Stefano De Lisi saluta i clienti dopo oltre due decenni alla guida del locale di viale Amendola. La decisione, spiega, non nasce dalla mancanza di lavoro, ma dal desiderio di cambiare vita. E sul futuro della ristorazione cittadina lancia un avvertimento: «Servono i servizi».
Ventuno anni di tavoli, pizze, clienti abituali e relazioni costruite giorno dopo giorno. Poi, la decisione di abbassare la saracinesca e voltare pagina. A La Spezia, Al Quadrato ha salutato il pubblico con un’ultima serata molto partecipata, mettendo fine a una lunga avventura nella ristorazione. Per Stefano De Lisi, fondatore e gestore del locale di viale Amendola, non si tratta però di un addio imposto dalle difficoltà economiche: il lavoro non è mancato nemmeno negli ultimi giorni, ma sono cambiate le priorità. «Ancora non mi capacito. Siamo andati avanti per 21 anni: un’eccezione in un’epoca in cui la ristorazione è cambiata e in genere i locali stanno aperti da uno a tre anni. Questo vuol dire che eravamo di famiglia», racconta De Lisi qui a La Nazione, ricordando l’affetto dimostrato dai clienti durante la festa conclusiva.
Una clientela costruita sui rapporti umani
Il bilancio dell’ultima serata è stato positivo, a conferma del legame che il locale aveva instaurato con il territorio. «È stata una bella avventura e questa risposta parla da sé. Ringrazio tutti i clienti, la città: il riscontro della festa è stato altissimo e se avessimo lavorato male, non ci sarebbe stato. Per tanti eravamo una seconda casa», spiega il titolare.

Secondo De Lisi, una parte decisiva del successo è stata proprio la capacità di accogliere persone diverse, senza trasformare il conto o la posizione sociale in un criterio di distinzione. «Non siamo persone legate al dio denaro, ma siamo per i rapporti umani, senza distinzione di classe sociale: dal dottore all’operaio, non abbiamo mai fatto distinzioni. Questa è stata la nostra chiave del successo, anche perché il 70% della nostra clientela era locale».
Dall'esempio del padre alla scelta di mettersi in proprio
La decisione di aprire Al Quadrato si inserisce in una storia familiare legata da tempo al mondo del lavoro e dell'informazione locale. De Lisi cita il padre, legato a La Nuova Spezia, testata fondata dal nonno Angelo, arrivato a La Spezia da Stella Cilento. Più di due decenni dopo, il bilancio resta dunque positivo. La chiusura non cancella il percorso costruito, ma segna il momento in cui De Lisi ha scelto di dedicare tempo ed energie a un diverso equilibrio personale.

«Il mordi e fuggi ha cambiato la ristorazione»
La scelta arriva in una fase che, secondo il ristoratore, presenta criticità per chi lavora nel settore. De Lisi osserva una diffusione di locali privi di una precisa identità e lamenta una diminuzione della professionalità, mentre il comportamento dei clienti sarebbe sempre più orientato alla rapidità e al risparmio. «Ci stiamo dirigendo verso il mordi e fuggi, il ristoratore è diventato il mestiere di tutti, ma nella realtà è fatto di sacrifici: non ci sono Natali, Capodanni, febbre che tengano. Si lavora». Un mestiere che richiede una disponibilità continua, spesso incompatibile con una vita scandita da orari regolari e giornate di riposo. È anche da questa consapevolezza che nasce la decisione di chiudere, nonostante una clientela rimasta presente fino all'ultimo giorno. De Lisi allarga poi il discorso alla trasformazione turistica della città. Riconosce gli interventi realizzati dall'amministrazione comunale, ma ritiene che la crescita delle presenze debba essere accompagnata da un'organizzazione adeguata dei servizi.

Una nuova vita tra affitti brevi e nuovi progetti
A 43 anni, De Lisi ha deciso di cambiare prospettiva e di dare più spazio al tempo libero. «Mi sono reso conto che la vita è più importante, come il tempo libero per se stessi; fino ai 40 bisogna spingere, ma ora che ne ho 43, cerco una qualità di vita differente», spiega. Il prossimo capitolo professionale sarà legato agli affitti brevi, un'attività nella quale ha iniziato a investire tre anni fa. Non è escluso, inoltre, che in futuro possa prendere forma un altro progetto, da sviluppare senza fretta. Per Al Quadrato si chiude così una storia durata 21 anni. Per il suo fondatore, invece, è il momento di misurare il successo anche in termini diversi dal lavoro: il tempo ritrovato, la possibilità di fermarsi e la libertà di scegliere che cosa verrà dopo.