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Buonissima torna a stupire: 150 chef per l’evento che trasforma Torino in capitale del gusto

di:
Catia Gribaudo e Stefano Gubbiolo
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copertina buonissima 2026 10 29 22 42 32

Ancora una volta Torino è Buonissima: si è conclusa da poco la sesta edizione, guidata dalla missione insita nel suo claim -Cibo, Arte, Bellezza. Tre parole chiave che per cinque giorni, dal 21 al 25 ottobre, hanno abitato la città dal mattino a notte fonda con pranzi, cene, brunch e party.

Torino non è soltanto la sede del festival, ma una delle sue protagoniste: musei, luoghi storici e contemporanei, piole, ristoranti diventano parte integrante dell'esperienza gastronomica, raccontando ad ogni tappa una diversa idea di cucina e una diversa sfaccettatura urbana. Il festival è nato proprio con l’ambizioso desiderio di far conoscere Torino a livello internazionale, facendo incontrare la grande cucina con la creatività, l'arte e lo spettacolo, raccontando in parte la città per quella che è, in parte contribuendo a trasformarla nella città che vuole diventare, in un fertile lavoro di costruzione e affermazione della propria identità. È una kermesse che tiene insieme gastronomia, cultura, territorio, tradizione e innovazione, tra curiosità e ricerca, ma anche un’occasione di riunire persone intorno al cibo per interrogarsi sul significato contemporaneo dello stare a tavola. Travolgente e viva, capace di far brillare Torino, attraverso lo sguardo dei tanti ospiti, conquistati dalla sua anima elegante, discreta, ma carica di energia. 

Buonissima piazzaSanCarlo
 

"Buonissima è finita e il mio cuore trabocca di felicità come dopo un piatto d'acciughe. Il cibo è stato squisito, ma, diamine, gli incontri sono stati persino meglio. E Torino, come sempre, ha conquistato tutti. Che fortuna vivere in questa città!". Afferma Luca Iaccarino, uno dei fondatori insieme a Stefano Cavallitto e Matteo Baronetto, pieno di entusiasmo nonostante la grande fatica che accomuna tutti coloro che hanno lavorato per ideare, costruire e realizzare questa grande festa corale. 

Buonissima Team Conferenza stampa
 

Buonissima è un regalo alla città di Torino, perché crea possibilità e spazi per gli appassionati di cibo, siano essi addetti ai lavori o semplici fruitori della buona cucina. L'ampia offerta di eventi cerca di avvicinare i gusti di tutti: a partire da Piolissima per gli amanti della cucina tradizionale, o Bistromania che conquista i più giovani con un bel match tra bistrot torinesi e spagnoli, realtà gastronomiche informali, creative e dinamiche, passando attraverso tante cene a quattro mani e alle serate più formali con ospiti di pregio in location d'eccezione.

BistroMania Formica 0001
 

Giorni di festa e incontro, dove la tavola è stata elemento di facilitazione, ma le relazioni sono state il vero fulcro, giorni in cui ovunque si parla di cibo, si cucina, si respira convivialità. Buonissima è anche un progetto che porta serietà sul cibo, che apre al dibattito, che stimola la riflessione, come accade nei tanti talk del ricco programma di Casa Buonissima, lo spazio dedicato in piazza San Carlo.  Oltre 200 appuntamenti e circa 150 chef coinvolti, con una parte di format ormai consolidati negli anni, e anche alcune novità. Ha debuttato la “Notte del Fassone” alla Centrale della Nuvola Lavazza, dieci chef e dieci macellerie hanno lavorato su dieci tagli di Fassone piemontese, con l'idea di confrontare il sapere artigiano del macellaio con l'interpretazione creativa dello chef, un evento che sicuramente traccia un solco netto nel definire l’identità gastronomica piemontese, fatta di carni importanti e di altrettanto importanti ricette che sono parte della regione e della storia sabauda della città. Inoltre è arrivato l’Ultrabrunch, un percorso gourmet con piatti salati d'autore, prodotti da forno, grandi lievitati e dolci, che ha entusiasmato il pubblico. 

Mole Buonissima
 

Luoghi iconici di Torino hanno preso vita in un’inedita veste di ospitalità, come Palazzo Madama che è stata sede della cena inaugurale, o la Galleria d’Arte Moderna che ha visto dispiegarsi l’incontro più atteso della kermesse, quello tra Niko Romito e Jeremy Chan, un momento unico con due dei più grandi chef dell’attuale panorama mondiale, che hanno presentato piatti creati per l’occasione, pensati da ognuno dei due come omaggio all’altro. Sono stati allestiti esclusivi Chef's Table per cene speciali come quella di Dino Como del ristorante Sextantio Cucina a Villa Sanquirico, o Andrea Aprea nella Libreria Luxemburg e Matteo Baronetto alla Galleria d’Arte Mazzoleni. Numerosi ristoranti hanno accolto ospiti nazionali e internazionali per i pranzi e le cene a 4 mani di “Metti Torino a Tavola”, con tante collaborazioni che hanno dato vita a piatti e momenti interessanti, dove l’identità degli chef torinesi sono state contaminate da nuovi stimoli. 

Chef Opening dinner
 
CHEF CENA SPETTACOLO 2
 

Ristoranti prestigiosi si sono calati nel clima conviviale di locali giovani e dinamici com’è accaduto da Adelaide Bottega Bar, giovane eppur consolidata realtà torinese premiata dal pubblico nel 2025 come novità dell’anno ai The Fork Awards, amatissima per i suoi piatti e piattini da condividere con gli amici davanti a una buona bottiglia di vino, che ha portato nel suo format Marco Visciola del ristorante stellato Il Marin di Genova, in una serata informale e vivace, tra carne cruda e midollo, porcini fritti e grissinopoli, culminata con il tegame di trofie “cocktail Martini” servito direttamente in sala da chef Visciola per fare il bis. Un’avvolgente mantecatura con burro alle alghe, l’intensità della colatura di alici e scorza di limone, gli aromi della salsa di olive verdi e vermouth, il caviale Adamas e, a chiudere, una spruzzata di gin taggiasco, hanno conquistato i commensali. Una serata davvero riuscita grazie all’ottimo connubio tra atmosfera e piatti. 

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Adelaide
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Marco Visciola

Grandi nomi del panorama torinese hanno scelto di sperimentarsi insieme ad altri professionisti con cui condividono prospettive di cucina, com’è accaduto da Antonio Chiodi Latini che ha condiviso i fornelli con Sara Nicolosi e Cinzia De Lauri, ex allieve del ristorante Joia di Pietro Leemann e oggi chef di Altatto a Milano. Mondi vegetali diversi che si sono ascoltati e accompagnati nel percorso, valorizzandosi a vicenda, partendo dai cavalli di battaglia di chef Chiodi Latini, come il suo celebre pinzimonio creato grazie a tanta ricerca sia sul versante delle materie prime, sia su quello della tecnica di cucina, o “Rossa Francese”, che utilizza la patata vitelotte dalla polpa alla buccia: un involucro di rapa morbida e acidula con una farcia cremosa a base di purea di patata rossa francese, con la buccia esiccata utilizzata come esaltatore di gusto, il tutto rifinito con un profumato caramello al bergamotto e salsa tamari. Un piatto che resta e resiste al tempo e al cambiamento, eppure non è mai uguale a se stesso perché il vegetale è cosa viva ed è di per sé sempre diverso, a seconda del momento e delle stagioni.

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Rossa Francese - ph Marco Cenci

Le chef milanesi affiancano le loro proposte fortemente identitarie come i pomodori in conserva dall’intensa ma equilibrata marinatura con sedano, lime, alghe e aceto, accompagnato dal Bloody Mary analcolico con il pomodoro cotto alla brace, e lo spaghetto Felicetti freddo con prezzemolo, olive disidratate, lievito, caviale di shoyu, intrigante omaggio a Marco Soldati. Due approcci al vegetale diversi, con in comune il bilanciamento di sapori veicolato da ogni boccone. Ogni incontro, ogni contaminazione è bellezza.  Ogni anno Buonissima è anche un momento per ricordare Bob Noto, celebre fotografo, grafico e gastronomo torinese, definito da Ferran Adrià come "il miglior palato del mondo". In suo onore è stato consegnato un Premio, quest’anno dedicato alla “passione”, a chef Paolo Lopriore, anima del ristorante Il Portico di Appiano Gentile. 

Buonissima table
 

La festa è finita come da tradizione con il Grande Pranzo della Domenica, dove tanti amanti e sostenitori della manifestazione condividono tavole conviviali all’interno di quello che fu il Combal.Zero al Castello di Rivoli e un percorso gastronomico composto da 9 piatti della tradizione piemontese, reinterpretati da altrettanti cuochi del territorio. Per rendere possibile un evento come Buonissima servono visioni capaci di ispirare, persone disposte a mettersi in gioco, competenze che si incontrano e si contaminano, una comunità che riconosce in un progetto un’occasione di crescita condivisa. Il successo di Buonissima è un successo corale, che va oltre i numeri e i nomi degli chef coinvolti. Dietro ogni piatto, ogni evento, ogni luogo che si accende c’è un’intera città con le sue storie, i suoi produttori, i suoi ristoratori, i suoi artigiani, le sue istituzioni e tutte le persone che, con il proprio lavoro e la propria passione, contribuiscono a renderla viva e riconoscibile. Torino, ha ancora molto da raccontare e Buonissima offre una voce, un palcoscenico e la possibilità di farsi scoprire attraverso esperienze che mettono in relazione il passato e le ambizioni del futuro.

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