Gli chef che “cucinano con il sole” nel deserto più arido della terra: l’invenzione gastronomica che spopola in Cile

Dalla pioniera della cucina solare alla startup che trasforma rifiuti di plastica in un forno che riflette la luce: fenomenologia dei ristoranti che in Cile hanno deposto l’ascia per disboscare le foreste cucinando con una sola fonte di energia rinnovabile e gratuita, il sole.

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La notizia

Mettete momentaneamente da parte roner e piastre a induzione e concentratevi sul modo più sostenibile quanto ancestrale di cuocere gli alimenti: il sole. Come il pannello fotovoltaico sfrutta l’energia solare per produrre quella elettrica, nel deserto di Atacama a nord del Cile, la zona più arida del Pianeta, c’è una tendenza in crescita che sta coinvolgendo sempre più chef a utilizzare forni solari per cucinare piatti tradizionali.

Crediti Entre Cordillera Restobar Solar

Una pratica iniziata circa tre decenni fa grazie ad alcuni umili allevatori di capre a Villaseca e diventata da allora un fenomeno in espansione in tutto il Cile settentrionale grazie a cuochi e imprenditori che qui hanno alimentato il proprio business. Eppure, non sentirete nessuno chiamare questa “cucina sostenibile” perché, quando si è benedetti con un eccesso di sole, cucinare in questo modo, dicono gli chef locali, è solo una questione di buon senso.

La pioniera della cucina solare vive nel luogo dove non piove mai

L’origine dei forni solari è da ricondurre al villaggio cileno di Villaseca dove Luisa Ogalde, proprietaria del ristorante Entre Cordillera Restobar Solar aperto nel 2018, ha iniziato a cucinare il cabrito (carne di capretto) in contenitori con coperchio trasparente inclinati nella direzione del sole di metà mattina.

Crediti Entre Cordillera Restobar Solar

Il cabrito stufava per quattro ore, un procedimento che rendeva le sue carni così succose e tenere al punto da tagliarle con una forchetta. Oggi ha otto forni solari dove cuoce anche coniglio, pollo e maiale, si è dotata di un fornello solare parabolico che usa per far bollire l’acqua e di un essiccatore solare con cui asciuga la carne di capra, ingrediente chiave nel tradizionale charquicán, uno spezzatino in umido a base di patate e zucca.

Crediti Entre Cordillera Restobar Solar
Crediti Entre Cordillera Restobar Solar

Il vantaggio di vivere qui è che abbiamo il sole praticamente tutti i giorni dell’anno“, ha dichiarato Ogalde in un suo intervento a Bbc Travel, spiegando che lei lo usa – al posto di gas, elettricità o legna da ardere – per alimentare il suo ristorante. “Stiamo salvando tutte le antiche ricette della zona e valorizzando i cibi casalinghi dei nostri nonni“.

Crediti Entre Cordillera Restobar Solar

L’esperimento universitario da cui tutto ebbe inizio e la genesi della ristorazione a energia solare

Ogalde appartiene a una generazione di cuochi che hanno aperto ristoranti solari in zone remote del Cile dove le radiazioni sono le più alte del pianeta. Eppure, sono pochi i residenti che hanno sfruttato quell’energia in maniera così sistematica come questi chef autodidatti, ispirati da un esperimento che ha avuto luogo a Villaseca nel 1989. La storia di come i cileni hanno iniziato a cucinare con il sole inizia con la madre di Ogalde, Francisca Carrasco, allevatrice di capre a Villaseca e pioniera della ristorazione a energia solare. Carrasco è stata una delle poche persone ad aver partecipato all’esperimento sulla cottura solare condotto da un team di ricercatori dell’Istituto di nutrizione e tecnologia alimentare dell’Università del Cile nel 1989.

Crediti Qori inti

L’obiettivo dello studio era duplice. I ricercatori volevano aiutare le famiglie in questo lembo isolato della Valle dell’Elqui a uscire dalla povertà con una fonte di energia gratuita, e al contempo volevano trovare un modo sostenibile per cucinare senza disboscare i pochi alberi di algarrobo, churqui e carboncillo. Da quel momento un gruppo di 25 famiglie iniziò a sperimentare con i prototipi dei forni solari.

Crediti Entre Cordillare Restobar Solar

Villaseca fu il primo villaggio in Cile a convertire la luce del sole per cucinare, e tutti sono rimasti stupiti della sua potenzialità“, ha ricordato Juan Ibacache, segretario dell’Associazione commerciale degli artigiani solari di Villaseca. “Naturalmente, all’inizio tutto ha richiesto un po’ di pratica per il fatto che bisognasse orientare il forno a seconda della posizione del sole“. Con il tempo, le famiglie hanno perfezionato questo nuovo stile di cucina sostituendo i normali fuochi con i forni solari per preparazioni più lente di stufati oppure in ricette di pane e di dolci.

Crediti Qori inti

Quella che iniziò come attività domestica divenne in seguito in vero e proprio business. Nel 2000 l’Associazione ha aperto la sua prima osteria solare, Delicias del Sol, con una capienza di massimo 24 persone. A distanza di venti anni questa insegna può ospitare fino a 130 commensali, un modello di ristorazione che ha generato un circuito virtuoso con l’inaugurazione di altri due locali, più diverse tavole calde nel nord dello stato. Nella piccola oasi desertica di Pica, ad esempio, c’è il Qori Inti di Ruth Moscoso, insegna che nella sua lingua nativa Aymara significa “sole radiante“.

Crediti Qori inti

Moscoso utilizza quattro forni solari parabolici per preparare i piatti della tradizione andina con ingredienti a chilometro zero, tra i quali quinoa e patate autoctone. “Nella nostra cultura abbiamo una forte consapevolezza ambientale“, ha detto Moscoso. “Questo binomio tradizione-innovazione è un mix perfetto che tiene in considerazione la nostra identità e la tutela dell’ambiente con uno sguardo rivolto sempre al futuro”. In questa prospettiva, Moscoso sta brevettando uno speciale tipo di forno solare che cuoce il cibo all’interno di un tubo di vetro sottovuoto: la luce solare viene assorbita e trasformata in calore per cuocere o arrostire rapidamente cibi che normalmente sarebbe introdotti in un forno convenzionale.

Crediti Antu Cocina Solar

Novità: la startup che trasforma rifiuti di plastica in un forno solare e il tutorial per realizzarne uno semplice home made.

Nella capitale cilena Santiago, la nuova startup Antu Cocina Solar sta lanciando un fornello solare che trasforma i rifiuti di plastica in un apparecchio non inquinante per la cucina quotidiana. Javier Henríquez Hernández, direttore marketing di Antu, ha affermato che l’azienda spera di “lavorare su iniziative che possano avere un impatto diretto sulle comunità“, fornendo loro nuovi strumenti per cucinare in luoghi remoti generando reddito.

Crediti Antu Cocina Solar

In ambito accademico, il Centro di ricerca sull’energia solare del Cile per incentivare la popolazione a cucinare con il sole ha creato un tutorial affinché chiunque tra le mura domestiche disponesse persino degli strumenti base per costruire il proprio forno solare a forma di scatola.

Fonte: BBC Travel