Gaggan, l’arte di uno show teatrale tra cucina e musica: una sorta di racconto autobiografico condensato nei piatti, che coinvolge i presenti in un karaoke liberatorio mentre il team presenta le portate. Il nuovo format di uno dei pochi cuochi che ben rappresentano la cucina del futuro.
Ormai destinazione gastronomica tra le più ricercate se si superano i confini continentali, la Thailandia, nell’ultimo decennio, ha saputo brillantemente reinventarsi da luogo deputato a rappresentare la varietà e la ricchezza dello street food in Asia a laboratorio di prodotti e di sapori capaci di muoversi in più direzioni (approfittando di un melting pot dal grande fascino, non solo sotto il profilo culturale). In breve tempo la capitale Bangkok si è letteralmente riempita di bistrò e di pizzerie, di bar specialty coffee o matcha, di cocktail bar tra i più innovativi in circolazione e, ovviamente, di quei ristoranti che ormai universalmente accettiamo di definire, per questioni pratiche, fine dining.


E proprio questi ultimi sono diventati una delle attrattive principali per un turismo di foodies sempre più in crescita, fortemente attratto dal passaparola, dal potente veicolo propagandistico dei social media o dalla curiosità di poter inserire in una vacanza dai toni esotici anche un'esperienza a tavola un po’ più completa del semplice pad thai consumato al volo per strada.
The one and only Gaggan

A Bangkok ci sono diversi ristoranti e cuochi degni della massima attenzione (basti pensare a Chef Ton con Nusara e Le Du, la premiatissima Chef Pam di Potong, o i fratelli tedeschi tristellati Thomas e Matthias Suhring), ma solo uno riunisce in un sol colpo genio, follia, talento e imprevedibilità offrendo quella che si definisce una “esperienza” multiforme, capace di abbracciare l’arte visiva e la musica, la cucina e il teatro, l’India e il Messico, Michael Jackson e i Pink Floyd, le malvasie slovene e i whisky scozzesi. Stiamo chiaramente parlando di Gaggan Anand, il vulcanico cuoco di origini indiane con sede ormai da diversi anni a Bangkok, nonostante i recenti progetti che lo hanno visto prima aprire un nuovo locale a Nuova Delhi a fine agosto (il nome è RaGa) e nel futuro a breve impegnarsi in un progetto alberghiero in Giappone (Gaggan Hotel) nella storica sede della fabbrica di sake Daimon.

La casa madre in Thailandia è pero’ quella che, prima nella sua sede vicino al Parco Lumphini e poi in quella attuale nel quartiere di Watthana, ha creato il mito di Gaggan, con una cucina vibrante al palato e divertente nel ricco storytelling del cuoco, sempre farcito con una aneddotica dai toni immancabilmente surreali. Tra gesti e sapori, canti e balli diventati nel tempo capisaldi della cucina contemporanea più interattiva (vedi il celebre Lick it up da leccare direttamente nel piatto con in sottofondo le note dell’omonima canzone dei Kiss o, durante la cena, nel passaggio tra i commensali del libro del Kama Sutra), la sostanza di un’esperienza sopra le righe oggi non è davvero cambiata. La forma e certe idee, invece, quelle si. L’ultima trovata in ordine di tempo porta i 15 ospiti che si accomodano al counter/cucina dove avviene lo show, all’interno di un luogo denominato Gaggan theatre, con tanto di biglietto personalizzato distribuito a una cassa posta all’ingresso del ristorante e l’avvertimento di non poter scattare foto dei piatti, in una scelta a dir poco iconoclasta visti i tempi di sovraesposizione mediatica che viviamo.




Poi, una volta superata una prima tenda, tra nebbie (vere) che pian piano si diradano e pannelli colorati, si giunge in una stanza che mette subito in luce lo spirito del cuoco e una delle sue grandi passioni, la musica. Sui muri si leggono stralci di canzoni che, chiaramente hanno segnato la personalità di Gaggan, dal “People always told me, be careful what you do” di Billie Jean (Michael Jackson) al “Do you belong here?” che rivela una leggera storpiatura testuale della celebre Creep a firma dei Radiohead. A seguire si entra in una seconda piccola stanza anche essa colorata e con pochi tavolini, che funge da lounge ed è firmata da Compass, un brand di whisky scozzese dalle deliziose note fruttate e che rappresenta una delle più recenti collaborazioni di Gaggan.

Sulle pareti invece si esprime visivamente una simbologia che mescola tratti psichedelici, con fiori, piante, piatti di noodles e pesci, peperoncini e mani scheletriche che sembrano uscite da un Dia de Los Muertos messicano! Un universo straordinario che riporta al vissuto gagganiano degli anni passati e introduce, infine, al clou della serata, nella sala/cucina/lab dove Gaggan e la sua brigata danno il meglio di se e dove avviene, come si suol dire, la magia.

In-a-Gaggan-da-vida
Giocando sul titolo della celebre hit degli Iron Butterfly, il ristorante è il giardino dell’Eden del cuoco indiano, il parco giochi dove raccontare il suo percorso attraverso una magniloquenza verbale che si dipana lungo le ventotto corse del nuovo percorso degustazione. Diviso in quattro atti definiti Juvenile, Defiance, Prominence e Nirvana, il menù è una trasposizione gastronomica della vita di Gaggan, dal primo ricordo gustativo dell’infanzia alle prime esplorazioni dell’amaro e alle versioni declinate in chiave personale dei classici papad, chaat e kachori indiani, passando attraverso gli anni adolescenziali, quelli della ribellione, della fama e, infine, della rinascita.



Una sorta di racconto autobiografico diventato una serie di piatti, e, questi, intervallati dalla musica che in un mantra ipnotico coinvolge i presenti in un karaoke liberatorio lanciato a squarciagola mentre il team ritmicamente presenta le portate. Inutile dire che qui si celebra il multiforme ingegno di uno dei pochi cuochi che ben rappresentano la cucina del nuovo millennio. Fatta di tecnica e di passione, di memoria e di condivisione, di intuizioni geniali e di sapori primordiali, di viaggi e ritorni a casa, di personalismi e spiritualità pagana, in una cucina che, alla fine, è terapeutica per il cuoco così come per l’ospite.



Non c’è da stupirsi che il menù venga consegnato solo a fine cena in un piccolo box che riproduce le vecchie cassette musicali di un tempo e al cui interno si trova un mazzo di carte raffigurante i disegni dei ventotto piatti degustati, oltre alla lista dei deliziosi vini, dalla malvasia slovena di Ĉotar al blauer wildbacher austriaco di Franz Strohmeier, e senza dimenticare, tra gli altri, le acidità sottilmente speziate del pregiato sake Akishika 888. Insomma, se si capita dalle parti di Bangkok, il teatro di Gaggan è uno di quei spettacoli per i quali vale la pena pagare il biglietto d’ingresso.

Gaggan
68 Sukhumvit 31, Khlong Tan Nuea, Watthana, Bangkok 10110
Tel. +66 988831022