Svolta per la cucina italiana all’estero: arriva la certificazione per i veri ristoranti italiani nel mondo

Si chiama Asacert l’azienda che si farà carico di questa importantissima iniziativa che segnerà l’inizio di un percorso mai intrapreso prima: apporre un marchio a quei ristoranti che in tutti i paesi del mondo tentano di sfruttare l’italianità

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La Notizia

Grande svolta per i ristoranti italiani all’estero: dallo scorso 6 ottobre un’azienda italiana certificherà i ristoranti che amano definirsi “italiani all’estero”. Si chiama Asacert l’azienda che si farà carico di questa importantissima iniziativa che segnerà l’inizio di un percorso mai intrapreso prima: apporre un marchio a quei ristoranti che in tutti i paesi del mondo tentano di sfruttare l’italianità spesse volte anche in maniera inappropriata. Per tali ragioni Asacert, impresa di certificazioni che ha sede a Cormano (Milano), ha sottoscritto con il ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova, con Coldiretti e con la Filiera agricola italiana il progetto “Ita0039”: l’obiettivo, al momento, è di arrivare a certificare 7mila esercizi commerciali di ristorazione all’anno. Ma il numero potrebbe crescere, se si considera che i sedicenti ristoranti italiani all’estero sono più di 90mila.

Il metodo usato farà capo all’esperienza dei certificatori che si recheranno nei ristoranti verificandone tutta la filiera alimentare.

Sarà partner dell’iniziativa anche Poste Italiane che farà da supporto alla logistica per tutte quelle attività che si riforniranno solo di materie prime italiane. Inoltre è previsto nel brevissimo periodo anche un accordo con un partner tecnologico (per ora c’è riservatezza) per creare un’app capace di segnalare i «veri ristoranti italiani nel mondo», come spiega Fabrizio Capaccioli, presidente di Asacert.

«Nel mondo ci sono tanti “fake”, soprattutto nella ristorazione, che sfruttano il marchio italiano e da cui bisogna tutelarsi – aggiunge Capaccioli – basti pensare che si usano in appropriatamente parole come «parmesan» e «mottadella», dichiarandoli come prodotti italiani».

Riuscirá Asacert nell’impervio tentativo di tutelare l’italianità all’estero?