Non solo arte e paesaggi: il turismo italiano vola grazie al cibo e al vino made in Italy

La food experience tra i principali motivi che spinge a scegliere una meta piuttosto che un’altra. Un dato in netta crescita che ha fatto segnare un +141% nel 2018

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La Notizia

C’era una volta la moda, via Montenapoleone, via dei Condotti, le Sorelle Fontana, la dolce vita romana e le vacanze in Italia con la vespa. Quelli che un tempo erano i principali asset turistici del Bel Paese sono stati scalzati oggi dal food. Certo per gli europei, specialmente tedeschi, olandesi e in parte del nord Europa, il nostro Paese resta una meta turistica dove passare le vacanze. Alla solita attrattiva per la qualità di vita, per le coste siciliane e pugliesi e per i paesaggi dell’appennino, si è aggiunta anche la cosiddetta food experience, che sta coinvolgendo sempre più persone. Un dato importante è quello fatto segnare nel 2018 con un +141% nel 2018 sull’anno precedente, secondo i dati raccolti da Tripadvisor e contenuti nel quarto Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2020.

In pratica per il 53% dei turisti nel mondo, provenienti dalla Francia, dal Regno Unito, dal Canada, dagli Stati Uniti, dal Messico e dalla Cina (il campione analizzato dagli estensori dell’analisi dei flussi), vivere un’esperienza enogastronomica è diventato il principale motivo che spinge a viaggiare e a scegliere una meta. Un valore che aumenta notevolmente tra i turisti cinesi (85%) e tra i messicani (71%). Si notano differenze anche tra le generazioni. I millennials sono i più attivi e interessati al viaggio e mostrano grande interesse per il food e le differenze culinarie, seguiti dalla Generazione Z.

Se quindi per buona parte dei viaggiatori internazionali la food experience è una parte importante che sta alla base della motivazione di un viaggio, diventa importante oggi lavorare su quelli che sono gli asset tradizionali italiani, per far crescere ancora di più l’immagine del Bel Paese. Che già gode di una buna immagine nel campo dell’hospitality, dato che i tanti nostri connazionali che in giro per il mondo lavorano in questo settore sono i migliori ambasciatori dell’Italia. Nelle ricerche sul web, che è un indicatore importante delle volontà e dei desideri degli utenti, il gorgonzola e la pizza sono stati i prodotti italiani ad Indicazione Geografica più ricercati tra il 2017 e il 2019; mentre tra i trend topic degli negli ultimi 2 mesi degli utenti di Usa, Cina, Francia, Spagna, Germania e Regno Unito compaiono gli arancini, l’ossobuco, il Parmigiano Reggiano e il Pecorino romano dop.

La pizza, dopo il riconoscimento dell’Unesco, è stato giustamente definito un asset di vitale importanza da potenziare. Ci sono locali in giro per il mondo che solo avendo introdotto la pizza all’interno dei loro menù hanno accresciuto le presenze anche di un 30%. Pur in seconda posizione tra il cibo più richiesto e mangiato al mondo, scalzata negli ultimi due anni dal sushi, che sta vivendo un incredibile boom a livello planetario, resta pur sempre un piatto altamente digeribile, sano (a seconda del topping che si usa) e in linea con le tendenze alimentari mondiali che vogliono cibi meno ricchi di grassi saturi. Il gioco sulle farine e sulla lievitazione affascina i consumatori, perché c’è tanto da raccontare, e poi resta la migliore ambasciatrice della dieta mediterranea a prezzi accessibili a tutti. Va potenziata la sua immagine e soprattutto il fatto che come si degusta nel Bel Paese è tutta un’altra cosa.

Altro asset da sfruttare sono i percorsi vitivinicoli nelle tante cantine e aziende agricole italiane, che interessano sempre i turisti, ma che devono evolvere in vere e proprie forme di intrattenimento. Non basta più la semplice lezione dell’esperto, che comunque ha pur sempre un valore. I tanti tutorial in rete trasformano gli utenti in tanti piccoli potenziali esperti. Quindi ci vuole di più. Accanto alle informazioni generali sul terroir e sui metodi di produzione, la visita deve coinvolgere emozionalmente. In alcune aziende del Cile, della Spagna e della Francia si stanno adottando forme alternative di intrattenimento, che vanno dai giochi collettivi (tipo cacce al tesoro) alla personalizzazione dei gadget, a vere e proprie attività sui campi, che consentono un’esperienza emozionale diretta non solo con il prodotto. Senza contare che alcune wine farm organizzano anche escursioni nelle aree di interesse circostanti.

Anche se c’è ancora molto lavoro da fare come crescere nella digitalizzazione delle informazioni, nella formazione sull’accoglienza, nel migliorare l’offerta dei pacchetti turistici enogastronomici e sul creare percorsi emozionali intorno al food, resta comunque il fatto che l’Italia conserva un forte appeal turistico. È comunque ai vertici in sette indicatori fondamentali che contribuiscono alla scelta di una meta. Tanto per cominciare è prima per produzioni di eccellenza, per aziende vitivinicole e quelle olivicole – che abbiamo anche incrementato nonostante la crisi -, per numero di imprese di ristorazione e, infine, per beni e città creative Unesco strettamente correlate all’enogastronomia.

La Francia ci supera per numero di ristoranti stellati e la Gran Bretagna per i micro-birrifici; l’Italia in questo caso è quarta. Va notato però che la Francia negli ultimi tre anni ha incrementato i prodotti agroalimentari a indicazione geografica e la Spagna i vini a indicazione geografica e le imprese di ristorazione; mentre noi siamo stati meno attivi su questi due fronti. Restiamo purtroppo ancora indietro sulle esperienze street food, che sono tra le più ricercate sul web, e sui corsi di cucina. Infine, andrebbero abbandonati i menù fissi turistici che hanno poco fascino tra gli stranieri, studiando formule più creative e accattivanti a costi comunque accessibili.