Strabiliante ed entusiasmante: riapre l’Alchemist di Rasmus Munk con nuovi piatti spettacolari

Lo chef genealoide riapre il suo locale già Best Restaurant Of The Year per la guida più importante nel Nord Europa e l’assegnazione della seconda stella Michelin. In serbo per i clienti piatti creativi e avanguardisti, spettacolari e teatrali proprio come il cuoco che li prepara.

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La Notizia

È appena tornato in scena il ristorante teatrale da esperienze psichedeliche introspettive più ardito mai visto prima. O forse sarebbe meglio dire il teatro con ristorante annesso. Sta di fatto che il giovane e talentuoso chef danese Rasmus Munk, ma soprattutto l’alter ego che è in lui, genialoide che ha spiazzato entusiasmando il mondo gastronomico attuale, ha riaperto il grande portone in bronzo per accogliere nuovamente i suoi clienti nel ristorante bistellato Alchemist, all’interno dell’ex Danish Royal Theatre situato nell’ex sito industriale Refshaleøen, oggi nuovo food district di Copenhagen.

Già Best Restaurant Of The Year per la guida più importante nel Nord Europa, la White Guide, e l’assegnazione della seconda stella Michelin, il ristorante riparte in pompa magna con una (ri)carica che è già tutto un programma: Alchemist Reloaded.

Se prima il percorso iniziava appena dopo la grande porta Nera di Mordor, proseguiva con la camminata attraverso New York City, arrivando in una cupola surreale altamente spettacolare, e terminando attraverso la Rainbow Room, ora alcune cose sono state riviste tra introspettiva performance di musica dal vivo ed esperienze surreali da discoteca a tinta rosa duranti i cinque atti esperienziali. 

“Sembra quasi di aprire un ristorante nuovo di zecca”, dice entusiasta lo chef trentenne e co-proprietario Rasmus Munk, “Dopo aver affrontato ben otto mesi di blocco durante i primi due anni di vita del ristorante, sono più che ansioso di gestire ancora una volta una casa piena di personale, artisti, tecnologia visiva, effetti sonori e soprattutto di ospiti”. E finalmente il 4 maggio scorso i clienti che fino alla settimana scorsa sembravano un miraggio, sono tornati a vivere (e sognare) nel mondo parallelo creato dalla squadra di Munk. 

L’installazione iniziale verte ora sull’esibizione di una violinista solista, una collaborazione con l’orchestra sinfonica Copenhagen Phil: tre violinisti si alternano ogni sera nella zona di “Lulu”, eseguendo un pezzo del XIX secolo in un ambiente drammatico e oscuro scelto per l’inizio della serata. “L’ospitalità e le arti dello spettacolo sono due dei settori più colpiti dalla pandemia. Questa performance malinconica mi ricorda il ‘buco nero’ in cui siamo caduti tutti durante il primo periodo di isolamento. Rappresenta un desiderio per ciò che abbiamo perso, ma anche gli effetti positivi sotto forma di tempo per una riflessione indisturbata”, racconta Munk che ha fondato tutto il suo pensiero sull’offerta di un’esperienza olistica (con tanto di manifesto), dove l’integrazione di gastronomia e arte è un chiaro esempio. 

Nella seconda nuova stanza avviene l’imprevedibile con un capovolgimento di scenario e umore, sarete circondati da un rosa brillante con decorazioni appiccicose in ogni possibile sfumatura di colore, con tanto di mirrorball da discoteca. E con una regola: quello che succede nella Pink Room rimane nella stanza rosa, anche se Rasmus rivela che l’idea alla base è quella di giocare con il contrasto tra il rispetto di autorevoli regole sociali e il desiderio di lasciarsi andare. “Dopo questo periodo di dure restrizioni, tutti noi sentiamo il bisogno e il desiderio di liberarci, in questa parte del ristorante vorrei che accadesse questo, ballare e ridere lasciando alle spalle i limiti”, continua.

Double Trouble
Mycelium

E lo stesso vale per il totale rinnovamento di ciò che sarete chiamati ad assaggiare: sono sempre 50 le impressions (di cui vi raccontavamo qui durante la prima fatta agli esordi), edibili e non, nate dalla creatività esplosiva durante il lockdown: “Abbiamo avuto il tempo di approfondire argomenti delicati come la fame, la sorveglianza dei social media o la donazione di sangue, oltre a sperimentare nuove tecniche come la produzione di formaggio con acido formico dalle formiche e la raccolta di meduse invasive.

1984
Antwitch

Da qui provengono assaggi come il “1984”, ispirato al romanzo distopico Nineteen Eighty-Four di George Orwell, l’ “Antwitch” nonché un panino gelato in cui tutti gli elementi contengono formiche (il gelato al centro è realizzato unendo latte di pecora e formiche fresche, il cui acido formico agisce da coagulante e crea un formaggio fresco naturale), o il dessert “Lifeline”, creato per sensibilizzare sull’importanza della donazione di sangue, un gelato composto da sangue di maiale, panna e zucchero, dove il sangue ha preso il posto delle uova e funge da emulsionante. La goccia è riempita con marmellata di mirtilli selvatici e una “ganache” a base di garum di sangue di cervo e olio di ginepro.

Lifeline

“Wow” non sembra l’esclamazione più appropriata…!