Quando il museo diventa ristorante: i migliori locali in Italia dove mangiare piatti gourmet fra le opere d’arte

15 luoghi in cui cibo e cultura diventano sinestesie gastronomiche, gli ospiti si sentono al centro del piatto quanto di un dipinto e l’esperienza a tavola diventa olistica.

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La notizia

Fino a un decennio fa, in Italia, recarsi a pranzo o a cena in un museo sembrava una impresa. Un’abitudine, di contro, ben sviluppata in altre parti del mondo dove addirittura il ristorante, all’interno di quello che da traduzione greca è il “luogo sacro alle Muse”, porta non di rado il peso della stella Michelin.

Ristorante Mudec

Un business messo a frutto con lentezza mista all’offuscata prospettiva di unire bellezza artistica e offerta gastronomica di qualità. Questo almeno fino a quando l’Italia non si è allineata con i grandi musei internazionali, dove gli chef più titolati che vi vengono in mente cucinano in osmosi con le opere d’arte che li circondano. Oggi, pizzicare con i polpastrelli l’amuse bouche fissati da un mezzo busto marmoreo o imburrare le fette lievitate del cestino di pane artigianale ammirando una fontana monumentale del ‘600, non significherà più inseguire una chimera.

enrico bartolini

Mudec – Museo delle Culture (Milano)

Lo stellato più stellato d’Italia, Enrico Bartolini, l’unico cuoco nella storia della Guida Michelin ad aver conquistato quattro stelle in un sol colpo nel 2016, dal novembre 2019 ha aggiunto la terza stella al ristorante che porta il suo nome all’interno del MUDEC-Museo delle Culture di Milano. Da due anni il capoluogo lombardo è tornato ad avere, dopo 26 anni, un’insegna tristellata con soli sette tavoli al terzo piano di un museo nello storico quartiere di Porta Genova.

Mediterraneo – Maxxi Mediterraneo (Roma)

Ospitato a Roma nella piazza del Museo nazionale delle arti del XXI secolo progettato da Zaha Hadid, MEDÏTERRANEO – Ristorante e Giardino del MAXXI è l’oasi urbana che dall’estate 2020 sta conquistando il pubblico per l’enogastronomia di qualità e la buona musica.

La cucina dello chef Emanuele Pompili punta sulle materie prime di qualità e di territorio, e sulle ricette tradizionali rivisitate; nel menu vengono armonizzate preparazioni più orientali del “sushista” Francesco Di Cori in una formula conviviale per la cena e i dolci di Irene Tolomei, finalista a Bake Off Italia. Presente anche una grande varietà di assaggi abbinati a una drink list ispirata alla macchia mediterranea.

Cortese Caffè 900 – Museo Novecento (Firenze)

Nel loggiato del Museo Novecento di Firenze in Piazza Santa Maria Novella, ha inaugurato Cortese Caffè 900, la nuova caffetteria crudista, dolci, cioccolate, bevande, tutte offerte vegane e senza glutine, realizzate senza cottura da Vito Cortese, il primo ad aver portato, ormai dieci anni fa, l’alta pasticceria crudista vegana nel nostro Paese.

Il format raw Metodo Cortese approda in quella che fu la seconda capitale del Regno d’Italia per deliziare non solo i visitatori del museo ma anche gli esterni che potranno perdersi nell’angolo lettura dedicato a riviste e cataloghi delle mostre in corso al museo.

Vitantonio (Matera)

Dici Matera e dici sassi. La città, Capitale Europea della Cultura nel 2019, è un unicum in tutta Italia e fino allo scorso anno è stato per molto tempo anche l’unico ristorante stellato della Basilicata, ospitato in quello che a ben ragione si può considerare un museo naturale in tufo, una grotta che fino a prima dell’arrivo dello chef Vitantonio Lombardo era ormai abbandonata da tempo. Una cucina intrisa di storia che ricorda, ad esempio, il cuoco lucano e anarchico Passannante con il cervello di agnello servito in un teschio e altresì omaggia la contemporaneità con pizza in black dedicata a Davide Scabin.

L’Imbuto – Palazzo Pfanner (Lucca)

Nel Palazzo-museo Pfanner, set dove è stato girato il film Il Marchese del Grillo, dal 2018 Cristiano Tomei firma qui il menu de L’imbuto, ristorante con sede a Lucca. Nelle antiche scuderie del seicento di questo storico edificio ci si siede alla tavola dell’istrionico e imprevedibile chef e cuoco televisivo dall’inconfondibile accento toscano affidandosi direttamente a lui per il percorso gastronomico, molto fluido e libero dagli schemi che serve carne cruda su una corteccia di pino o ravioli all’olio.

Museo Etrusco Fondazione Luigi Rovati (Milano)

L’ultima notizia del “calciomercato” degli chef ha rivelato la destinazione di Andrea Aprea dopo l’annuncio della separazione dal Vun dove ha conquistato le 2 stelle Michelin. Il nuovo ristorante che accoglierà lo chef di origine campana sarà all’ultimo piano dell’atteso Museo Etrusco voluto dalla Fondazione Luigi Rovati, con una doppia offerta, da fine dining e da bistrot. Il primo, all’ultimo piano con 32 coperti e una grande vetrata che affaccia su Porta Venezia; il secondo, al piano terra con un giardino segreto vocato a un tipo di ristorazione informale.

Terrazza Arengario – Museo Novecento (Milano)

Oltre a essere uno dei “place to be” più cool da frequentare a Milano, il ristorante Giacomo Arengario è posizionato in una delle sedi più evocative della città: il Museo del Novecento. Un luogo iconico per il capoluogo meneghino, segnalato come Piatto Michelin sulla Rossa, per assaggiare piatti della tradizione milanese con qualche licenza da chef mentre davanti si apre una vista spettacolare, quasi a vegliare sul Duomo che sembra di toccare con un dito stando nel dehors della terrazza.

Myo Ristorante e Bar Bistrot  – Centro Pecci (Prato)

All’interno del Centro d’arte contemporanea Pecci a Prato lo chef Angiolo Barni dal 2016 ha declinato due format: Myo Ristorante e Myo Bar Bistrot. Nel primo caso, l’alta gastronomia si basa sull’incontro tra contemporaneità e tradizione toscana; nel secondo caso, ci si sposta in un contesto informale per tè, tisane, centrifugati, smoothie e pasticceria artigianale.

Spazio7 – Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino)

Dal 2019 brilla di stella Michelin al primo piano dello Spazio Espositivo della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.

Tra gli ambienti dell’associazione dedita all’arte contemporanea dominati dal bianco e dall’eleganza impeccabile, c’è Spazio7, ristorante guidato dallo chef Alessandro Mecca che ha definito proposte contemporanee e innovative con omaggi alla specialità piemontesi in chiave moderna e altre preparazioni dedicate a Torino.

AMO Bistrot – Museo della Fondazione Arena di Verona (Verona)

Nella cornice di Palazzo Forti, il Museo della Fondazione Arena di Verona accoglie AMO Bistrot, melting-pot tra arte e buona cucina. Nell’area che ospita il locale si snodano le opere dell’artista veronese Tom Colbie per una esperienza sensoriale di gran qualità e al tempo stesso divertente che coniuga la bellezza del posto ai piaceri della cucina fusion.

Terrazza Triennale – Osteria con Vista (Milano)

Terrazza Triennale – Osteria con Vista, nomen omen. In una ideale classifica dei ristoranti con la migliore vista a Milano questo rooftop meneghino diretto dallo chef stellato Stefano Cerveni, starebbe al top mentre guarda lo skyline milanese, dall’antico Castello Sforzesco ai moderni grattacieli di Porta Nuova. Alla impareggiabile vista, si aggiunge il design e l’eccellenza della cucina italiana nella forma di una osteria moderna.

Villa e Collezione Panza – Ristorante Luce (Varese)

A Villa Panza, oasi culturale nel verde e residenza del FAI, è ospitata una famosa collezione d’arte contemporanea raccolta da Giuseppe Panza di Biumo a partire dagli anni ’50. Nella dimora rinascimentale sono esposte oltre 150 opere contemporanee, ispirate ai temi della luce e dei colori, temi che si riflettono nel Ristorante Luce, dove gustare la cucina creativa degli chef Matteo Pisciotta e Andrea Piantanida.

Bar Luce – Fondazione Prada (Milano)

Progettato nel 2015 dal regista americano Wes Anderson, il caffè della Fondazione Prada riporta indietro nella Milano di un tempo. Un posto che invita alla lentezza più gentile e a cogliere le photo opportunities con l’estetica rilassante e dai colori pastello della pasticceria firmata Marchesi.

Caffè Fernanda – Pinacoteca di Brera (Milano)

Questo è il bistrot della Pinacoteca di Brera che fa incontrare la cultura estetica e la genuinità della tradizione gastronomica made in Italy. Tra pareti color ottanio, suggestioni anni ‘50 e opere d’arte, Caffè Fernanda prende il nome da Fernanda Wittgens, visionaria direttrice che riaprì la galleria nel 1950, ed è parte integrante dell’esperienza museale dove trovano casa alcune delle opere della Pinacoteca.

Caffè Doria – Palazzo Doria Pamphilj (Roma)

La scorsa primavera è stato rilanciato questo bistrot romano all’interno di Palazzo Doria Pamphilj, in perfetta armonia tra contemporaneità e classicismo, in un elegante Caffè con pasticceria, di cui godere fin dalla prima colazione.

Negli ambienti che un tempo ospitavano le scuderie nobili, sorge un affascinante salotto nel quale concedersi pause in diversi momenti della giornata fino al dopocena, quando anche la mixology trova la sua perfetta connotazione grazie all’esclusivo Gin Trolley. Il Caffè Doria può essere raggiunto anche direttamente dall’interno del Palazzo Doria Pamphilj, tramite un accesso riservato agli ospiti in visita alla Galleria d’Arte che si trova al piano superiore.

Fonte: firstonline.info

Foto per gentile concessione dei ristoranti citati

Foto di Copertina: Crediti Caffè Fernanda