Semplici con stile

Maccheroni Broz: il locale che spopola vendendo “pasta in scatola” da asporto a Firenze

di:
Giacomo Iacobellis
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Hamburger, poke e panini hanno da tempo conquistato il pranzo veloce. E la pasta? A Firenze Nicola Nigro e Carlo Iuspa provano a portarla nello stesso territorio, con bowl da 180 grammi, sughi artigianali e una produzione che raggiunge una tonnellata al mese.

La pasta fresca ha un problema di immagine. O forse siamo noi ad avergliene costruita una un po’ troppo rigida: il piatto fondo, la forchetta, il tavolo apparecchiato e il tempo necessario per sedersi e godersela. Poi sono arrivati hamburger, poke e sushi da asporto, che hanno trasformato il pranzo veloce in un’abitudine quotidiana. La pasta, tuttavia, è rimasta spesso legata al ristorante, alla trattoria o alla pausa pranzo tradizionale. Ma perché?

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È partendo da questa domanda che si può leggere il progetto di Maccheroni Broz, l’insegna aperta nel centro storico di Firenze da Nicola Nigro e Carlo Iuspa. Il locale si trova in via dei Tosinghi 20/R, tra via dei Calzaiuoli e via Roma, a pochi passi dal Duomo. L’idea di base è portare la pasta fresca nel mondo del takeaway, servendola in una bowl da ritirare al banco e mangiare anche fuori dal locale. La formula prevede 180 grammi di pasta fresca all’uovo con sugo artigianale, preparata al momento e proposta a partire da 10,99 euro.

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Non è una novità assoluta, la pasta da asporto esiste da tempo. La particolarità sta semmai nel provare a costruire un’attività intorno a questo modello, anziché considerare il contenitore una semplice alternativa al piatto tradizionale. La bowl diventa così parte di un progetto che riguarda il menu, l’organizzazione della cucina e il modo in cui un prodotto profondamente radicato nella cultura gastronomica italiana può adattarsi a ritmi di consumo più rapidi.

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A scommetterci sono due giovani cugini pugliesi senza un passato professionale nella ristorazione. Il locale ha aperto il 16 giugno 2024, ma l’idea risale al luglio 2022, quando Nicola e Carlo iniziano a immaginare un’attività da costruire insieme durante una telefonata. Entrambi Under 35, arrivano dal settore della vendita e condividono ovviamente la passione per il cibo e per la pasta. A legarli al prodotto c’è anche una bella storia familiare: il loro bisnonno era un pastaio artigianale.

La pasta… non è un poke

Una bowl sembra un oggetto semplice, finché non si prova a riempirla di pasta. Il riso di un poke e un hamburger si prestano naturalmente al consumo fuori dal locale; una pasta appena cotta deve invece fare i conti con consistenza, temperatura e condimento. Il formato, da solo, non risolve il problema. È necessario organizzare la produzione e il servizio in modo che il piatto conservi le caratteristiche per cui viene scelto.

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Maccheroni Broz affronta la questione separando la lavorazione della pasta dalla preparazione dei piatti. La pasta fresca all’uovo viene prodotta artigianalmente ogni giorno in un laboratorio esterno al punto vendita. I sughi e i condimenti vengono invece realizzati quotidianamente nel locale, utilizzando ingredienti selezionati e acquistati freschi. La pasta, infine, viene cotta e condita al momento dell’ordine. I formati di riferimento sono soprattutto tonnarelli e rigatoni. Secondo i due fondatori, la produzione media raggiunge circa una tonnellata di pasta al mese, con volumi ulteriormente in crescita. Un dato che aiuta a capire nome la dimensione operativa del progetto. Dietro una bowl da ritirare al banco c’è insomma una vera e propria filiera che deve garantire continuità produttiva e una gestione efficiente delle lavorazioni.

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Il quesito interessante, allora, non è se una pasta possa essere messa in una bowl. Naturalmente può. Il punto è capire se il contenitore riesca a diventare il veicolo di un prodotto che mantenga una propria identità anche fuori dal contesto della ristorazione tradizionale. È qui che il progetto deve misurarsi con le difficoltà più concrete.

Carbonara, Cacio e Pepe e paste stagionali: il menu

La carta punta su ricette riconoscibili, senza cercare necessariamente di reinventare la pasta italiana. La Carbonara, con tuorlo d’uovo, pecorino, guanciale e pepe, costa 11,99 euro. Lo stesso prezzo si applica all’Amatriciana, alla Gricia e al Ragù, mentre la Cacio e Pepe scende a 10,99 euro. Sono i grandi classici a costruire l’identità del menu, piatti che il pubblico italiano conosce e che anche un turista può riconoscere facilmente.

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A 10,99 euro si trova anche il Pesto, preparato con basilico, Parmigiano Reggiano, pinoli e olio extravergine d’oliva. Nella stessa fascia di prezzo c’è ancora l’Arrabbiata, che abbina passata di pomodoro, ’nduja di maiale, peperoncino e formaggio vaccino piccante, con la possibilità di richiederla anche in versione vegetariana. Per chi preferisce una preparazione più ricca, il Burro e Tartufo costa 11,99 euro e combina burro, panna e tartufo nero. Alla medesima cifra sono proposte la Genovese napoletana, con carne bovina e cipolla, e la Norcina con Lamelle di Tartufo, a base di panna, salsiccia di maiale, tartufo e cipolla. La carta include pure una proposta in edizione limitata da 12,99 euro: in autunno troviamo per esempio la Zucca, Guanciale e Pecorino, dove la dolcezza della zucca avvolge la componente sapida del salume e del formaggio. Per concludere, Tiramisù e Cheesecake sono entrambi venduti a 5,50 euro, con quest’ultima disponibile nei gusti Nutella, pistacchio e frutti di bosco.

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La pasta in bowl è un’eresia gastronomica nel nostro Paese?

Resta da capire se un format del genere parli soprattutto ai turisti, abituati a cercare qualcosa di veloce durante una giornata in giro per Firenze, oppure se possa conquistare anche il pubblico nostrano. Perché se hamburger, poke e sushi da asporto sono ormai entrati nelle nostre abitudini, mettere un piatto di pasta in una bowl può ancora sembrare, almeno a chi è legato a un’idea più tradizionale della cucina, una piccola eresia. Eppure, basta pensare alla schiscetta portata in ufficio, alla pasta preparata la sera prima o alla vaschetta di lasagne presa in gastronomia per ricordarsi che gli italiani consumano già da tempo la pasta fuori dal rituale della tavola. La differenza è farne un format riconoscibile, con porzioni definite e una preparazione pensata fin dall’inizio per l’asporto.

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La riflessione conclusiva, quindi, non è se la bowl sia più o meno italiana, ma se siamo pronti a considerare la pasta fresca un pasto informale a tutti gli effetti, non soltanto qualcosa da ordinare al ristorante o da mangiare a casa. La posizione turistica di Maccheroni Broz può favorire questa formula, ma la sua tenuta dipenderà anche dalla capacità di intercettare residenti e lavoratori. L’ambiziosa scommessa di Nicola Nigro e Carlo Iuspa è capire se la pasta possa uscire dal piatto senza perdere la propria identità. I numeri, ad oggi, danno loro ragione.

Maccheroni Broz

Via dei Tosinghi, 20 R, 50123 Firenze FI

Telefono: 340 686 4137

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