Storia dei Cantele, i produttori di Amativo che hanno rivoluzionato il vino pugliese

Prima cantina a realizzare in Puglia uno Chardonnay fermentato in barrique, oggi Cantele punta sul blend tra Primitivo e Negroamaro per produrre un vino di grande spessore: l’Amativo. Dietro i successi degli ultimi anni, però, c’è anche un’affascinante vicenda familiare che vale la pena raccontare.

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Weekend Wine

È proprio vero che l’amore muove il mondo, perché la storia di questa cantina parte proprio da lì. Ce la racconta Paolo Cantele, nipote del fondatore Giovanni Battista Cantele, veneto di Pramaggiore, il quale in pieno periodo di guerra conosce a Imola Teresa Manara: “Il nonno era un grande appassionato del mondo del vino e lavorava per un’agenzia che dal Sud forniva vino sfuso al Nord. La sua idea era quella di visitare tutte le cantine d’Italia, ma il suo viaggio si concluse a Imola, sia per colpa della guerra sia per amore della nonna. A Imola nacquero sia mio padre sia mio zio.”

Alla fine del conflitto Giovanni Battista ricomincia a lavorare, questa volta in proprio, in collaborazione con la Puglia che all’epoca era un vero e proprio polmone enologico di molte zone vinicole d’Italia, “ma anche di Francia” come sottolinea Paolo. “Era l’inizio degli anni Cinquanta e mio nonno percorreva chilometri e chilometri sulla sua Topolino, non c’erano ancora le autostrade. La nonna volle accompagnarlo in uno dei suoi viaggi a Sud e rimase folgorata da un Salento che all’epoca era una romantica, bellissima area incontaminata.” Fu proprio lei, quindi, a convincere il marito a stabilirsi lì con i suoi due figli.

È stata quella che potremmo definire un’emigrazione al contrario, quando migliaia di persone andavano verso il Nord a cercare lavoro. Mio padre Augusto è arrivato qui a tredici anni. Torna in Veneto a Conegliano per diplomarsi in enologia, fare esperienza e acquisire know-how sui bianchi. Al suo rientro a Lecce, prima lavora come consulente e poi con il nonno e lo zio Domenico crea le Cantine Cantele nel 1979. Voleva entrare nel mondo del vino in modo differente e fu protagonista di una rivoluzione qualitativa nei primi anni 90 in Puglia quando eravamo conosciuti più per i bianchi che per i rossi”. Così Cantele è la prima cantina a realizzare in questa regione uno Chardonnay fermentato in barrique. Ora è operativa la terza generazione con Paolo che si occupa del mercato italiano e del marketing, il fratello Gianni enologo e i cugini Umberto e Luisa impegnati rispettivamente in export e amministrazione. La produzione, da 50 ettari di proprietà e circa 150 in conduzione (ma l’idea è quella di acquistarne altri 50) è di circa 1,5 milioni di bottiglie.

I vigneti sono coltivati secondo i principi dell’agricoltura integrata volontaria, con un monitoraggio costante dei parametri delle condizioni ambientali e del terreno, sotto la supervisione agronomica di Cataldo Ferrari. L’elegante edificio che riprende l’architettura delle tipiche masserie pugliesi ha al suo interno anche iSensi, quello che Paolo Cantele definisce laboratorio sinestetico: “L’ho voluto fortissimamente, attrezzando la cantina anche per accogliere il turista enogastronomico con qualcosa che oltre alla cucina e al vino comprendesse presentazioni di libri, d’arte e concerti. Il modo migliore per farla vivere con uno spazio dove le persone si possano rilassare. “

Tra le etichette prodotte la linea dedicata alla nonna Teresa Manara “fondamentale per tutto quello che ha fatto, a iniziare dall’aver convinto il nonno a stabilirsi qui”. Ma quello che Paolo definisce legacy wine del padre Augusto è Amativo, prodotto che unisce le due uve principe Primitivo e Negramaro: “un vino fondamentale, nato in un periodo storico in cui stavamo emergendo e il primo con quel blend.” L’ultima annata, la 2018, ventesima vendemmia, sta uscendo sul mercato.

Due uve così diverse che richiedono un mese di distanza tra la vendemmia del Primitivo – che detta il blend – verso fine agosto. Dopo aver capito com’è il Primitivo decidiamo in quale vigneto raccogliere il Negramaro.” Dal colore rubino, sprigiona profumi di rosa e violetta, frutti di bosco, pepe e zenzero; in bocca la morbidezza e il frutto del Primitivo si mescolano con la speziatura tipica del Negramaro, per un vino affascinante che può regalare grandi soddisfazioni e invecchiare con grazia anche oltre i dieci anni. Versatile negli abbinamenti, è perfetto con piatti saporiti a base di carne ma anche con formaggi di media stagionatura e salumi affumicati.