Clos Saint Jacques, la strana storia di uno dei vini più sottovalutati di Borgogna

Abbastanza incomprensibile come questo vigneto straordinario non sia ancora stato classificato al rango che merita.

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La Storia

Il luogo è filosofico, tra i muretti cistercensi, chiesetta e antiche cantine che ne danno ulteriore rilievo. Introspettivo Clos St.Jacques, da versare lacrime tra i filari, riprendendo umore e coraggio prima di iniziare ad approssimarsi alle bottiglie più sottovalutate della denominazione Gevrey Chambertin, ma non dal mercato, che raramente sbaglia, perché se è vero come è vero, che una bottiglia di Clos St.Jacques del Domaine Armand Rousseau lo compravo per 40 euro 15 anni fa, oggi se lo vuoi bere devi mettere sul tavolo almeno 500 euro e, per certe annate straordinarie anche 1000. 40 euro per gli splendidi 1996 e 1999, già imbottigliati in preziosi flaconi diversi dagli altri cru (anche grand cru) del Domaine, per dare un segnale chiaro.

Altri i proprietari che qui producono vini di grande classe: Bruno Clair, Domain Fourrier, Sylvie Esmonin (la mia bottiglia preferita) e Jadot. Qui, al limite della dolce collina, abbastanza in alto, al limite della disponibilità climatica di Gevrey, dove l’escursione termica e climatica è notevole.

Il vigneto prende il nome da una statua di San Giacomo che era stata collocata nella zona, in quanto era un punto di sosta sulla strada per Santiago di Compostela, quindi sul Cammino per Santiago, alla ricerca di serenità e poi tornando portando al collo la classica conchiglia di St.Jacques.

Nel diciassettesimo secolo la proprietà della vigna passò dal “capitolo” della cattedrale di St. Mammes alla famiglia Morizot.  Per tutto il diciannovesimo secolo la vigna fu un cru Monopolio del Conte di Moucheron.

Fu poi diviso e venduto nel 1954 dal Conte de Moucheron a quattro produttori.

Uno di questi produttori era Henri Esmonin, che al momento della vendita era in mezzadria per il vigneto che poi acquistò in seguito ( 1,6 ettari ).  Gli altri produttori erano Armand Rousseau che acquistò 2,20 ettari. Circa 1 ettaro fu acquistato dalla famiglia Fourrier e 2 ettari furono acquistati da Domaine Clair-Dau.

Curioso venire a sapere che la parte inferiore del vigneto è stata coltivata a suo tempo con erba medica per le vacche invece dell’uva da vino fino alla vendita nel 1954. Le viti sono state piantate poco dopo dai nuovi proprietari.

Due autorità in Borgogna, prima dell’attuale classificazione ufficiale dell’INAO, la dott.ssa Jules Lavelle nel 1855 e Camille Rodier nel 1920, classificarono entrambi il Clos Saint-Jacques come il più alto livello di “1ère Cuvée”.

Negli anni ’30 del Novecento, INAO decise che solo i vigneti che toccavano direttamente i confini dei vigneti di Chambertin e Clos de Beze avrebbero potuto essere designati come Grand Cru a Gevrey-Chambertin, quindi Chapelle, Griotte, Mazoyeres, Ruchottes, Mazis, Latricieres e Charmes, mentre invece il defilato Clos Saint-Jacques ricevette la designazione di Premier Cru (vai a capire) negando la realtà dei fatti.

I moderni scrittori di vino come Clive Coates, e altri, affermano che Clos Saint-Jacques “è chiaramente testa e spalle sopra tutti gli altri premier crus di Gevrey” e “come Clos-Saint-Jacques a Gevrey Chambertin, è considerato da molti – e valutato di conseguenza – come un grande cru “. Jancis Robinson afferma che Clos Saint Jacques è “sempre considerato un Grand Cru in tutto tranne che nel nome”.

Il vigneto ha una dimensione di 6,7 ettari e ci sono cinque strisce, che vanno dall’alto verso il basso del vigneto, attualmente di proprietà di cinque diversi produttori.  Il più grande detentore è il Domaine Armand Rousseau con gli originali 2,20 ettari acquistati a suo tempo.  Sylvie Esmonin, nipote di Henri Esmonin, detiene 1,60 ettari.  Bruno Clair e la maison Louis Jadot possiedono 1 ettaro ciascuno, che è stato diviso tra loro dal terreno acquistato da Domaine Clair-Dau.  Il Domaine Fourrier detiene lo 0,89 di un ettaro originariamente acquistato dalla famiglia.

Questo il quadro generale di una situazione abbastanza surreale per un vigneto bellissimo e vocatissimo alla produzione di un grande vino di Borgogna, dove per fare un cattivo vino ti devi dimenticare di vendemmiare.