Attualità enogastronomica

Lombardia, 5000 bar costretti a chiudere: è allarme per la scomparsa dei caffè. I motivi

di:
La Redazione
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C'era una volta il rito sacro della tazzina al bancone, il profumo di espresso macinato fresco che svegliava i quartieri e il brusio inconfondibile di cucchiaini e tazzine. Oggi, quella sinfonia quotidiana rischia di diventare un ricordo nostalgico in molte strade italiane. Tra l'impennata delle materie prime, affitti alle stelle e consumi che cambiano, il settore della somministrazione sta vivendo una vera e propria crisi d'identità e di bilancio.

La notizia

Il "caro-chicco" pesa come un macigno sui conti dei gestori. Fenomeni climatici estremi nei paesi d'origine — come Brasile e Vietnam — hanno messo a dura prova le raccolte, facendo schizzare alle stelle i costi di produzione della materia prima per eccellenza. Risultato? Un espresso al bar costa oggi in media 1,29 euro, ben 25 centesimi in più rispetto a pochi anni fa (+24,2%). Ma la geografia della tazzina resta a macchia di leopardo: se a Bolzano e Pescara per un espresso si toccano vette di 1,51 e 1,49 euro, città come Messina e Catanzaro resistono sul podio della convenienza con una tazzina a poco più di un euro. Questa combinazione di rincari e inflazione sta svuotando i banconi in tutta la penisola. Secondo l'allarme lanciato da Confesercenti sui dati delle Camere di commercio, tra il 2019 e il 2025 l'Italia ha visto sparire oltre 24.000 attività: un'emorragia silenziosa di circa 11 bar al giorno che lascia sul campo un vuoto economico stimato in oltre 7,2 miliardi di euro.

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Ad essere colpite non sono solo le insegne storiche di provincia. A guidare la classifica delle saracinesche abbassate è la Lombardia, che da sola registra una perdita da capogiro sfiorando i 5.000 bar chiusi (4.957 per l'esattezza). Segue a ruota il Lazio con 4.405 chiusure, con una Roma visibilmente provata che perde da sola oltre il 30% dei suoi locali (più di 2.800 bar in meno), dimostrando che nemmeno le folle di turisti bastano a salvare il servizio di vicinato. In termini percentuali, il record negativo va alle Marche (-25%), seguite dal Lazio (-23,9%), dalla Valle d'Aosta (-22,2%) e dal Veneto (-20,1%). Oltre ai numeri e ai fatturati, c'è un ingrediente immateriale che rischia di andare perduto: la funzione sociale del bar. Il bar sotto casa o del piccolo comune non è solo un punto di ristoro, ma un autentico presidio di quartiere, un hub di aggregazione e un catalizzatore di vita urbana. Quando la macchina dell'espresso si spegne per sempre, le strade diventano un po' più buie e le città perdono quell'aroma di comunità che da sempre le rende uniche.

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