Lavoro in vigna e problemi di distribuzione: come se la stanno cavando le aziende del vino italiane durante la quarantena

La primavera anticipata ha dato il via ad un lavoro in vigna quanto mai intenso, anche per far fronte al crollo di mercato e turismo.

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La Notizia

Diecimila vittime, decine di migliaia di contagiati, una quarantena obbligatoria che ha bloccato (quasi) tutto il paese: gli angoscianti numeri legati all’attuale pandemia testimoniano il drammatico momento che vive l’Italia. Ma la più grande nazione produttrice di vino al mondo non si è fermata del tutto, grazie all’arrivo della primavera anticipata che ha dato inizio al lavoro in vigna per i tantissimi operatori di un settore in lutto per la notizia della scomparsa di Giacomo Bersanetti, famoso disegnatore di etichette per prestigiosi nomi quali Gaja e Ceretto, colpito dal coronavirus.

In un paese in cui i negozi di generi alimentari e le farmacie sono rimaste le uniche attività aperte, al netto di alcune fabbriche che operano a ranghi ridotti nel rispetto delle nuove norme di sicurezza, anche la più importante fiera nazionale, il Vinitaly, ha dovuto alzare bandiera bianca cancellando l’edizione 2020 e dando appuntamento direttamente al prossimo anno. In questo scenario a dir poco complicato però l’arrivo delle prime giornate calde ha portato le viti a germogliare e ha dato il via ad azioni di potatura e manutenzione, in contemporanea alle attività di imbottigliamento, il tutto con organici essenziali per quel che concerne i numeri, e la necessità di lavorare indossando maschere e guanti protettivi e disinfettando ogni ambiente quotidianamente.

Tante le testimonianze dei produttori, che pur dovendo far fronte all’emergenza hanno la necessità di non interrompere un lavoro estremamente condizionato dalla natura. È questo il pensiero di Sabrina Tedeschi (Valpolicella Tedeschi): “È impossibile interrompere il lavoro in cantina e nei vigneti perché la natura fa il suo corso a prescindere dagli eventi”. L’anticipo della stagione diventa quindi anche una opportunità per mettere alle spalle, per quanto possibile, la routine della quarantena, come sottolinea Chiara Boschis (E. Pira e Figli del Barolo): “La primavera è in anticipo di un mese. Fortunatamente abbiamo i vigneti, perché stare a casa come in una prigione è deprimente”.

 

I nuovi acquirenti

Con i professionisti della ristorazione in chiusura obbligata, cambiano anche i consumi e le abitudini degli acquirenti: “Sicuramente questo non è il momento più indicato per organizzare feste con le bollicine. Nel mondo del vino ed in quello degli affari in generale, coloro che non hanno fatto le cose in modo professionale e serio avranno difficoltà a ricominciare. Mi rattrista dirlo, ma ci sarà una sorta di pulizia del mercato. Ha dichiarato Maurizio Zanella, fondatore e presidente del produttore di spumanti Ca ‘del Bosco nella Franciacorta lombarda.

Problematico anche lo scenario relativo alla distribuzione: con i supermercati divenuti principale se non esclusivo canale per la spesa, essere presenti nelle grandi catene è ora fondamentale, e non esserlo (come nel caso di tanti piccoli produttori) significa dover lottare per la sopravvivenza. Una prima, immediata, risposta a questo problema è rappresentata dalla vendita diretta online, che ha fatto registrare aumenti incredibili. Un’altra opportunità è rappresentata da una diversa metodologia di lavoro, come quella attuata da Alberto Aiello Graci (Graci) che affermaIl mercato si fermerà quest’anno e quindi stiamo lavorando nei vigneti per ridurre i raccolti, per rendere questa la migliore annata di sempre”.

 

I primi segnali di ripresa

L’Asia, che per prima ha dovuto affrontare l’emergenza coronavirus, sta ora ripartendo, e proprio da quei mercati (Cina, Hong Kong, Giappone e Corea del Sud) arriva “un segnale di speranza, che spero possa condurci ad una sorta di rinascita” afferma Giovanni Manetti, presidente del Consorzio del Chianti Classico, che sta studiando nuove campagne per rilanciare il movimento e condurlo fuori dalla crisi. “Questa sarà un’estate in cui l’Italia dovrà lavorare, non saranno due mesi di ferie”: emblematiche le parole di Antonio Capaldo (Feudi di San Gregorio) che descrivono al meglio il nuovo scenario che riparte, purtroppo, anche dall’inquietante dato relativo alle perdite nel settore turistico italiano, stimate in circa 200 miliardi di euro all’anno, comprendendo anche le attività commerciali.

“L’Italia avrà bisogno di un piano Marshall per riavviare l’economia”, predice Matteo Lunelli (Gruppo Lunelli), che aggiunge “Per l’Italia e la società spero che a Natale avremo una situazione diversa, sono orgoglioso di vedere che molti italiani stanno mostrando unità e solidarietà. Se manteniamo questo senso di unità come paese, sono fiducioso che usciremo da questa crisi più forti di prima”.

Foto copertina di Graci