Attualità enogastronomica

Inghilterra, l’oste in crisi per il no show: “Perdo più di 1000€ al mese, tavoli da 10 vuoti”

di:
La Redazione
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copertina no show pub inglesi

Tavoli vuoti, sprechi e conti in rosso: il grido d'allarme in Inghilterra contro il fenomeno dei "no-show".

C'è un profumo che in cucina non dovrebbe mai mancare: quello del pane appena sfornato, dei prodotti freschi scelti all'alba e della convivialità. Ma nei locali del Regno Unito, a spezzare l'entusiasmo della brigata, si è insinuato un ospite indesiderato quanto silenzioso: il "no-show", la famigerata abitudine di prenotare un tavolo e svanire nel nulla senza avvisare.

A sollevare il velo su una piaga che sta letteralmente mettendo in ginocchio la ristorazione indipendente è JJ Wainwright, oste e direttore di insegne storiche a Leicester – tra cui The Craddock, The Clarendon e il recentemente riaperto The Donkey. Il bilancio tracciato dallo chef e ristoratore ai microfoni della BBC è impietoso: oltre 1.000 sterline (e ancor più soldi in euro, visto il cambio!) di perdite al mese bruciati a causa di sedie rimaste inesorabilmente vuote.

The Craddock a Knighton 4
 

La matematica amara della cucina: tra conti in rosso e sprechi alimentari

Il danno economico non si limita al singolo coperto mancato. Nelle cucine che fanno della qualità e della stagionalità il proprio credo, la spesa si pianifica al millimetro.

  • Linee di cucina compromesse: Ordinare ingredienti freschi in base ai coperti previsti significa rischiare lo spreco alimentare se un gruppo decide di disertare l'appuntamento all'ultimo minuto.
  • Effetto domino sui posti limitati: In una sala da 60 coperti, vedere un tavolo da 10 persone volatilizzarsi significa non solo subire un ammanco economico di almeno 20 sterline a testa (che salgono vertiginosamente per i grandi gruppi), ma anche aver dovuto respingere altri clienti desiderosi di sedersi a tavola.
  • Il paradosso delle feste comandate: Durante ricorrenze caldissime come la Festa del Papà, la tendenza a "prenotare doppio" per sicurezza – dimenticandosi poi di disdire il tavolo in eccesso – crea un cortocircuito frustrante: sale "sold out" sulla carta, ma con tavoli vuoti dal vivo.
The Craddock a Knighton 1
 

La situazione è talmente critica che un recente sondaggio di OpenTable -svela sempre BBC- ha incoronato Leicester come la maglia nera del Regno Unito per numero di "bidoni" a tavola, superando metropoli come Birmingham. Un primato amaro confermato anche da Jennifer Gallie, direttrice del pub The White Horse, la quale denuncia persino l'utilizzo di recapiti falsi in fase di prenotazione da parte di chi vuole "tenere aperte tutte le opzioni" senza curarsi del lavoro altrui.

Un appello alla gentilezza: basta una telefonata

Dal mondo dell'ospitalità non partono solo recriminazioni, ma un invito accorato. Associazioni di categoria come UKHospitality, per voce di Tony Sophoclides, ricordano che la maggior parte dei locali rifugge l'idea di imporre rigidi depositi o caparre, per preservare quell'atmosfera calda e accogliente che da sempre definisce il settore.

The Craddock a Knighton 2
 

Tuttavia, con margini operativi già messi a dura prova dai rincari generali, le regole non scritte del bon ton a tavola devono cambiare. L'appello lanciato online da Chef Wainwright è semplice quanto fondamentale: basta una telefonata di avviso, anche solo un'ora prima, per permettere a un altro goloso di sedersi a tavola, salvare una materia prima preziosa e ridare ossigeno a un settore che vive, prima di tutto, di passione e rispetto reciproco.

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