Dodici riconoscimenti, sei talenti under 35 e una visione dell’enogastronomia che intreccia ricerca, identità e responsabilità sociale, tra grandi maestri e nuove generazioni.
La cucina come mestiere da coltivare ogni giorno, la sala come luogo di relazione, il vino come patrimonio da reinterpretare. E poi la capacità di innovare, costruire opportunità e restituire valore ai territori. Sono queste alcune delle direttrici lungo cui si è mossa la settima edizione dei Food&Wine Italia Awards, tenutasi a Roma lunedì 19 ottobre nella Sala Bernini di Palazzo Ripetta - Hotel cinque stelle affiliato a Relais & Châteaux, nel cuore dello storico Tridente. Dodici riconoscimenti per raccontare le personalità e i progetti che contribuiscono a definire il presente e il futuro dell’enogastronomia italiana, con uno sguardo privilegiato sui talenti under 35.

A condurre la cerimonia Federico De Cesare Viola - Direttore responsabile di Food&Wine Italia - che ha ricordato il percorso della testata, nata nel 2018 per iniziativa dell’editore Leonardo Donato, artefice dell’arrivo in Italia di un marchio internazionale con quasi cinquant’anni di storia. «La sfida, ogni anno, è continuare a scoprire e valorizzare nuovi talenti, storie e progetti che meritano attenzione», ha spiegato De Cesare Viola. «È questo il senso del nostro lavoro di scouting, che portiamo avanti con curiosità, rigore e piena indipendenza editoriale». Una visione che trova spazio anche nella scelta di Palazzo Ripetta, luogo con cui condivide l’importanza del fattore umano e dell’accoglienza. Dopo l’introduzione, il palco è divenuto punto d’incontro tra i protagonisti premiati e la redazione tutta, che si è avvicendata nell’annuncio delle categorie, accompagnando il pubblico dalla cucina alla pasticceria, dalla pizza alla miscelazione, fino al mondo dell’ospitalità e del vino.

Tutti i premi Under 35
Ad aprire il percorso il premio Best Maître e Sommelier Under 35, assegnato a Stefano Zandarin di Casa Perbellini 12 Apostoli, a Verona, in collaborazione con Berlucchi Franciacorta. Il riconoscimento ha valorizzato un servizio del vino colto e preciso, capace di mantenere spontaneità e dialogo con la cucina. «È un’emozione», ha dichiarato Zandarin, che ha dedicato il premio individuale alla collettività del ristorante e in particolar modo a Silvia, moglie dello chef, recentemente scomparsa: «Se sono qui oggi è anche grazie a lei. Grazie, Silvia». Il titolo di Best Winemaker Under 35, sostenuto da Italesse, è andato a Chiara De Iulis Pepe, quinta generazione della storica azienda abruzzese Emidio Pepe. Un anno particolare, segnato da due vendemmie tra Italia e Francia e da nuove responsabilità nella produzione del Domaine de la Chapelle. Nel suo intervento si è fatto strada l’insegnamento del nonno, fondato su lavoro, costanza e competenza: «Mi ha insegnato come forti radici significhino anche grandi libertà, fino a riportarti a casa».

Dalla viticoltura alla pasticceria, il premio Best Pastry Chef Under 35, in collaborazione con Marlene, è stato assegnato a Giulia Mizzoni di Piazza Duomo, ad Alba. Accanto a Enrico Crippa, la pastry chef fa sì che il dessert sia parte integrante del racconto gastronomico, in continuità con la cucina e con la stagionalità dell’orto. «A Piazza Duomo cerchiamo di mantenere un filo rosso che leghi tutti i piatti fino al dolce, evitando uno stacco troppo netto dal salato». E quando le è stato chiesto di definire la sua pasticceria con una sola parola, ha risposto senza esitazioni: «Faticosa, ma buonissima».

La miscelazione ha trovato il suo interprete in Stefano Giummarra del Morgana Lounge Bar di Taormina, vincitore del premio Best Bartender Under 35 con il sostegno di Bonaventura Maschio. La sua cifra è la reinvenzione continua, tra ingredienti siciliani, suggestioni internazionali e accostamenti inattesi. La pizza, invece, parla il dialetto pontino di Giammarco Ambrifi e Antonio Visentin, della Pizzeria della Passeggiata a Priverno, premiati come Best Pizza Chef Under 35 in collaborazione con Sorì Italia. Una storia di famiglia iniziata nel 1985 dalle loro madri e trasformata, negli ultimi anni, in un progetto sempre più grande.

Tra i riconoscimenti più attesi per i giovani talenti - sostenuto dallo storico Pastificio Monograno Felicetti - il Best Chef Under 35 andato a Mattia Pecis, alla guida della cucina del Ristorante Cracco Portofino. La motivazione ha sottolineato la capacità di aver trovato una voce personale dopo la formazione con Carlo Cracco, interpretando il patrimonio ligure con curiosità, attenzione al mondo vegetale e alle risorse del mare. Dal palco, prima dell’annuncio, l’editore e giornalista Marco Bolasco ha osservato come i giovani siano chiamati a scommettere su un futuro ancora da scrivere, «bellissimo ma anche complicato», individuando in Pecis una delle figure più titolate a testimoniare questo nuovo percorso. «Nella mia brigata sono il più vecchio» ha ammesso Pecis sorridendo. «Abbiamo costruito un team stupendo che va dai 18 ai 29 anni e ogni giorno portiamo avanti un lavoro di squadra che va ben oltre la cucina. E poi le otto ragazze in sala stanno facendo un lavoro straordinario».

Il titolo di Maestro di Cucina 2026, assegnato in collaborazione con il Consorzio del Parmigiano Reggiano, è invece stato conferito ad Anthony Genovese, Chef e patron de Il Pagliaccio di Roma, due stelle Michelin. Un riconoscimento che premia oltre vent’anni di ricerca, sperimentazione e libertà di pensiero, insieme alla capacità di formare molti protagonisti della ristorazione contemporanea senza smettere di evolvere. «È un premio conquistato ogni giorno con passione, amore, sacrificio e anche dolore», ha affermato Genovese dal palco. «Per me si impara soprattutto cucinando. Attraverso il rispetto per il prodotto, per il cliente, per il nostro lavoro». Parole che riportano al centro la dimensione più concreta del mestiere: la pratica quotidiana e la responsabilità verso ciò che si porta in tavola.

Gli ultimi riconoscimenti hanno allargato lo sguardo alle imprese e ai progetti che stanno ripensando il sistema alimentare e vitivinicolo. Per l’Innovazione nel Cibo, in collaborazione con Cantina Tollo, il vincitore è stato Foreverland Food, per aver sviluppato un’alternativa sostenibile al cioccolato con l’obiettivo di costruire una filiera italiana più resiliente. Nella categoria Responsabilità Sociale nel Cibo si è distinto invece Panacea Social Farm, progetto torinese che mette al centro pane e pasticceria per creare occupazione e percorsi professionalizzanti rivolti anche a persone fragili o con disabilità.

Nel mondo del vino, in collaborazione con Treccani Accademia, il premio Innovazione è andato a Pasqua, per un linguaggio narrativo che attinge all’arte contemporanea, alla moda e al lifestyle per avvicinare nuove generazioni al vino. Il riconoscimento per la Responsabilità Sociale nel Vino è stato poi assegnato a Feudi di San Gregorio per il progetto sviluppato con il Parco Archeologico di Pompei, volto a recuperare e valorizzare la tradizione vitivinicola del sito attraverso varietà autoctone già presenti in epoca romana. Ha chiuso il quadro dei dodici premi la Miglior Colazione in Hotel, assegnata a Borgo Santandrea, sulla Costiera Amalfitana, in collaborazione con Coda Nera. Un’esperienza che avvicina il risveglio all’alta cucina, tra pasticceria, pani appena sfornati e piatti preparati al momento, fino alla possibilità di ordinare persino uno spaghetto.


L’aperitivo a Piazzetta Ripetta
A cerimonia conclusa, la serata si è spostata nella corte interna di Piazzetta Ripetta, dove i protagonisti hanno portato in assaggio alcune delle loro creazioni. Per iniziare, un brindisi con il cocktail del premiato Stefano Giummarra: Oscar Wilde Said, con agrumi e liquore al bergamotto, affiancati da Prime Uve Bianca e Bitter Maschio di Bonaventura Maschio. Christian Spalvieri, resident chef di San Baylon, ha aperto il percorso con Riso, Pomodoro e Pomodoro; poi Mattia Pecis e le sue Chiocciole Monograno Felicetti con sugo di peperone arrosto, chimichurri e tonno; Ambrifi e Visentin hanno deliziato gli ospiti con la falia Monti Lepini, tipica di Priverno, mentre Giulia Mizzoni ha firmato le Gelatine d’autunno, un dessert tra castagna, shiso e varietà di mele Marlene. Al termine della settima edizione, il filo che ha unito i dodici riconoscimenti è apparso chiaro: il fattore umano, prima di ogni altra cosa. Dall’esperienza di Anthony Genovese alla curiosità di Mattia Pecis, dalle nuove voci della pasticceria e della pizza ai progetti che hanno scelto di fare dell’innovazione una responsabilità concreta. I Food&Wine Italia Awards hanno restituito l’immagine di un mondo enogastronomico capace di rinnovarsi senza perdere il legame con le proprie radici. Il palco ne ha certamente celebrato i risultati, ma ha anche ricordato ciò che li rende possibili: il lavoro condiviso, la trasmissione dei saperi e quella passione quotidiana che continua a dare forma al futuro dell’ospitalità italiana.