Non solo Gordon Ramsay: crolla Carluccio’s, la celebre catena di ristoranti italiani nel Regno Unito. A rischio 2000 dipendenti

L’amministratore sta cercando urgentemente soluzioni, che si tratti di mettere in stand-by l’attività con l’aiuto del governo o di vendere una parte oppure l’intera catena.

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La Notizia

Il Covid 19 continua a mietere vittime: dopo gli italiani Or e Perbellini, è il turno in Danimarca di Kadeau e in Gran Bretagna (già scossa dai licenziamenti di Gordon Ramsay) di Carluccio, catena di ristoranti italiani fondata nel 1999 da Antonio Carluccio e finita commissariata. L’amministratore sta cercando urgentemente soluzioni, che si tratti di mettere in stand-by l’attività con l’aiuto del governo o di vendere una parte oppure l’intera catena. Nel frattempo la maggior parte dei 2000 dipendenti sbarcherà il lunario grazie agli ammortizzatori sociali, che copriranno fino all’80% dello stipendio.

Il crollo è arrivato immediatamente dopo quello della società di leasing Brighthouse, la più grande del paese con i suoi 2500 dipendenti, effetto domino. Carluccio aveva già lanciato il suo grido d’allarme, lamentando ingenti perdite dovute alla pandemia in corso, al punto di richiedere l’intervento statale. Nelle parole dell’amministratore congiunto Geoff Rowley, di fronte alla drammaticità conclamata di tempi senza precedenti, sarebbe giunto il momento di focalizzare opzioni utili per preservare il futuro del brand e tutelare il personale, chiedendo quindi il commissariamento. Con la promessa di tenersi in contatto per aggiornarsi su eventuali novità.

Antonio Carluccio – (1937 – 2019)

Gli impiegati tuttavia lamentano di essere stati tenuti all’oscuro della situazione, fino ad apprendere del commissariamento dalla BBC, e di aver visto la loro busta paga di marzo dimezzata senza preavviso, ben al di sotto del salario minimo. Mossa che intendono contrastare per vie legali.

Ma Carluccio potrebbe presto essere imitato da altri gruppi, quali Prezzo e Byron, dopo il caso di Jamie Oliver.Altre catene potrebbero presto essere commissariate, sono cresciute a dismisura come molte altre realtà del settore”, ha dichiarato John Colley della Warwick Business School. La rapidità della decisione gli fa anzi adombrare l’ipotesi, che il Covid-19 sia stata solo l’ultima goccia nel vaso della crisi, agitato prima del lockdown dalla caduta del potere d’acquisto, dall’impennata delle spese e dall’aumento del salario minimo. Già nel 2018, del resto, la catena aveva tentato di mettersi in salvo chiudendo un terzo dei ristoranti. Ma la telenovela questa volta sembra davvero arrivata alla fine.