“Da 85 milioni di $ di fatturato a zero in una notte”. La complicata sopravvivenza di una catena di ristoranti

Alex Smith: “Una volta terminato il lockdown la ristorazione avrà cambiato il suo volto...Se ciò significa una riduzione del 50% negli affari, dovremo adattarci a questo per assicurarci di poter sopravvivere”.

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Passare da 85 milioni di $ a 0 durante una notte, pare impossibile eppure è quello che è successo ad Atlas Restaurant Group, un dei più grandi gruppi di ristornati di Baltimora. L’attività iniziata nel 2012, con l’apertura del primo ristorante, negli anni è cresciuta esponenzialmente fino ad arrivare a comprendere una dozzina di pizzerie e delle proprietà del Four Season per un totale di 15 locali. Le prospettive per il 2020 erano di un fatturato pari a 85 milioni di $ e di superare i 100 nel 2021, ma tutto ciò non avverrà a causa della crisi economica mondiale causata dalla pandemia coronavirus. “Incassavamo dai 6 ai 7 milioni di dollari al mese in entrate. Saremmo diventati un gruppo di ristoranti abbastanza grande quest’anno, con un fatturato probabilmente compreso tra 75 e 85 milioni di dollari, e in pratica siamo passati da quello a zero durante una notte. Abbiamo poco più di 1.000 dipendenti durante tutto l’anno e stagionalmente saremmo arrivati fino a 1.200. Abbiamo ancora circa 50 persone che lavorano con uno stipendio ridotto e sette funzionari aziendali per aiutarci a rimetterci in piedi. La parte difficile è che dobbiamo mantenere un certo numero di collaboratori per poter riavviare il motore. Il nostro obiettivo è: non appena i Governatori ci diranno che possiamo riaprire far sì che il nostro team di dirigenti che è ancora con noi con il suo operato riporti al lavoro tutti i dipendenti con le competenze necessarie per poterci occupare di loro”, afferma Alex Smith, fondatore e Ceo di Atlas.

“Con il lockdown siamo passati da 15 ristoranti a un ristorante, proprio come tutti gli altri. È molto triste e molto spaventoso“, prosegue Smith. Dei quindici ristoranti, infatti, ora è aperto solo Harbor East Delicatessen & Pizzeria di Baltimora aperta per il delivery e il take away.

Atlas Group dichiara, inoltre, con estrema preoccupazione, di essere stato escluso, come altri numerosi gruppi di piccole e medie dimensioni, dalla prima bozza di proposte di sostegno alla ristorazione. Un “comparto” intermedio di imprese che non sono state ancora considerate, ma che comprende una parte considerevole delle imprese del Paese.  “Penso che le nostre dimensioni ci rendano più vulnerabili in qualche modo e ci aiutino in altri modi. Ci rende più vulnerabili perché abbiamo il libro paga da supportare. Le compagnie di assicurazione hanno completamente abbandonato l’industria della ristorazione. In realtà nella mia polizza assicurativa ho una clausola di epidemia virale, ma le assicurazioni stanno litigando con me dicendo che non include le pandemie e include solo un’epidemia virale, come la salmonella. In realtà la polizza non dice nulla sull’esclusione delle pandemie. Ma la compagnia di assicurazione ci ha sostanzialmente detto: “Vai avanti e citami in giudizio. Non pagheremo nulla, prosegue il fondatore di Atlas Croup.

Secondo Smith ora sono due le alternative che si prospettano e che potrebbero aiutarli a portare avanti la loro attività e a sostenere i dipendenti.

La prima sarebbe la PPP  (Paycheck Protection Program) che sembrerebbe l’opzione migliore. Un processo impegnativo quello della PPP, ma che se non fosse istituito dal Governo sarebbe davvero difficile pensare di poter ripartire. “Abbiamo raccolto tutti i nostri documenti e non abbiamo ancora ottenuto risposte sui tempi o altro”, commenta Smith. La seconda opzione sarebbe la  SBA Express (prestiti per la piccola impresa). “Abbiamo richiesto pure alcuni prestiti SBA Express perché ci vogliono soldi per riaprire queste proprietà”, puntualizza.

Alex Smith auspica di avere quanto prima delle risposte da parte del Governo e di ricevere il sostegno previsto dalla PPP. “Se la PPP arrivasse, sarebbe fantastico per noi, perché ci consentirebbe di pagare il nostro affitto e gli stipendi di tutti gli attuali dipendenti. Se otteniamo quei soldi, e non solo, avremmo  un sostentamento per il nostro libro paga e l’affitto. Per otto settimane saremmo coperti, e questa sarebbe vera linfa vitale per noi. Se non la ricevessimo, ci troveremmo, invece, in una posizione molto, molto difficile finanziariamente. Posso solo immaginare la posizione in cui si trovano molti dei nostri dipendenti, con la PPP, invece, saremmo in grado di retrodatare e far pagare i dipendenti”, dice Smith.

Nell’attesa delle sovvenzioni e degli aiuti governativi, però, Atlas Group non rimane con le mani in mano. I suoi 45 manager si sono ridotti spontaneamente lo stipendio e riescono ancora ad essere pagati dalla società. Alex Smith e suo fratello con altri sette manager continuano a lavorare per vedere come gestire la drammatica situazione attuale e intanto una volta a settimana forniscono generi alimentari a tutti i loro dipendenti, li supportano nella domanda alla disoccupazione e, soprattutto, forniscono risorse per poter accedere all’assicurazione sanitaria e alle altre sovvenzioni che lo Stato e la città stanno mettendo a disposizione. Atlas Group non pensa solo alla propria sopravvivenza e ai dipendenti ma anche a tutta la filiera che in questo momento è messa in discussione. “Ci sono agricoltori locali che ora non possono vendere i loro beni. L’effetto a cascata di questo è assolutamente devastante. La cosa migliore che possiamo fare è rispettare le distanze sociali, pagare gli arretrati e prenderci cura della nostra gente attraverso la PPP, e fare del nostro meglio per far tornare le persone in giro”, continua Smith.

Il Fondatore e CEO di Atlas Group non ha dubbi sul fatto che una volta terminata questa crisi e allentate le misure restrittive le abitudini e il mondo in cui ci si approccerà al lavoro inevitabilmente cambieranno. Adattarsi alla nuova realtà sarà l’unico modo per sopravvivere e, si spera, tornare a prosperare.

La dinamica dei ristoranti cambierà. Avremo dipendenti e camerieri che indosseranno le  mascherine. Potremmo dover distanziare tutti i nostri tavoli a sei piedi di distanza. Potrebbe essere necessario eliminare gli sgabelli da bar. Forse inizieremo solo con posti a sedere all’aperto. Ma se si può consumare un pasto in un negozio di alimentari non sei più sicuro di quello che mangi in un ristorante ben gestito dal punto di vista della sicurezza alimentare. Mi sono sempre sentito così, ma la narrativa di ciò che sta succedendo sta cambiando e dovremo adattarci. Se ciò significa una riduzione del 50 percento negli affari, dovremo adattarci a quello per assicurarci di poter sopravvivere”, conclude Smith preoccupato, ma fiducioso.