10 ristoranti 3 stelle Michelin in 10 giorni. Viaggio lungo il Mediterraneo tra Francia e Spagna in tutti i top restaurant

Niente voli low cost, bensì guidando una vettura cabrio e percorrere gli oltre 2000 chilometri necessari per completare un grand tour gastronomico senza pari, tra Francia e Spagna.

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I Ristoranti

Si potrebbe accorciare la distanza, riducendola a meno di 1800, passando nel tormentato entroterra spagnolo ormai civilizzato dal’autostrada, ma perché rinunciare ancora una volta all’emozione che ti dà la rotta del regista delle grandi fughe. Salvatores insegna, il buon gusto miscelato con un calibrato senso dell’avventura diventa edonismo turistico spinto verso l’essenza dello spirito libero. Avventura Borderline, che va sempre bene nella playlist che ci accompagnerà da Menton a El Puerto de Santa Maria.

No, vi prego, niente aerei e macchinette a noleggio. Tutto deve essere proporzionato. Esclusività assoluta, alternando comode autostrade a tratti che portano appena un poco fuori dalla tematica del viaggio, che deve rimanere a bordo mare, per quanto possibile, con un paio di piccole eccezioni utili a completare la splendida lista gourmet.

Le lingue da parlare saranno soltanto due, francese e spagnolo, ma facendosi prendere dall’entusiasmo e dalla dolcezza del clima, si potrebbe tentare qualche approccio all’ostico portoghese, perché anche laggiù in Algarve qualche cosa si sta muovendo nella direzione “tre stelle”, che però a quel punto sarebbero già atlantiche.

Un’idea per il ritorno? Beh, senza per forza far tappa ovunque la rossa indichi il magico tris, ci sarebbe la verticale Malaga-Madrid-San Sebastian che sembra messa lì apposta per cambiare rotta e registro, andando incontro ai venti atlantici che si esauriranno oltre i Pirenei francesi, aprendo nuovamente la strada del sud ovest francese, ritornando infine al Mediterrano.

Bene, allora si parte. Go west, perché the west is the best. Budget? 10.000 euro a persona, che si sforerà sicuramente.

 

Menton: Le Mirazur – Mauro Colagreco

Il ragazzo argentino dalle belle speranze, grandi capacità tecniche ma dalle scarse risorse economiche ha fatto comunque in fretta, è andato di corsa, a dispetto di una fisicità che è lontana dall’ormai stereotipato modello dello chef alto, bello e magro. Mauro ci ha messo le mani, il cuore e la testa, e in circa 12 anni ha portato il padiglione vetrato con vista su Monaco e il primo lembo di costa italiana al top assoluto mondiale. Tre stelle Michelin, numero 1 nei 50 Best ecc… compreso l’elegante giglio Relais et Chateaux che sottolinea ulteriormente una riuscita ricerca di essenzialità e gourmandise al tempo stesso, utilizzando i prodotti del mare, dell’orto e dell’entroterra provenzale o italiano che sia.

 

Montecarlo: Le Louis XV – Alain Ducasse

Due tre stelle Michelin così vicini era difficile immaginarli, invece nessuna baronia da parte del più grande chef manager della storia della ristorazione mondiale. Inutile ribadire le quantità di stelle sparse per il mondo a suo nome, così come le attività correlate, legate comunque al turismo e alla gastronomia. Al Louis XV si vive -come da sempre- l’arte di vivere, la perfezione del servizio, la cantina spettacolare (in ogni senso) e una cucina che non perde mai il senso della realtà, andando oltre le mode, superandole semplicemente eseguendo al meglio i classici rendendoli attuali. Il ristrutturato Hotel de Paris offre anche altro, di ogni livello, ma la sosta al Louis XV è quanto di più irrinunciabile in questa vita.

 

St. Tropez: La Vague d’Or – Arnaud Donckele

Les pieds dans l’eau, ma riparati dal vento e dalle mareggiate dalla raffinata struttura -ormai storica- rappresentata dall’hotel Cheval Blanc, giù, nella deliziosa spiaggia della Bouillabaisse. Comfort d’alta classe con vista sulla baia, attendendo sontuosi amuse bouche già dal momento dedicato all’aperitivo serale. Il ristorante è aperto solo la sera, ma arrivando prestino si potrà godere dell’ultimo gioco di luci del sole al tramonto. Dalla cucina, che pulsa sotto la spinta di una trentina di cuochi tutto il meglio che si possa identificare come “il meglio” in Provenza. Il prezzo? Non si chiede. Si chiudono gli occhi e si sogna.

 

Le Castellet: Christophe Bacquié

Arrivando qui con un’auto particolarmente sportiva, dopo una breve deviazione dalla costa, si potrebbe approfittare del noto autodromo per lasciar libero sfogo ai cavalli, prima di accedere all’Hotel du Castellet. Giardini, piscine, spa e golf. Ma a noi interessa questa cucina che sigilla l’estetica all’interno di sapori definiti e definitivi. Anche qui solo la sera per godere dell’esclusività gourmet e gourmand, mantenendo anche in questo caso un’aderenza territoriale rassicurante. Una cucina di prossimità? Anche, con tutti i comfort riconoscibile sotto il simbolo Relais et Chateaux.

 

Marsiglia: Le Petit Nice – Gerard Passedat

Dietro una curva, all’improvviso, sormontando le bianche scogliere che accompagnano la strada statale verso le spiagge nascoste di Marsiglia. Qualche isolotto che pare alla deriva. Lì sopra c’è da decenni questo apparentemente sobrio R & C con ristorante tristellato. La vista inarrivabile sul Mediterraneo invita a prendere un primo aperitivo. Qui il caldo secco porta dall’entroterra il profumo di “garrigue” mentre quando gira ecco il salmastro. Toni accesi, forti come la luce del giorno o le brezze serali. Quello che ti aspetti e che poi arriva nel piatto senza compromessi, godendosi uno spicchio di felicità che va oltre la vetrata e il gesto stesso nascosto da un giro di forchetta e un colpo di coltello. Prezzi profondi come la vista sull’orizzonte.

 

Girona: El Celler de Can Roca – Roca Hermanos

Per molti il miglior ristorante del mondo, per continuità, servizio, cucina innovativa o classica, cantina monumentale e capacità di raccogliere i cinque sensi all’interno di una esperienza che va ben oltre la concezione di pasto al ristorante. Quindi vale ampiamente la deviazione dalla nostra rotta verso ovest, di una mezzoretta, prima di piegare verso sud. Cosa dire ancora di questi tre fratelli che hanno saputo dividersi i compiti più delicati: dalla pasticceria, la cucina salata, il servizio e la scelta dei vini. Cadre criticato perché all’origine un po’ freddo, ma il calore arriva con un sorriso, un calice di vino e un sontuoso piatto, non importa se classico o innovativo

 

Barcellona: Abac – Jordi Cruz

Insieme a San Sebastian, Barcellona è diventata negli anni punto di riferimento assoluto sul tema, alternativo allo strapotere storico e contemporaneo della grande cucina basca, quella che ha segnato maggiormente lo sviluppo dell’alta ristorazione spagnola. Guidato dal giovane Jordi Cruz, l’Abac è anche sontuoso hotel con tutti i servizi immaginabili, mentre il ristorante (aperto pranzo e cena), si declina in maniera originale, passando attraverso un percorso composto da una ventina di piccole proposte di gran carattere, quanto inventive. Si passa dal tema Terrace al Kitchen e infine the Restaurant. Da segnalare anche per il buon rapporto qualità prezzo (tenuto conto del livello della proposta), perché i circa 200 euro richiesti divisi per 20 portate, alla fine sono poi circa 10 euro l’una.

 

Barcellona: Lasarte – Martin Berasategui

Emanazione catalana del notissimo locale di Martin Berasategui (nei Paesi Baschi), il Lasarte (località di provenienza culinaria dello chef), aprì le porte nel non lontano 2006 e raggiunse il massimo riconoscimento della rossa già nel 2017, facendo un percorso netto di crescita. Rinnovato abbastanza recentemente, si trova felicemente collocato all’interno del classico Monument Hotel, lungo l’elegante Paseo de Gracia, arteria principe per i succubi dello shopping di alta qualità ma anche per i patiti dell’arte, che possono scorgere alcuni dei più riusciti progetti del celebre architetto Gaudì. Offerta declinata alla carta con piatti relativamente “tranquilli” e non troppo esasperati, da ritrovare nei due menù degustazione, anche qui prevedendo qualche cosa in più di 200 euro

 

Denia: Quique Dacosta

Si scende in picchiata verso sud, verso Alicante, facendo tappa nella piccola località balneare di Denia, dove Quique Dacosta inventò una serie di piatti straordinari sia per l’utilizzo massiccio di tecniche d’avanguardia sia per l’esasperata ricerca di forme e di colori che portassero l’alta cucina verso un concetto vicino più all’arte che all’artigianato. Piatti bellissimi e serie di signature dish che i suoi colleghi possono solo invidiare. L’avventura continua, dopo che anche la critica si trova d’accordo, inserendolo da ormai 5 anni nei primi 10 ristoranti del mondo. Menù impegnativo, nel senso di numero di portate, e grande esperienza anche per gli occhi.

 

El Puerto de Santa Maria: Aponiente – Angel Leòn

Più Aponiente di così non si può, almeno per quanto riguarda la Spagna meridionale, che termina poco dopo El Puerto de Santa Maria. Aponiente, ristorante anomalo, per struttura e per proposta, che fa del mare nascosto il proprio proposito, la propria missione, che è quella di far conoscere quello che c’è sotto il mare. Cucina di esplorazione, mai prevedibile, come in una notte di pesca o in una giornata di immersioni alla ricerca di quello che non conosciamo e che siamo curiosi di far emergere durante un lungo viaggio.