Lo chef stellato che non usa piatti e serve il cibo sulle tele dei quadri: la provocazione di Michael O’Hare

Fish and chips su una tela, a comporre un’opera edibile dal gusto contemporaneo: la provocazione di Michael O'Hare, fra gli chef più audaci e irriverenti del panorama gastronomico britannico.

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La notizia

Michael O’Hare, 40 anni, ha ottenuto una stella Michelin grazie al sorprendente menu del suo locale The Man Behind The Courtain a Leeds. Qui propone una cucina fatta di piatti creativi e decisamente insoliti. Per comprendere la sua filosofia basta sfogliare il suo primo libro, Violations on Good Judgement, un pezzo unico di arte contemporanea alto mezzo metro e venduto al prezzo di £ 135,00, ovvero 162 euro. All’interno, una ricca selezione ricette che ricordano veri e propri pezzi “da museo”.

Ritratto con un outfit che ricorda più una rockstar che una star dei fornelli, lo chef nelle prime pagine ammonisce il lettore: “Qui non troverete preparazioni facilmente replicabili in casa. Sfogliando i libri d’arte e di moda, le persone di solito non si aspettano di poter riprodurre i capolavori degli artisti e lo stesso vale per la cucina. Un libro di Tom Ford non ti mostra come realizzare una maglietta; quindi, perché un libro sul cibo dovrebbe essere diverso?

Una personalità fuori dal coro, quella di Michael O’Hare, che si innamora della cucina a soli 19 anni. La scelta di intraprendere questo mestiere, però, arriva dopo aver studiato danza classica e moderna e persino ingegneria aerospaziale, corso di laurea che abbandona dopo pochi mesi. “Mi dilettavo ai fornelli – afferma – e parlando con un ristoratore locale chiesi consigli su cosa fare, se intraprendere un percorso di studi culinari o cominciare a lavorare nei ristoranti” La scelta è ricaduta sulla seconda opzione e da lì non si è più fermato:  John Burton, Race al The Landmark e Noma sono stati i luoghi eletti della sua formazione. “Do sempre il 100% e devo avere il controllo completo su ogni cosa. So che mi fa sembrare un maniaco della perfezione, ma è un tratto caratteriale”, aggiunge.

Crediti Jonathan Gawthorpe

Celebre la sua rivisitazione del Fish and chips, un’opera d’arte olio su tela, anzi, cibo su tela, dal momento che questo piatto è servito su un supporto del tutto simile a quello di un dipinto, come la maggior parte delle creazioni in menu. D’altro canto, Michael O’Hare è tra i pochi chef che affermano di aver tratto giovamento dal periodo di stop forzato durante la pandemia. “Mi prendevo cura di mio figlio, trascorrevo del tempo di qualità con lui e questo mi ha dato il tempo di riflettere. Penso che il ritmo della vita sia troppo veloce e se potessi permettermelo chiuderei il ristorante per un mese all’anno”. Anche se il suo sogno nel cassetto è quello di arrivare alla seconda stella Michelin.

Fonte: yorkshirepost.co.uk.

Foto: crediti The Man Behind The Courtain