Opus One, la storia leggendaria del vino americano più famoso del mondo

Produrre negli Stati Uniti un vino degno dei più grandi Bordeaux, questo il sogno riuscito di due grandi uomini, visionari quanto concreti.

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opus one
La Storia

È stato lo sport vinicolo più praticato nel secolo scorso un po’ ovunque nel mondo, nelle zone più vocate alla coltivazione della vite. Produrre un vino degno dei grandi bordolesi. Opus One è il sogno realizzato di due uomini il barone Philippe de Rothschild di Chateau Mouton Rothschild (a Bordeaux) e il vignaiolo americano della Napa Valley Robert Mondavi. Insieme, i fondatori di Opus One decisero di creare un unico vino dedicato alla ricerca di una qualità senza compromessi. Questa singolare missione non si è mai fermata, e annata dopo annata, scolpisce un vino destinato a far gioire oggi e far immaginare orizzonti lontani alle generazioni a venire.

I vitigni, che entrano in proporzione variabile nel blend sono cinque cabernet sauvignon, petit, verdot, merlot, cabernet franc e mabec. Domina il cabernet sauvignon, che trasmette il suo nerbo, il suo carattere, difficile da dominare e per questo addolcito dagli altri vitigni più docili, come il merlot. L‘Opus One è straordinariamente elegante e luminoso in gioventù, quando offre romantici aromi di frutta rossa e nera fresca, spezie e vaniglia (dai 18 mesi di barrique) e una delicata fragranza di fiori primaverili. Il bouquet iniziale è arricchito da note più sfumate di salvia, rosmarino e oliva nera. Sapori succosi di amarena, mora e cassis invadono il palato e tannini cremosi a grana fine offrono una struttura deliziosamente rotonda. Armonici e vivaci, i sapori persistono per creare un finale duraturo con tocchi di cioccolato fondente e caffè espresso.

Quindi non è certo la complessità a mancare, quanto il tempo di attendere che tutti questi descrittivi (avvertibili abbastanza facilmente), si fondano in un unico vino. Adesso, con il bicchiere in mano e sotto il naso il bouquet di Opus One viene voglia di sapere da dove si è originata questa meraviglia enologica. Opus One Winery è un’azienda vinicola relativamente giovane, situata a Oakville, in California. Relativamente giovane perché si parla di anni ’70, quando i grandi vini rossi del mondo, francesi in particolare, possono vantare secoli di storia da rivendere a caro prezzo su ogni mercato.

Forse molti non lo sanno, ma il vino, all’origine e fino al 1981 si definiva NapaMedoc, appellativo che oggi fa un po’ sorridere, ma che servì a far da ponte con il nome che prese dalla mitica annata 1982, data di nascita di Opus One. Anche il vitigno base è un po’ americanizzato nel termine. NapernValley Cabernet Sauvignon ci dà un’ulteriore indicazione sulla zona di provenienza, Napa Valley, di cui Opus One diventò punto di riferimento qualitativo e anche di prezzo.

Dalla join venture Mondavi – Rothschild nacque una prima cantina, che di per sé stessa simboleggiava una grande novità nel settore vinicola, perché oltre al valore intrinseco del prodotto, il tutto venne nobilitato dalla presenza in società del Barone Rothschild, come fosse una certificazione aggiuntiva a tutto quanto si stava facendo in vigna e in cantina.

Per diversi anni (la prima annata risale al 1979) rimase il vino più costoso di Napa Valley. Costava 50 dollari, che non era poco in quegli anni, quando un bordolese top costava non molto di più. Fece da traino a diversi altri nuovi vini del nuovo mondo, che con il tempo spuntarono prezzi molto importanti. Oggi Opus One mantiene una posizione di rilievo anche sul piano economico nel panorama americano, ma essendo diventato un classico si allontana dal concetto di vino di nicchia, di moda, di un momento, e prende il carattere nobiliare che lo contraddistingue dal tempo delle sue origini, più bordolesi che americane. 300/400 dollari oggi sono sufficienti per bersi un sorso di storia che è anche contemporanea.

Un tocco di modernità. Sicuramente, perché in giro per il mondo vinicolo si stavano costruendo cantine avveniristiche, frutto dell’opera di noti design e architetti che ebbero a disposizione fondi importanti da investire, per creare luoghi simbolo oltre che per inserire all’interno delle cantine una tecnologia la più avanzata possibile. Qui accadde (abbastanza sobriamente) nel 1989, mentre la prima annata rilasciata da questa struttura è la 1991, messa sul mercato nel 1994, quindi con 18 mesi di affinamento in barrique e il resto in bottiglia. Un po’ come in tutti gli altri Chateaux, per dirla alla bordolese, nacque il secondo vino, quello che normalmente si produce prelevando il frutto dalle piante più giovani, dagli appezzamenti meno favoriti dall’esposizione solare, o dalle annate meno soddisfacenti. Quindi, dal 1993 ecco nascere un nuovo dal nome evocativo Ouverture.

Un’altra curiosità che poco a che fare con appezzamenti di cabernet viene fuori dal gossip, quando si parla del dove nacque questo vino. Ebbene sì, questo vino nacque teoricamente nel 1970 al Mauna Kea Beach Hotel, sulla Big Island delle Hawaii, dove Robert Mondavi e il barone Philippe de Rothschild si sono incontrati per la prima volta e hanno iniziato la loro collaborazione per fondere il vecchio e il nuovo mondo in un’unica grande opera. La joint venture tra Mondavi e il barone Rothschild fu annunciata nel 1980, sebbene i piani per la cantina fossero stati sviluppati tra i due uomini dall’inizio degli anni ’70. Nel 1980, Mondavi vendette altre proprietà per far fronte all’imponente investimento mentre il barone Rothschild non aveva certo problemi economici, e probabilmente lo fece per passione, per amicizia e per il gusto della sfida.

Già dagli anni ’90 Opus One divenne vino cult in Napa Valley, negli Stati Uniti, ma anche in Asia ed in Europa, dove cominciarono a circolare le prime bottiglie, che se non ricordo male, costavano in enoteca o al ristorante intorno alle 100.000 lire. Un lusso accessibile, anche se parente stretto con le migliori riuscite di Bordeaux, quindi si trattava di gusto, di scelta, di curiosità, di cultura aggiuntiva a quello che già si conosceva, grazie alla coppia visionaria franco-americana che ci regalarono questa chicca enologica di assoluto rilievo, etichettata con uno strano design, che sottolinea il concetto di una bottiglia per due.