Il ristorante romano che ha conquistato i divi di Hollywood, da 90 anni un’istituzione: la cucina “verace attuale” di Checco er Carettiere

Un locale a gestione rigorosamente familiare che dal 1935 ad oggi non ha mai smesso di attirare i personaggi del cinema e della cultura, dal poeta Trilussa ai divi di Hollywood, fino ai protagonisti della Dolce Vita romana. Passato, presente e futuro di Checco Er Carettiere.

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Checco Er Carrettiere

La Storia

Rimanere per cambiare. In un luogo desiderato, cocciutamente messo in piedi, modellato dal tempo e dal vento delle passioni. Adattatosi, ma mai in ginocchio, alle esigenze, ai tempi e ai gusti contemporanei, senza spegnersi. Senza smentirsi. E’ forse questo il segreto di Checco er Carettiere, lo storico ristorante del quartiere di Trastevere, centro storico di una Roma che più romana non si può.

Un locale a conduzione familiare che da tre generazioni si conferma tappa obbligatoria per chiunque voglia macchiarsi la camicia bianca di sugo, delizioso, all’amatriciana e solleticare la salivazione con petali croccanti di carciofo alla giudia, vera poesia rurale. Un tempio costante, impassibile al fascino del compromesso turistico, che sulla qualità non transige. Questo è Checco er Carettiere.

E lo si intuisce dagli occhi guizzanti e fermi di Stefania, cuoca e direttrice di sala, ma prima ancora appassionata gourmet, imprenditrice, e divulgatrice dei veri segreti della cucina romana di casa appresi nel corso di anni. E proprio lei, anello di congiunzione tra sala e cucina, materia prima e piatto pronto portato a tavola, è la figlia di Filippo, detto Pippo, e la nipote di Francesco, detto Checco.

Perché tutto ha avuto inizio con lui, Checco, noto all’anagrafe con il nome di Francesco Porcelli, che nel 1935, assieme alla moglie Diomira, rilevò L’Osteria del Burino, luogo ai tempi malfamato dove si occupava della cantina, mentre la moglie si districava ai fornelli. Checco infatti era uncarettiere”, grande conoscitore dei vini dei Castelli Romani, che trasportava per lavoro in lungo ed in largo. “Tutto è iniziato dal vino. Mio nonno conosceva molto bene le etichette dei Castelli Romani, e aveva creato una carta dei vini straordinaria a tal punto per l’epoca da farci distinguere e conoscere in tutta la città. Tutti andavano da Checco, persino il poeta romano Trilussa era solito trascorrere del tempo in compagnia del suo vino” – racconta Stefania, intenta a prendere le ordinazioni.

Crediti Alessandro Barattelli

D’allora il ristorante è rimasto rigorosamente a gestione familiare: il figlio della coppia, Filippo, ne ha preso le redini nei decenni scorsi, mentre ora è il turno di Stefania, Susy, che si occupa della carta di vini e dell’accoglienza, Diomira e Laura. Quattro donne autrici di una vittoria a colpi di guanciale e fatica, creatività e unione, giusto azzardo e straordinaria classe.

Una classe che non ha mai toccato l’acqua. Che da subito ha affermato il suo fascino. “Negli anni ‘50 il ristorante è diventato un punto di riferimento. Abbiamo accolto i grandi nomi della Dolce Vita romana. Facevano la fila per venire a trovarci, tra gli ottimi vini e la buona cucina di mia nonna. È sempre stato un luogo di qualità legato alla storia di Roma” – continua a raccontarmi Stefania. “Papà era un ex compagno di classe di Ennio Morricone e Sergio Leone, loro hanno indirizzato i grandi nomi del tempo al ristorante, da Robert De Niro a Muhammad Ali, passando per Garcia Marquez e Gianni Minà. Abbiamo sempre avuto a che fare con il mondo del cinema e dello spettacolo, italiano e hollywoodiano.”

Crediti Alessandro Barattelli

E ancora oggi è così. Checco, nonostante i cambiamenti, gli anni passati, resta ancora uno dei più puntuali e precisi ristoranti autentici capitolini, specialmente per quanto riguarda le impeccabili tecniche artigianali di produzione di primi, secondi, contorni, fritture e dolci alla “moda de Roma”.

Abbiamo una grande passione per quello che facciamo e nonostante i recenti ostacoli non vogliamo mollare. Lo stiamo facendo con un senso di caparbietà, figlio della nostra storia, dei nostri sacrifici e dei nostri investimenti. Questo non è solo lavoro per noi: è famiglia, è casa. Accogliamo tutte le persone come se fossero amici” – conclude Stefania.

Il Ristorante

Il ristorante si trova nella stessa strada in cui è stato aperto nel 1935, Via Benedetta, a due passi dalla frenesia di Piazza Trilussa. E tra sampietrini, mattoni e piante, ecco stagliarsi l’insegna del ristorante, lunga, verticale, con una polarità che guarda dritta al cielo di Roma. L’ambiente è ampio e suddiviso in una serie di sale che si susseguono una dopo l’altra. Poi un ampio giardino interno, una sorta di soggiorno all’aperto nel cuore di Roma, e un dehor esterno che ospita i commensali nei mesi più caldi. Il numero dei coperti è 70 all’esterno e 100 all’interno.

L’atmosfera è viva, in fermento. Le pareti sono una “lettera d’amore” ai clienti, ricoperte di fotografie di ospiti passati e presenti. Il dialetto in sala è romano così come il menu, omaggio alla tradizione culinaria romana che sta scomparendo: povera e sfacciata. E anche la cantina non è da meno, con più di 300 etichette che coprono tutta Italia, a cui si aggiunge una divertente e quanto mai ottima carta dei drink, tra tradizione ed estro. Americano a Roma, Bloody Winter, Viaggiatrice, sono solo alcune delle creazioni alchemiche di Checco, da scoprire al bancone all’ora dell’aperitivo o direttamente a tavola accanto ad un bel piatto di coda alla vaccinara.

In risposta ai molti ostacoli della pandemia, Checco ora offre anche uno “spin off” da asporto, attivo sia a pranzo sia a cena. Un botteghino collega, infatti, la cucina del ristorante a una piazza esterna di Trastevere, in Vicolo del Bologna, riproponendo tutti i primi e secondi del ristorante in chiave take-away, ma anche panini farciti delle ricette della cucina romana, dalle polpette al pollo alla cacciatora.

E ancora, letteralmente accanto al ristorante, si trova il bar I Dolci di Checco, dove si possono gustare gelati artigianali, torte, biscotti e pasticcini tutti di propria produzione. Tra le dolci specialità, il must di Checco è una torta con zabaione cotto a bagnomaria e marsala secco siciliano. Ma la scelta non manca tra i grandi dessert della tradizione italiana come tiramisù classico, torta al cioccolato, crostata di visciole, crostata di ricotta, creme caramel, profiterole, montblanc e millefoglie al cioccolato o ai frutti di bosco. Cornetti, danesi, ciambelle fritte completano l’offerta mattutina accanto ai fuori stagioni delle feste, come Colombe, Panettoni, Struffoli e Frappe di Carnevale.

 

I Piatti

Dal 1935 le caratteristiche di Checco er Carettiere sono eleganza e qualità declinate in freschezza degli ingredienti selezionati quotidianamente e a km0, cura dei dettagli, dei condimenti, della contemporaneità delle tecniche con sguardo attento alle radici. Stefania non ha la minima intenzione di stravolgere le ricette di famiglia. Le cura e le veste di abiti più buoni e belli attraverso l’acquisto del meglio che offre il mercato.

Ecco dunque iniziare il pranzo con un ottimo carciofo alla giudia dove i petali croccanti contrastano il cuore morbido e saporito, dalla dolcezza inedita. E sempre nell’olio finiscono i supplì, i fiori di zucca e ancora le polpette di bollito di Chianina fritti solo in olio extravergine di oliva. Da non dimenticare gli zampetti di vitella conditi con salsa di alici.

Carciofi alla romana- Crediti Alessandro Barattelli
Carciofi alla giudia
Cotoletta di abbacchio- Crediti Alessandro Barattelli

Tra i primi, immancabili le paste romane, carbonara, cacio e pepe, amatriciana e gricia, nella versione spaghetto le prime due e bombolotto le ultime. Straordinaria per equilibrio l’amatriciana, tra dolcezza e acidità, con quella punta sapida e aggressiva che invoglia alla seconda porzione, nonostante la prima sia più che generosa. E, nel rispetto della tradizione culinaria romana, il giovedì arrivano gli gnocchi. 

Carbonara
Amatriciana- Crediti Alessandro Barattelli
Amatriciana- Crediti Alessandro Barattelli

E per rimanere leggeri si conclude il pranzo, solo il sabato e la domenica, con la trippa, o invece tutti i giorni con saltimbocca alla romana, coda alla vaccinara, ossobuco alla romana, abbacchio panato o al forno da sgrassare con contorni sempre di stagione. Non mancano i fuori menu a basi di tartufo bianco, funghi freschi oppure asparagi selvatici quando di stagione così come preparazioni a base di pesce fresco laziale, di Fiumicino e Civitavecchia nello specifico. Solitamente si trovano sempre scampi freschi, vongole veraci e frutti di mare.

Crediti Aromi Group

Indirizzo

Checco Er Carrettiere

Via benedetta 10 00153 Roma, Lazio

Tel: 06 580 0985

Sito Web