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Addio a Nadia Santini, signora dell’alta cucina: la prima donna tristellata d’Italia Dal Pescatore

di:
La Redazione
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copertia nadia santini

Si è spenta a 72 anni Nadia Santini, cuore e guida del ristorante "Dal Pescatore" di Runate. Prima donna italiana a fregiarsi delle tre stelle Michelin, ha scritto la storia della gastronomia mondiale con una cucina intrisa d’amore, calore e famiglia.

Il 2 novembre 2026 la cucina italiana ha perso una delle sue voci più pure, luminose e rivoluzionarie. A 72 anni, circondata dall'abbraccio dei suoi cari e dopo aver lottato con la malattia per un ventennio, si è spenta Nadia Santini. A dare il doloroso annuncio è stata la famiglia attraverso i canali ufficiali del ristorante, con parole che racchiudono l'essenza di una vita straordinaria: «Nadia, circondata dai suoi più cari affetti, si è addormentata nella pace ed è salita in cielo. Ha tracciato un solco profondo nelle nostre vite volto alla sensibilità, all’empatia e all’amore. Le siamo grati per averci educato al rigore morale, all’etica del lavoro e alla semplicità. Grazie Nadia, grazie Mamma». Con la sua scomparsa se ne va un pilastro dell'alta cucina internazionale, ma soprattutto una donna che ha saputo elevare il gesto della cucina a linguaggio universale.

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La genesi di un amore e di un mito

Nata a San Pietro Mussolino (Vicenza) nel 1954 in una famiglia di umili origini contadine, Nadia Cavaliere non immaginava un futuro tra i fornelli dell'alta ristorazione. Trasferitasi a Milano per gli studi universitari, il suo destino si intreccia indissolubilmente con quello di Antonio Santini. I due si conoscono da giovani, si innamorano e, per sfuggire alle rigide regole familiari dell'epoca, convolano a nozze il 6 maggio 1974. È l'inizio di un sodalizio umano e professionale irripetibile. I genitori di Antonio gestiscono una storica trattoria di campagna a Runate, in provincia di Mantova. Di fronte alla proposta di trasformare quel locale in un avamposto di eccellenza, Nadia sceglie di dire di sì per amore di Antonio. Senza alcuna scuola alberghiera alle spalle, mossa unicamente da una formidabile determinazione, da un talento naturale e dalla preziosa guida della suocera Bruna, Nadia muove i primi passi tra i fuochi. Fondamentale, nei primi anni di matrimonio, è il lungo viaggio in Francia: i giovani sposi percorrono il Paese in lungo e in largo, sedendosi alle tavole dei più grandi chef. Antonio coltiva l’arte sopraffina dell’accoglienza e della sala, mentre Nadia scopre di possedere mani d'oro, capaci di dare vita a capolavori di precisione e gusto – come i leggendari tortelli di zucca – e di costruire, giorno dopo giorno, una filosofia culinaria del tutto inedita.

piatto dal pescatore 1
 
FOTO NADIA E GIOVANNI mc
 

La "cucina umanistica"

Senza mai cedere alle mode effimere o ai clamori dei corsi di cucina moderni, la cucina di Nadia Santini si è nutrita di romanticismo, calore umano e rispetto rigoroso per la tradizione. «Viene da noi chi vuole trovare il romanticismo, chi cerca l’avanguardia o l’illuminismo va altrove. E va bene così: io nella cucina ritrovo tutte le correnti letterarie», amava raccontare descrivendo la sua visione. La progressione del «Dal Pescatore» nell'Olimpo della ristorazione è la cronaca di un trionfo ininterrotto fondato sulla dedizione: nel 1982 arriva la prima stella Michelin, nel 1988 il traguardo della seconda stella e nel 1996 il coronamento definitivo con la terza stella Michelin, un traguardo che rende Nadia la prima chef donna italiana a ottenere il massimo riconoscimento della Guida Rossa. Da allora, per ben trent’anni consecutivi, il ristorante di Runate è rimasto stabilmente in vetta, confermandosi l'insegna tristellata più longeva d'Italia. Il prestigio internazionale trova un ulteriore, altisonante suggello nel 2013, quando le viene conferito il titolo di Veuve Clicquot World's Best Female Chef nell'ambito dei The World's 50 Best Restaurants. Nel corso degli anni, il locale entra a far parte dei circuiti più esclusivi al mondo, come Relais et Châteaux e Le Soste.

piatto dal pescatore 2
 

Un'eredità di cuore e continuità

Dietro la grandezza della chef si celava una donna di immensa empatia, capace di trasformare ogni piatto in un atto di cura. Celebri restano i suoi aneddoti: dalla signora australiana afflitta da quindici intolleranze accolta e coccolata in cucina, fino al brodo caldo preparato amorevolmente per la moglie febbricitante di un cliente, poi divenuta cliente affezionata per la vita. Questo era l’umanesimo di Nadia: il "click" capace di tramutare il cibo in empatia pura. Oggi, la straordinaria eredità del Dal Pescatore vive saldamente nelle mani della famiglia e dei figli Giovanni (attuale chef del ristorante) e Alberto (custode dell'accoglienza in sala). Sebbene Nadia riflettesse con tenerezza sulla difficoltà del passaggio generazionale – inteso come trasmissione non solo di ricette, ma di etica ed esempi –, i figli continuano a portare avanti quel solco profondo di rigore, semplicità e amore tracciato da una madre straordinaria. Nadia Santini se ne va lasciando il marito Antonio, i figli e un intero mondo della gastronomia orfano del suo punto di riferimento morale ed estetico. Ma il fuoco che ha acceso a Runate continuerà a brillare per sempre, riflesso in ogni piatto che profumi di casa, dedizione e poesia.

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