Quali sono le 13 insolite bollicine italiane per le feste secondo i critici e i sommelier italiani

Abbiamo chiesto a 13 critici e sommelier, opinion leader del vino italiano, di consigliarci un’insolita bollicina italiana per le festività. Ne è risultata una selezione a 360 gradi: Metodo Classico da regioni meridionali, ma anche pet-nat, Lambrusco e Moscato d’Asti.

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bollicine non convenzionali per le feste
I Vini

Abbiamo chiesto a 13 critici e sommelier, opinion leader del vino italiano, di consigliarci un’insolita bollicina italiana per le festività. Ne è risultata una selezione a 360 gradi: Metodo Classico da regioni meridionali, ma anche pet-nat, Lambrusco e Moscato d’Asti.

 

ANTONIO BOCO, GAMBERO ROSSO

“Scelgo la Bolla Cru 2016 di Tenuta l’Armonia. Non sempre fare uno spumante con quello che si ha sotto casa si rivela una buona idea. Diverso è il caso di chi ha la fortuna di maneggiare uve autoctone perfette alla causa, come l’acidissima durella. Andrea Pendin di Tenuta l’Armonia, nel vicentino, ne fa un metodo classico originalissimo, in simbiosi con un piccolo saldo di pinot nero. Il vino base è in parte vinificato e affinato in botti scolme, mentre la sosta sui lieviti, in bottiglia, dura almeno 36 mesi. Il risultato è un mix tra note ossidative di frutta secca, sensazioni di pasticceria e slanci agrumati, decisi e trascinanti nel sorso. Un gioco di opposti che funziona”.   

 

VINCENZO DONATIELLO, SOMMELIER DI PIAZZA DUOMO

“Scelgo il Dosaggio Zero 36 mesi di Coppola, negroamaro vinificato in bianco e spumantizzato. Una piacevole sorpresa grazie a profumi eleganti di panificazione e frutta bianca. L’assaggio è fresco, avvolgente e minerale”.

 

SEBASTIEN FERRARA, SOMMELIER DEL MUDEC

“Direi il Giubilo Spumante 2017 di Fausto Andi. Siamo a Montù Beccaria, in Oltrepò Pavese. Per uve pinot nero, barbera e un altro vitigno autoctono a bacca bianca, di cui nemmeno Fausto sa il nome. Un vino sicuramente diverso rispetto ai normali spumanti, anche se per lui questa è la normalità. La particolarità è che appena pressata l’uva, il mosto finisce direttamente in bottiglia, senza alcun tipo di decantazione statica o altro, quindi entrambe le fermentazioni avvengono nel vetro. Forse non è un vino immediato. Va capito e assaggiato con tranquillità”.

 

ADELE GRANIERI, SLOW WINE

“La Prima Volta 2015 di Cantina della Volta. Christian Bellei può essere considerato il Re Mida del Sorbara. Ha nel cuore l’uva della sua terra, cui ha dedicato una serie di affascinanti interpretazioni che testimoniano la versatilità e la grandezza del vitigno, ma nella testa il pensiero costante al Metodo Classico, attraverso cui eleva lo spirito apparentemente rustico del Sorbara. La vendemmia 2015 rappresenta la seconda edizione de La Prima Volta, vino creato nel 2010 assieme al nuovo brand dell’azienda: uno spumante dalle sfumature di rosa appena percettibili, in cui i delicati profumi di ribes e lampone si fondono alle note iodate e gessose, lasciando trapelare sottili sbuffi di zagara, che si sublimano in un sorso pieno e cremoso, ma al contempo teso e affilato, dal lungo finale sapido”.

 

ANDREA GRIGNAFFINI, ESPRESSO

“Mongioia è una di quelle aziende che hanno allargato orizzontalmente e approfondito verticalmente i paradigmi del Moscato d’Asti. L’Astralis 2017 è una rilettura contemporanea di un Moscato dai profumi d’antan, dove si inseguono fiori passiti, canditi succulenti e frutti macerati in un sorso agile, che chiama il successivo. Sigillo natalizio”.

 

GRAZIANO NANI, INTRAVINO

Terzavia, spumante di casa De Bartoli realizzato in zona Marsala. Il vitigno è il grillo, uva dalla classe infinita. Metodo classico e zero dosaggio, la freschezza è una lama affilata che affetta salami, capponi e tutto quello che trova sulle tavole di Natale. Con la mineralità infinita riempie il palato, con l’acidità sferzante lo pulisce cancellando ogni traccia. Terzavia, che tutti i bagordi porta via”.

 

SOKOL NDREKO, SOMMELIER DEL LUX LUCIS

 “Il Contestatore dell’azienda agricola Il Pendio di Michele Loda a Monticelli Brusati, cantina che abbina la conduzione biodinamica alla qualità e soprattutto alla pulizia tecnica su un vitigno ricchissimo come lo chardonnay. Per la precisione è un pas dosé lasciato affinare per non meno di 60 mesi sui lieviti. Il risultato è un sorso che racchiude complessità fruttata, floreale e crosta di pane, mirando dritto alla mineralità e ai sentori terziari con intensità e croccantezza. Un vino attraente e ideale per brindare, che potrebbe essere anche un’ottima idea regalo”.

 

ANTONIO PAOLINI, GAMBERO ROSSO

Il Perlugo di Pievalta è la versione marchigiana dei saperi e delle scelte di sostenibilità (certificate da Biodyvin, associazione internazionale che include tra gli altri Romanée Conti e Leflaive), ampiamente rodate in Franciacorta da Barone Pizzini e finemente adattate a varietà e territorio di riferimento. Fresco e teso (ma tutt’altro che puntuto), allegro e sfaccettato allo stesso tempo, Perlugo è la riprova di quanto il Verdicchio, specie se allevato con oculatezza in quota, si esprima alla grande anche in versione bolla. Ciliegiona sulla torta, il prezzo: 15 euro o pochissimo di più per festeggiare senza pensieri”.

 

ALESSIO PIETROBATTISTA, SLOW WINE

“Brut Metodo Classico Dryas, uno spumante che non sente la necessità di scimmiottare nessuno. Manifesta un carattere territoriale lampante, frutto di un savoir-faire ormai consolidato nella famiglia Loffredo, che ha contribuito a puntare i riflettori su Montefredane, terra di artigiani del vino irpino. Difficile non restarne affascinati, lasciando che il tempo faccia emergere i caratteri iodati e rocciosi, con un sottofondo fumé che porta dritti su questi terreni argillosi”.

THOMAS PIRAS, SOMMELIER DEL CONTRASTE

“Sono affezionato a Casa Caterina, in particolare alla Cuvée 60, una bolla alla portata di tutti. Dovendo fare un nome più insolito, però, mi viene in mente un fiano del Cilento, La Matta Spumante Dosaggio Zero di Casebianche, il cui liqueur è il vino stesso con macerazione. Un metodo classico sicuramente eclettico in quanto non prevede sboccatura, ma viene proposto con i lieviti originali. Il risultato è molto complesso: l’acidità fornisce una bella spina dorsale affilata, sulla base di una grande materia e di sentori leggermente submaturi, portati dai lieviti e dalla varietà fiano. Mi piace tantissimo con le interiora: sostiene e sgrassa”.

 

GIAMPIERO PULCINI, AUTORE DE IL VINO SINCERISSIMO

“Ho un rapporto controverso con le bollicine: mi piacciono ma le frequento poco, forse perché le uniche che davvero apprezzo sono quelle della Champagne. Non sono ancora riuscito a entrare in sintonia con i Metodo Classico di casa nostra, in parte per una mia resistenza logica alla tipologia. In Italia abbiamo la meravigliosa tradizione dei vini frizzanti da rifermentazione sui lieviti in bottiglia. Specie nel circuito dei naturali oggi sono diventati una moda, capita sovente di trovarne interpretazioni estemporanee poco convincenti. Ma nelle zone in cui i frizzanti hanno una vera storia agricola, capillare e domestica, benché sfigurati negli ultimi trent’anni da uno sciagurato approccio industriale, resistono artigiani – spesso giovani – capaci di piccole meraviglie.

Nel Lazio segnalo il Ribolie (malvasia, trebbiano, bombino e bellone) di Cantina Ribelà, che produce effetti psichedelici in abbinamento alla porchetta. In Emilia – a parte i millimetrici Sorbara a imbottigliamento progressivo del Professor Vincenzo Venturelli (che tuttavia produce in via amatoriale, pur essendo un luminare in materia) – direi il solidissimo Fontana dei Boschi (grasparossa da Castelvetro di Modena) dell’irresistibile Vittorio Graziano. Da pochi ma insistiti assaggi ho trovato notevole per garbo e spontaneità il Lambrusco Maestri di Podere Magia in San Polo D’Enza, opera del professor Stefano Pescarmona, competente come pochi in materia di biodinamica. Infine, a Farra di Soligo, il Prosecco Vitale Malga Ribelle di Vitale Girardi, ragazzo eccezionale capace di trasferire intatti nelle sue bottiglie sur-lie tutti i profumi di quelle colline calcaree e dei formaggi che egli stesso produce col latte delle mucche che alleva”.

MARCO REITANO, SOMMELIER DELLA PERGOLA

“Scelgo la Cuvée Brut 50 mesi di Terrazze dell’Etna, spumante pieno, complesso, dal gusto morbido e persistente, sapido e marcato, con una spiccata freschezza territoriale, perfetto per sgrassare i palati durante le festività”.

 

GIANNI SINESI, SOMMELIER DEL REALE

“Per me queste feste saranno più speciali del solito ed in un certo senso sarà più facile di altri anni scegliere la mia bollicina italiana del cuore per i brindisi. Quest’anno infatti ho realizzato un sogno, con una mia selezione di Franciacorta Riserva dall’importante annata 2007, degorgiata con una liqueur scelta da me dopo 12 anni sui lieviti. Con questo Franciacorta voglio raccontare l’eccellenza di una produzione stilisticamente rigorosa, che esprime i valori del vino in cui credo: eleganza, piacevolezza, autenticità e territorialità. Anche se abbiamo sempre un riguardo particolare per la Francia delle bollicine, in Italia ci sono vini di grande complessità come questo Franciacorta che racconta la Nascita, proprio come il Natale. Una nascita dalla terra, poiché esprime fedelmente il territorio nel suo essere Pas Dosé, ma anche la nascita del mio progetto “Impressioni” che vuole raccontare il legame tra l’uomo e il terroir celebrandolo con la condivisione. Quale miglior occasione delle feste per condividere un calice di bollicina e augurare buon Natale e buon anno nuovo a tutti.”