TRENTINO-ALTO ADIGE

Valle Aurina in 48 ore: ecco i migliori itinerari di gusto, dal Castello di Tures al caseificio gourmet

di:
Chiara Marando
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copertina valle aurina

Due giorni in Valle Aurina tra paesaggi incontaminati, tradizioni, gastronomia e progetti che valorizzano il territorio. Un itinerario che ne racconta l'anima più autentica attraverso incontri, esperienze e sapori.

Crediti fotografici: Lorenzo Moreni

Finestrino abbassato, perché alla brezza fresca sul viso non si può rinunciare, e radio rigorosamente spenta. Mi sono resa conto che stavo semplicemente contando le curve, senza motivo, persa nei miei pensieri che si facevano man mano più dilatati. Poi la valle si è aperta. Non l'ho vista arrivare, l'ho proprio percepita nettamente: l'aria che cambia densità, il rumore del motore che si affievolisce contro tutto quel verde e quella roccia. La Valle Aurina è così, non si presenta delicatamente, si staglia sontuosa e selvaggia. 

Vista dal Castello di Tures 1
 

Un signore al bar mi ha buttato lì qualche parola in un dialetto che le reminiscenze di tedesco non hanno reso comprensibile. Alla mia faccia perplessa, ha riso spiegandomi che qui si parla ancora il Teldra, una sorta di lingua antica tipica della zona. Ho pensato: bene, sono nel posto giusto. Di solito quando non capisco una parola di quello che sento intorno vuol dire che ho lasciato davvero indietro la routine, il brusio di fondo delle solite giornate.  E in Valle Aurina ci sono rimasta due giorni. Sono bastati per rientrare a casa con la testa piena di sorpresa, scoperta e voglia di tornare. Provo a rimetterli in fila, insieme a quello che ho assaggiato, visto e ascoltato.

Cascate 6
 
Castello di Tures 1
 

CAMPO TURES E LA SUA “CUCINA IN STRADA”

La base da cui parte il viaggio è Campo Tures, il paese pronto ad accogliere chiunque entri in valle e che, con un gesto quasi teatrale, si ritira improvvisamente dietro le mura di Castel Taufers. Il maniero medioevale, presenza severa di pietra e torri che ogni anno attira circa 75.000 visitatori, domina il paese da un promontorio, aumentando il suo fascino man mano che ci si avvicina e se ne apprende il racconto. Ma è camminando per le vie del centro, ricche di colori, fiori e vitalità, che ho avuto il primo vero incontro con la valle: una frase, sentita per caso tra due anziani seduti su una panchina, ossia "Welltis pan ins blaibm und awi hoagaschtn?". Anche in questo caso non ho ovviamente capito nulla, ma mi hanno poi spiegato che il significato è semplicemente… "Vi va di fermarvi a fare quattro chiacchiere?". Mi è sembrata la sintesi perfetta di quello che ho vissuto nei due giorni successivi: un'ospitalità che non ha fretta. Che accoglie con il sorriso e il desiderio di farsi vivere.

Cucina in strada strudel
 

La prima sera ha coinciso con uno degli appuntamenti più sentiti dell'estate: la Cucina in Strada, Die Tauferer Straßenküche, che quest'anno taglia il traguardo dei trent'anni. Trent’anni che parlano di comunità, desiderio di unirsi per celebrare il patrimonio culturale e gastronomico di una terra amata e rispettata da chi la abita. Così, ogni martedì di luglio e agosto, dalle sei alle dieci di sera, le vie di Campo Tures si trasformano in una cucina a cielo aperto, con stand di tipicità locali, tante e golose aggiungo, bancarelle, artigiani al lavoro, bambini che rincorrono gli elfi fra i tavoli, e dietro ogni angolo una band o attrazione diversa. Ho bevuto birra, assaporato bontà come Tirtlan, stinco, canederli, Strudel e Strauben, ascoltando musica dal vivo e guardando la piazza riempirsi di gente di ogni età, locali e turisti mescolati senza distinzione. Non è uno spettacolo organizzato per i visitatori: è la valle che festeggia se stessa, se si ha la fortuna, capita che di poter essere lì per goderne.

Cucina in strada
 
Cucina in Strada Tirtlan
 
Cucina in Strada Strauben
 

IL CASTELLO DI TURES E LA SOSTA DA CHEF TINA MARCELLI

La mattina del giorno successivo è iniziata con uno sguardo verso l’alto, direzione Castello di Tures, per una visita guidata dell’imponente fortezza, delle sue stanze, di quel passato che si intreccia con la valle arricchendone la suggestione. Uno scrigno che qui viene tutelato e preservato perché testimone prezioso di storia, tempo, vita e costumi. E, proprio nel raccolto cortile interno, ho ritrovato la piacevolezza di una sosta firmata dalla Chef Tina Marcelli, che ha scelto questo luogo per avviare il suo nuovo progetto: Ritterschaenke (le antiche stube dei cavalieri). Un format completamente diverso dal gourmet a cui ci aveva abituati, ma totalmente calzante e centrato per lo spazio in cui si sviluppa. Un Caffè, ma anche un Bistrot dove la narrazione culinaria è quella di questa terra, che Tina riesce a far parlare con schiettezza. Non ci sono stranezze, voli pindarici, eccessiva ricercatezza se non per quanto riguarda l’estrema attenzione verso le materie prime utilizzate. Su quelle la Chef non transige. 

Chef Tina Marcelli 2026 07 23 23 37 58
 
Cortile interno dove si trova il bistrot di Tina Marcelli
 

C’è la tradizione con i suoi piatti, pochi e fatti a regola d’arte, che cambiano con le proposte del giorno; c’è il pane caldo con burro montato, accompagnato da una selezione di formaggi e salumi; ci sono i dolci da credenza e lo strudel; c’è la possibilità di fermarsi per un semplice caffè, o aperitivo (menzione particolare allo spritz con la lavanda). Insomma, c’è la semplicità che conquista, realizzata con mano esperta e totalmente innamorata di quelle radici che rappresentano la Valle Aurina. Un ritorno, più che un debutto, di una cucina che sembra essere sempre appartenuta a questo luogo.

Antipasto di formaggi e salumi bistrot di Tina Marcelli
 
pane caldo e burro montato bistrot di Tina Marcelli
 
Gnocchi con pesto di pomodoro bistrot di Tina Marcelli
 
Strudel con gelato di Tina Marcelli
 

UN FORMAGGIO, MILLE SFUMATURE: LA SOSTA AL GOASROSCHT

Nel pomeriggio, seguendo il consiglio di chi conosce la valle meglio di una guida, sono arrivata al Goasroscht, ai piedi delle incantevoli Cascate di Riva. E qui, il termine “incantevole” è quanto mai corretto perché quando si giunge al loro cospetto la sensazione è quella che il silenzio lasci completo spazio alla natura. Un angolo di bosco senza tempo.

Goasroscht 1
 

Goasroscht è proprio poco prima di quel sentiero. Un piccolo caseificio nato nel 2014, gestito da Günther Volgger, che dal latte delle sue 30 capre ricava formaggi freschi, gelati, budini, panna cotta. Il nome stesso descrive la filosofia dell'azienda: Goas è capra, roscht viene dal dialetto locale e richiama l'idea del "rilassarsi". Günther me lo ha spiegato seduto su una panca del prato, con il chiosco alle spalle: le sue capre vengono munte meno di quanto potrebbero, ovvero tre litri al giorno invece dei cinque possibili, e restano libere dalla mungitura nei due mesi prima e dopo il parto, perché i piccoli possano nutrirsi senza integrazioni. "Una capra rilassata," mi ha detto, "produce un latte migliore." Ho assaggiato il gelato di capra seduta su quel prato assolato, con le montagne intorno, e devo ammettere che la teoria di Günther, in quel momento, mi è sembrata incontestabile.

Gunther Volgger 2
 
selezione formaggi Goasroscht
 

NELL'ORTO, FRA TAUFRISCH E LA FILOSOFIA DEL "POCO MA BUONO"

Il resto del pomeriggio l'ho dedicata a quello che, con il senno di poi, è stato probabilmente il riflesso di quanto natura, rispetto e comunità siano parte integrante di questa valle. Mi hanno raccontato, e ho potuto vedere e provare, Taufrisch: il progetto che a Campo Tures unisce oltre una dozzina di locandieri attorno a un unico orto condiviso, alle porte del paese. Più di trecento varietà coltivate, verdure comuni e altre quasi dimenticate, rare, locali, insieme a un'intera sezione dedicata ai fiori, non solo decorativi ma parte dell'equilibrio dell'ecosistema. Tutto cresciuto con metodi naturali, in coltura mista, senza sprechi: non si butta via nulla, nemmeno le foglie di ravanello, che finiscono in un pesto sorprendente, o le radici di cavolo nero, che diventano contorno. Mi ci ha portata Stefan Innerhofer, insieme alla moglie Ruth e alle figlie Emma e Franzi gestisce il Drumlerhof, nel centro di Campo Tures. Camminare tra le coltivazioni insieme a lui è stata una lezione più che una visita: Stefan parla dell'orto come si parla di una persona di famiglia, con quella cura che poi ritrovi, identica, nel modo in cui il suo hotel è gestito. 

Stefan e sua figlia Franzi
 
Cascate 5
 

Il Drumlerhof segue i principi dell'”Economia del Bene Comune”. Non a caso, nel 2021 Franzi ed Emma hanno preso una decisione che a molti è sembrata e sembra tutt’ora scomoda: eliminare il buffet. Niente più vassoi infiniti, niente sprechi nascosti sotto l'abbondanza. Solo piatti scelti secondo stagione e disponibilità, portati al tavolo, a colazione come a cena. Una scelta che ho capito essere la vera libertà direttamente a cena, quando quelle verdure dell’orto, quei prodotti meticolosamente introdotti, e quella filosofia concreta, sono giunti piatto dopo piatto.

Verdure dell orto Taufrisch al forno
 

TUTTO IN 48 ORE

Sono ripartita da Campo Tures con la sensazione, difficile da spiegare a chi non c'è stato, di aver rallentato senza essermene accorta. E l’ho fatto in 48 ore che, per quanto intense, mi hanno lasciato con la mente piena e il cuore leggero, soddisfatto. La Valle Aurina non ti chiede prestazioni, non serve scalare tutte le ottanta cime, non serve vedere ogni cosa. Basta lasciarsi fermare, esattamente come nella frase in dialetto ascoltata il primo giorno, a fare quattro chiacchiere. Con chi coltiva l'orto, con chi munge le capre pensando al loro benessere prima che al profitto, con chi ha scelto di togliere invece di aggiungere. È un posto che insegna, quasi senza volerlo, che la vera ricchezza di una valle non sta nel numero delle sue vette, ma nella cura con cui la sua gente continua, giorno dopo giorno, a custodirla.

Schlutzkrapfen con finferli freschi
 

INFORMAZIONI

Associazione Turistica Campo Tures

Via Josef-Jungmann 8 - 39032 Campo Tures

www.ahrntal.com

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