In attesa di poter viaggiare: come trascorrere un weekend in Abruzzo per rigenerare corpo e mente

In un unico week end, considerando soltanto un pernottamento, è possibile scoprire alcune delle realtà più interessanti della gastronomia abruzzese.

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Il Tour

Oggigiorno, in cui tutto è incerto, anche un week end corto può rigenerare e dare ossigeno all’animo. Per cui prendete nota delle coordinate geografiche e se siete più o meno in zona, approfittatene! Eccole, 42°46′19″N-13°40′00″E, che tradotte vogliono indicare Civitella del Tronto, nella porzione a nord dell’Abruzzo, confinante con le Marche, da cui svetta la fortezza che riflette le proprie torri sulle acque del Mare Adriatico. La sentinella del Regno di Napoli, con la sua straordinaria fortezza borbonica, ultimo baluardo a cedere davanti all’avanzata dell’esercito piemontese durante le lotte per l’unità d’Italia. Le sue stradine lastricate tra cui la cosiddetta Ruetta d’Italia (la più stretta dello stivale, di soli 40 centimetri, ancora in perfetta condizioni), la vista sul Gran Sasso e i suoi eremi da scoprire, il silenzio notturno che in estate si trasforma in fermento turistico-gastronomico con diverse iniziative, tra cui svetta Amoretto dedita allo street food di qualità, la sua cucina di consistenza ed essenza come quella sorta di maccheroni chiamati “ceppe” realizzate con sola acqua e farina.

 

ZUNICA 1880

E a proposito di gastronomia, nel borgo esiste una dimora storica, un antico ed elegante palazzo del ‘600 nelle mani della famiglia Zunica da 4 generazioni. È il Zunica 1880, hotel che conserva quell’aria di tempi andati e che Daniela Zunica (autorità della zona -seppur senza carica ufficiale-) è riuscito sempre a far splendere negli anni. Ospitalità a parte, all’interno c’è il ristorante, con una nuova ed intima saletta ricavata da un’ala storica in disuso, nelle mani del talentuoso e ormai affermato chef Sabatino Lattanzi. Il giovane cuoco, professionista della pesca oltre che dei fornelli, ha portato l’insegna civitellese tra le cucine degne di nota in Italia. Molto presente il pesce, considerata la passione: carpaccio di trota affumicata, il baccalà in olio cottura con trippa e cheddar di pecora, la zuppa di pesce gatto o il bottone di storione, ma anche le suddette ceppe, e le sontuose preparazioni di piccione, anatra e cervo. Tutto per mano del fuoriclasse Lattanzi che rende il menù attraente e spesso diverso.

 

SCUPPOZ

Si resta in questa porzione di terra teramana, contraddistinta da una grande prosperità che in appena 30 chilometri porta fino alla costa Adriatica. Ma non è ancora tempo di mettere i piedi in acqua. Bisogna prima percorrere un entroterra pregno di valore cultural-gastronomico. A pochi chilometri da Civitella c’è una vulcanica produttrice in grado di imbottigliare il territorio di quota abruzzese, lei è Anna Iannetti e la famiglia dei suoi liquori, amari e infusi si chiama Scuppoz. L’unica realtà italiana ad esser riuscita a mettere in piedi un accordo con l’ente parco d’Abruzzo e coltivare le proprie piante di genziana (in Italia vietato) per produrre delle etichette uniche. In Abruzzo c’è un’enorme tradizione legata alla genziana, il nettare amaro derivante dalle sue radici di montagna; la producono in tanti in versione casalinga ma gli artigiani che fanno sul serio in grado di distinguersi si contano sul palmo di una mano. Scuppoz è famosa per la sua Genziana delle Pecore, base vino (Trebbiano d’Abruzzo) con un blend di tre diverse radici provenienti da altrettante montagne e differenti altitudini. Ma la grande rivoluzione è l’unica genziana realizzata con radici 100% abruzzesi, oltre che il nuovo lancio di un nuovo trio degno di nota, un gin, un vermouth e un bitter nelle versioni abruzzesi “Gin Scorretto”, “Ver-Mood” e “Better”. Tutti acquistabili sullo shop online seppur il consiglio è di visitare questo laboratorio di Campovalano di Campli e lasciarsi ammaliare da quei profumi primordiali (oltre che dai racconti di Anna).

 

TERRE DI EA

Si prosegue verso il mare ma ci si ferma sulle colline di Tortoreto dove sorge Terra di Ea. Qui incontrerete la famiglia d’Abruzzo più ospitale e lungimirante, confortante e sincera in circolazione, 9 i soci e ognuno con la propria formazione e ruolo in azienda: agriturismo, ristorante dalla cucina genuina, fattoria didattica, 23ettari di natura da cui attingere consapevolmente, e da cui arrivano anche le uve Trebbiano e Montepulciano con cui il capo famiglia Walter D’Ambrosio produce annualmente un magnifico vino cotto invecchiato in botti di legno (ricolmate annualmente) per almeno 10 anni. La tradizione vuole che questa bevanda si consumi al termine del pasto, quindi potrete accomodarvi e gustare nell’ampia sala che guarda la larga corte interna, il menù strettamente locale: stracciatella con brodo di cappone, centoeuna verdure dell’orto adiacente, l’immancabile tacchino alla canzanese, le pappardelle al sugo di papera, il capocollo di maiale nero e le polpette di agnello. Del vino cotto potrete anche abusare perchè ad accogliervi ci saranno le stanze in cui pernottare. In piedi di buon’ora perchè un breve tour nel verde di Terre di Ea è d’obbligo, tra erbe aromatiche, animali allo stato semi brado, oche che cantano, api che viaggiano, uliveti e una piscina in cui fare un tuffo durante la bella stagione, oltre a tutta la poesia di cui godrete una volta lì.

 

PALMIZIO

Finalmente direzione mare, basta valicare la collina e ci si trova di fronte ad un paesaggio completamente diverso, quello marittimo della costa adriatica con Alba Adriatica capitale gastronomica settentrionale di un Abruzzo cangiante. L’indirizzo d’obbligo, soprattutto per un pranzo vista orizzonte, è il ristorante Il Palmizio. Una famiglia da sempre dedita alla ristorazione con grande cultura marinara e ittica quella dei Di Mattia; oggi Valerio è a capo di una trattoria di mare dalla spiccata godibilità in cui l’alta semplicità viene impiattata e servita. Valerio Di Mattia è un oste marinaio che racconta giorno dopo giorno, a tavola, la storia del Medio Adriatico, il suo fascino e le sue controversie, la sua ricchezza e la genuinità di cui è composto. Con lui, dietro le quinte, un giovanissimo Maicol Capriotti, talentuoso cuoco che ha militato per qualche anno nella corte di Berton a Milano e che ora ha deciso di riprendersi ciò a cui tiene di più, la cucina del suo Abruzzo. Soltanto il sontuoso antipasto vale la visita: pesce spada, soppressata di cicale di mare, gallinella in porchetta, lumaconi con cipolla e porro bruciato, l’alta semplicità della miriade di crudi. E poi una trippa di pescatrice da capogiro, i paccheri con sogliole e canocchie appena scottate, i tubetti patate e moscardini, il brodo di granchio e scrippelle “mbusse” dove calibro e tradizione di esaltano insieme.