Il ritorno delle botteghe: un comparto che rischiava di scomparire “salvato” dalla pandemia

Con l’impossibilità di spostarsi e la maggior parte delle attività chiuse, durante il lockdown la maggior parte delle risorse si sono riversate nelle botteghe di quartiere che hanno segnato il più alto incremento delle vendite.

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La Notizia

Nella crisi economica generale avviata con la diffusione del nuovo coronavirus qualcosa si salva. Lo attesta una recente analisi dell’Istat. Nel corso della pandemia, e nello specifico nel mese di aprile, i dati raccontano che sono cresciuti solo gli acquisti di beni alimentari e a giovarne sono stati soprattutto i negozi di prossimità, che hanno visto il loro fatturato salire del 11% circa. Meglio anche delle grandi catene di distribuzione, che comunque hanno beneficiato del trend positivo. Le vendite al dettaglio in generale ad aprile sono scese del 10,5%, rispetto a marzo 2020. Non l’alimentare che ha fatto registrare un +0,6%. Se invece si accostano i dati del 2020 con quelli del 2019 emerge un collasso delle vendite al dettaglio nei comparti non alimentari con un -28% circa in volume, a fronte di un +6% di acquisti per i beni alimentari al dettaglio. Sempre per il mese di aprile. Con un paradosso, quindi, si può dire che covid-19 ha fatto bene solo all’alimentare, meglio se di prossimità.

Questa è l’unica nota positiva nella generale afflizione dell’economia italiana, i cui dati sono impietosi e aprono scenari poco ottimistici anche per il futuro prossimo. Purtroppo, la crescita numerica dell’alimentare non pare interessare tutta la filiera, perché a causa di distorsioni e speculazioni non si è spalmato adeguatamente su tutto l’arco che va dal produttore al consumatore, lasciando fuori il cosiddetto settore primario, dove – secondo Coldiretti – sei aziende agricole su dieci (circa il 57%) stanno affrontando una situazione di crisi. Un altro paradosso difficilmente comprensibile che colpisce, ironia della sorte aziende e lavoratori che hanno garantito la tenuta della filiera e gli approvvigionamenti alimentari, nonostante la pandemia, i rischi di contrarre il virus e le restrizioni imposte dal lockdown. Le maggiori spese di sanificazione degli ambienti e per il reperimento dei dispositivi dpi non sono state adeguatamente coperte dalle maggiori entrate delle vendite al dettaglio.

Insomma, per Coldiretti, ci sono state distorsioni lungo la catena che dal produttore porta al consumatore, per cui il dato economico positivo del settore non si è riflesso adeguatamente anche sui produttori. Del resto, se i prezzi delle materie prime hanno fatto registrare solo piccoli sussulti, è innegabile che alcuni brand della GDO abbiano aumentato i prezzi al consumo finale, andando a pesare più del dovuto sullo scontrino delle famiglie. Un fenomeno che può essere associato al maggior interesse suscitato dai negozi di prossimità. Non solo la voglia di evitare lunghi spostamenti e le file fuori dai supermercati, ma anche la ricerca di un rapporto di fiducia, garantito dal contatto con i proprietari – ossia con chi ci mette la faccia tutti i giorni – ha certamente portato ad un aumento degli acquisti nei negozi di vicinato. In un momento di incertezza gli italiani hanno ricercato un rapporto interpersonale, quando consigli e suggerimenti sono sempre utili anche per risparmiare.