito questo percorso con il supporto delle eccellenze prodotte dall’azienda agricola di Palazzo di Varignana, a partire dall’olio extravergine di oliva fino al pairing studiato con i vini della cantina.



IL MENU A “TAPPE” E LA SCELTA DI BILANCIARE OGNI PIATTO COME RICERCA DI EQUILIBRIO
«Mi occupo di molte cene, anche in diverse parti del mondo. Alcune, però, sono speciali e uniche: non dipendono dal numero o dalla location ma da dove senti di voler essere in quel preciso momento. Io ho studiato medicina e avrei voluto diventare pediatra. Ho sempre pensato che le storie funzionino perché conservano ciò che deve restare come ricordo. Essere qui, oggi, per me è in qualche modo un ritorno a casa, il mio desiderio è nutrirmi delle vostre emozioni e, allo stesso tempo, restituirvi qualcosa che vi faccia stare meglio. “Tanta fibra e tanto coraggio” è anche una citazione nutrizionale: ciò che porto in tavola oggi ha un limite e quel limite è capire quando basta per ottenere piatti bilanciati, rispettando il concetto del good enough», spiega chef Casadei Massari.

New York apre il menu con tre amuse bouche che raccontano subito l’energia del viaggio gastronomico: Green Market Ice, un centrifugato di mela, sedano rapa e limone con olio EVO Pandesco bio; Rockefeller 2.0, una rilettura dell’ostrica con Parmigiano Reggiano 24 mesi DOP e olio EVO Vargnano e il Pastrami Bite, pastrami, senape in grani e olio EVO Lafonte. In abbinamento Villa Amagioia Brut Blanc de Noirs Metodo Classico. Questo è il piatto simbolo della personale “impresa eccezionale” di Casadei Massari: il ricordo di aver deciso di volare dalla Sardegna fino agli Stati Uniti per aprire uno stand all’Holiday Market di Union Square, a New York. Bologna: Storione, salsa pil-pil, asparagi e burro all’olio EVO Vargnano, ad accompagnarlo Chardonnay Colli di Imola DOC 2024.

Una città che ha visto crescere Michele Casadei Massari e un piatto dove un pesce spesso poco valorizzato ma tra i più ricchi anche di sapore, viene esaltato da una lavorazione minima. «La mia cucina prevede di intervenire il meno possibile sugli ingredienti, è una cucina che possiamo considerare come quella di casa per dotazione e strumenti, tutto viene preparato al momento, in modo semplice ed essenziale, partendo sempre dalla migliore materia prima disponibile», spiega Casadei Massari. Parigi è un Gougère al Comté e pera, capesanta e Blanc de Blanc-oil Pandesco bio; Villa Amagioia Brut Blanc de Blancs Metodo Classico è la referenza scelta come abbinamento.

«Parigi è la città in cui non ho ancora aperto un ristorante ma resta un obiettivo che vorrei concretizzare» racconta lo chef. «Ho pensato in questo piatto di forzare un po’ la tecnica, un bignè dove alla pâte a choux ho aggiunto Parmigiano Reggiano, all’interno Comté, una coquille Saint-Jacques senza guscio e la pera tagliata a coltello, per evitare troppe manipolazioni nel piatto. Credo che una forma di talento stia anche nel dosare e rendere riconoscibile quello che viene servito». Il viaggio prosegue e da Parigi arriviamo Londra con un iconico Filetto di manzo alla Wellington, carote baby e olio EVO Lafonte a cui viene abbinato il Pinot Nero IGT Rubicone Rosso 2024.

Un piatto che richiama la sua esperienza londinese e dove ha voluto che la parte vegetale si esprimesse al meglio attraverso il taglio kinpira. Dal Regno Unito, ci spostiamo idealmente in Giappone atterrando a Tokio con un Nighiri di tonno rosso, Tofu&Yuzu e olio EVO Stiffonte, un piatto abbinato ad un Albana di Romagna DOCG 2025. «Tokio è la città che mi ha divertito maggiormente perchè è il luogo in cui ho preso più no di tutta la mia vita e dove ho mangiato molto bene». Un piatto che richiama il momento in cui ha deciso di scrivere a Jiro Ono per incontrarlo e apprendere i segreti del sushi: «quando sono arrivato mi ha toccato le mani e si è messo a ridere: erano troppo calde, non potevo fare nulla se non rimanere a cena». Il tofu chiude il piatto, arricchito da yuzu e olio EVO Stiffone, e si presenta come una componente fresca e delicata, capace di aggiungere una nota agrumata ma di carattere.

Ultima fermata è Il capolavoro: The Transatlantic Milk: una Cheesecake, accompagnata da amarene Fabbri e olio EVO Stiffonte. Un dolce che ha attraversato diverse reinterpretazioni e che Casadei Massari ha affinato più volte nel corso degli anni fino a raggiungere la versione attuale. In veste di brand ambassador del Consorzio del Parmigiano Reggiano, lo chef ne propone una rilettura personale, completata da un tocco finale di olio e una lieve nota di sale per definire il piatto.

“Tanta fibra e tanto coraggio” si è rivelato un evento che ha visto dialogare due dimensioni di grande valore: la cucina d’autore e l’impegno solidale, confermando un percorso in cui il linguaggio gastronomico si è convalidato nuovamente come un grande strumento di sostegno e condivisione.