I 10 ristoranti dell’anno a New York secondo Pete Wells, guru della critica gastronomica statunitense

Pete Wells, guru della critica gastronomica statunitense nonché firma del New York Times, vuota il sacco sui 10 indirizzi dell’anno a New York: ristoranti, ma anche mercatini, trattorie incentrate sulla pasta, truck di tacos e banconi di dim sum.

0
535
ristoranti nyt
I Ristoranti

1. Mercato Little Spain

all’interno del nuovo complesso Hudson Yards. Un labirinto di ristoranti, bar, caffè, chioschi e negozi che celebrano l’enogastronomia spagnola, sotto la supervisione dello chef José Andrés. Risulta arduo punteggiarlo nel suo complesso (contrariamente agli altri, non vanta tre o due stelle), ma ha il merito di aver fatto conoscere oltreoceano ingredienti unici come il vero maiale iberico e il coniglio, protagonista di una paella cotta sul fuoco di legna. Serve inoltre fedeli esecuzioni dei classici di Ferran e Albert Adrià. Soprattutto sono indimenticabili preparazioni semplici come il gazpacho, la cioccolata calda con i churros, il gin tonic. “L’unico ristorante spagnolo di New York”.

 

2. Odo.

Qui Hiroki Odo dà un twist moderno e newyorkese alla cucina kaiseki, senza rinunciare al sushi nei suoi menu da 200 dollari. Né mancano autentiche sorprese come il predessert cocktail shakerato al tavolo dal sommelier Frank Cisneros. Le materie prime sono locali, come accade in Giappone, vedi il pescato o il gelato con gli scarti della produzione di sakè in zona. “Il futuro della cucina giapponese a New York”.

 

3. Rezdora.

Lo chef di questa modesta trattoria è Stefano Secchi, già allievo di Massimo Bottura, che ha familiarizzato con la pasta fresca presso l’Hosteria Giusti: anolini, tortellini, maccheroni al pettine, uova in raviolo sono a detta di Wells “impressionanti”, con il giusto contorno di salumi, formaggi, pietanze semplici ma ben eseguite. “L’amore di New York per la cucina italiana è eterno, ma deve essere risvegliato di tanto in tanto con una scossa dalle origini. E Rezdora è esattamente questo”.

 

4. Llama San.

Qui lo chef Erik Ramirez serve una cucina nikkei anomala: al posto delle ricette tradizionali della comunità giapponese in Perù, piatti moderni di sua concezione che contaminano le due ispirazioni con elementi alloctoni, vedi il nigiri con petto d’anatra, coriandolo e banana calda. Coerentemente, la carta dei vini è un giro intorno al (nuovo) mondo, dal Cile all’Australia.

 

5. Hutong.

Finalmente una grande cucina cinese, con i migliori ingredienti, per il vasto pubblico di appassionati a New York. Lo chef Fei Wang è originario del Sichuan, da cui provengono specialità immancabili in una carta, che si dice peraltro consacrata alle tipicità della Cina del nord. Su ordinazione ci sono anche i dim sum.

 

6. Kawi.

È l’indirizzo coreano di David Chang. Già la selezione di kimbap vale la sosta; ma Wells segnala anche il granchio crudo marinato alla soia con il suo riso nel carapace. In accompagnamento una carta dei vini “idiosincratica” e musica anni ’80.

 

7. Cka Ka Qellu.

In pieno Bronx, porta le atmosfere di una vecchia taverna di paese di Albania o in Kosovo, da cui arrivano titolare e chef. Fra cimeli e ammennicoli vari, si mangia il rustico pane fatto in casa con qualche salsa e i sottaceti, poi uno stufato di vitello, salsicce o involtini allo yogurt su piatti di terracotta. Chiude il caffè che sembrerebbe alla turca, invece è albanese.

 

8. Benno.

È il ristorante (tristellato sul NYT) di Jonathan Benno, chef’s chef ben conosciuto in città. Ottimo il petto d’anatra con la sua torta finissima, di ispirazione statunitense, dall’esecuzione virtuosistica. Ma “salchow, lutzes e tripli axel di cucina sono sempre associati a un senso classico di cosa è buono con cosa”.

 

9. Haenyeo.

È il regno di Jenny Kwak, apripista della cucina coreana, praticata con la madre nel suo primo ristorante e appena adattata al gusto newyorkese. La sua cucina non è mai stata così profonda nell’esplorazione e condivisione delle tradizioni, dal dup bap con ricci, tonno e uova di merluzzo alle ostriche alla griglia. Non senza stranianti divagazioni tex-mex.

 

10. Birria-Landia.

Un truck consacrato alla birria di manzo, specialità di Tijuana particolarmente gustosa grazie al mix di tagli, alle spezie, fra cui il peperoncino e la cannella, non senza un tocco di aceto. Viene servita come zuppa, guarnizione per tostada, ripieno di mulita; o meglio ancora come taco di tortillas imbibite nel brodo e salsate al pomodoro.