Il lavoro stressante del cuoco tra frustrazioni, paure e perfezionismo: come migliorare la propria vita

Che si tratti di chef, cuoco o brigata, il lavoro nelle cucine dei ristoranti è tra i più stressanti in circolazione. Eco qualche consiglio su come trovare la giusta armonia tra ambizione e vita privata.

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La Notizia

Ishwariya Rajamohan, fondatrice di Love Letters to chef , piattaforma che con workshop, corsi e altre risorse aiuta gli chef a trovare un maggiore equilibrio nella propria vita, è tornata a parlare di come supportare gli chef nella ricerca di una giusta armonia tra lavoro e vita privata, soprattutto in questa fase così critica del post lockdown.

La professione dello chef e di chiunque lavori in brigata, lo si sa, è spesso molto usurante sia per il numero di ore lavorative sia per gli orari “sballati” in cui si trovano a operare.  Secondo Ishwariya Rajamohan il punto cruciale, allo stato attuale, è la scarsa attenzione con cui il settore ristorativo guarda a questo problema. “La verità potrebbe essere il mancato collegamento tra i problemi che affrontiamo e le loro radici ossia lo scarso equilibrio tra lavoro e vita privata: se uno chef lotta con una qualche dipendenza probabilmente è perché non conosce altro modo di affrontare lo stress. Se un altro chef sviluppa un disturbo grave dopo aver trascurato i primi segnali di allarme, nessuno attribuisce la sua cattiva salute all’incapacità o alla mancanza di volontà di prendersi del tempo libero per curare il proprio corpo”.

Va ripensato l’equilibrio tra lavoro e vita privataGli chef dovrebbero vedere questo equilibrio non come qualcosa semplicemente che “sarebbe bello avere”, ma che è irraggiungibile, bensì come un lavorare su se stessi e sul proprio lavoro perché ciò diventi  realmente accessibile”, afferma.

È necessario affrontare questo tema, innanzitutto con pragmatismo: “ il concetto di equilibrio tra vita privata e lavoro è costruito intorno alla linea di base del normale lavoro d’ufficio di 2 giorni dalle 9:00 alle 17:00. Quello che possiamo fare è questo: accettare che la nostra vita lavorativa superi le 40 ore standard e chiederci: come dovrebbe essere l’equilibrio vita-lavoro per gli chef? Quando dai la risposta a questa domanda, ti incoraggio  a costruirla con pragmatismo e considerare il tuo programma attuale, piuttosto che assumere un punto di vista idealistico”, puntualizza la Rajamohan.

Ciò che andrebbe assolutamente eliminato, per cercare di risolvere la questione è poi la paura, il senso di colpa o l’aspirazione al perfezionismo. “Gli chef provano comunemente frustrazione o paura riguardo all’argomento dell’equilibrio tra lavoro e vita privata. Si sentono in colpa per aver deluso i loro colleghi o la famiglia quando danno la priorità a uno piuttosto che all’altro. Oppure temono che la scelta di una vita equilibrata possa ostacolare le loro ambizioni di carriera. Potrebbero voler essere il genitore perfetto, ma non sanno da dove cominciare nel poco tempo che trascorrono con i loro figli. La mia convinzione è che questo tipo di atteggiamenti intralci i loro tentativi di creare una vita equilibrata. Il mio invito a tutti gli chef è di mettere da parte frustrazioni, paure e perfezionismo e concentrarsi sul fare ciò che è possibile per migliorare la qualità della propria vita”, continua.

Come settore l’ospitalità, inoltre, dovrebbe abbracciare il concetto che il benessere di chi sta in cucina garantisce una vittoria per il lavoro in generale. “Proprio come gli atleti si condizionano per il loro sport ogni singolo giorno considerarlo una questione di professionalità è destinato a renderti uno chef migliore perché sei ispirato a fare tutto il possibile per presentarti al lavoro intero, piuttosto che frammentato dalle sfide derivanti dal trascurare le altre parti della tua vita. Chiediti: qual è una piccola azione che puoi intraprendere oggi che ti lascerà con una sensazione di equilibrio? Un obiettivo utile, secondo me, è cercare un equilibrio anche in una giornata impegnativa. Spesso questo non richiede altro che individuare il tempo per le pratiche che ti aiutano a sentire quel senso di equilibrio e radicamento, comprendo che non sia facile. Il mio suggerimento è di organizzare le cose  personali proprio come si fa con il lavoro. Iniziare in piccolo, con un piccolo cambiamento e tutto verrà di conseguenza. Non dovrai apportare innovazioni ambiziose o cambiare lavoro. Ciò a cui tendere è apportare piccoli aggiustamenti alle  abitudini e routine perché queste si accumulano nel tempo, portando al cambiamento positivo che  cerchi nella tua vita da chef”,conclude Ishwariya Rajamohan.