5 Ristoranti Gourmet da scoprire a Palermo

Ecco un interessante viaggio gourmet per scoprire i ristoranti palermitani che hanno fatto la storia in città, le migliori nuove aperture e i cambi di guardia delle più interessanti realtà gastronomiche cittadine.

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5 ristoranti gourmet a Palermo
I Ristoranti

Dici Palermo e pensi subito al cibo di strada, ma anche se panelle, cannoli, stigghiole e arancine rigorosamente femmine rimangono nel cuore di turisti e autoctoni sono diversi gli indirizzi in città che si distinguono per la ricercatezza dell’esperienza gastronomica, per la bellezza e l’eleganza degli ambienti, per il fascino di una cucina che a Palermo si tinge di colori a tinte forti e dei sapori intensi dei prodotti del territorio.

Ecco dunque 5 indirizzi gourmet che vi conquisteranno.

 

1. Ristorante Charleston

È un pezzo di storia di Palermo, un’icona non solo della ristorazione ma anche del costume e della cultura della città. Il ristorante Charleston, che quest’anno compie 50 anni di attività, da qualche tempo risiede nella storica villa Liberty dei Conti Bernard de la Gatinais, in Viale Regina Elena 37/39 a Mondello, la celebre spiaggia sabbiosa di Palermo. Il Charleston ha ospitato e servito personaggi di spicco del mondo della cultura, della politica e dello spettacolo: da Maria Callas a Papa Giovanni Paolo II e rimane nel cuore di tutti come un’istituzione della ristorazione in città. La sua cucina, ben equilibrata fra tradizione siciliana e ispirazione internazionale, continua oggi ad essere il punto di riferimento e garanzia di eleganza e ricercatezza per gourmand e appassionati grazie ai piatti del giovane chef Santino Corso, promessa del panorama culinario nazionale. In sala Giorgio Dragotta, sommelier del Charleston dal 1974, guida la scelta tra le oltre 500 pregiate etichette di vitigni siciliani, italiani ed esteri.

La carta è variegata e attenta, con tre menù degustazione e conduce alla scoperta di una cucina elegante, ricercata e rassicurante, creativa ma fortemente legata al territorio. Un’attenzione particolare è posta sul mare con un menù dedicato che racconta i doni del mare, talvolta crudi, talaltra cotti, talvolta impiegati in purezza oppure oggetto di interpretazione.

Sua maestà il gambero rosso

Un piatto suddiviso in 4 differenti parti, tutte create a partire da un unico gambero rosso che creano una composizione ispirato alle opere d’arte contemporanee. Pezzo forte “la testa”, che sdogana per la prima volta in un ristorante gourmet l’usanza palermitana di succhiare l’interno della testa di gambero.

 

2. Ristorante Cuvee du Jour

La lussuosa sala in inverno colpisce per i decori liberty e i cristalli, in estate il pittoresco giardino di agrumi accoglie in una raffinata atmosfera mediterranea. Siamo in uno dei luoghi più eleganti della città, il Grand Hotel Villa Igiea che custodisce un indirizzo prezioso: il ristorante Cuvée du Jour diretto da Carmelo Trentacosti. Aperto nel 2015, si contraddistingue per la sua atmosfera esclusiva, all’interno solo una ventina di posti a sedere e una cantina di oltre 400 eccellenti etichette. La cucina dialoga prevalentemente con le materie prime della Sicilia ma la fantasia dello chef stupisce per la personalissima visione dei piatti.

Una volta seduti la scelta è vasta, con un menù à la carte e due percorsi di degustazioni uno di mare e l’altro di terra, i piatti si distinguono per i sapori delicati, idee originali e una bella presenza scenica, l’equilibrio dei contrasti costituisce l’elemento inaspettato. I sapori sono armonici al palato ma dritti e precisi, al centro c’è sempre il personalissimo legame tra il territorio e lo chef ma l’esito risulta davvero originale e stimolante, per nulla provinciale, in grado di sorprendere ogni raffinato gourmand.

Parmigiana di melanzane cuvee du jour

Questo piatto estivo è un mostro sacro della tradizione, il confronto con la mano dello chef lo spoglia dalla grassezza della ricetta secolare e lo trasforma in una versione ludica e irriverente.  La melanzana perlina morbidamente farcita viene panata nella sua stessa buccia disidratata che le dona un inaspettato colore nero, la doppia spirale di crema di datterino e formaggio fuso la accoglie nel piatto, la presenza del basilico riporta sulla terra.

 

3. Gagini Social Restaurant

Una strada nuova si è appena aperta nella ristorazione palermitana. Interpreti di questo cambiamento sono gli chef Massimiliano Mandozzi ed Elnava De Rosa, arrivati solo da qualche settimana a Palermo per realizzare il sogno di Franco Virga e Stefania Milano, padroni di casa del Gagini Social Restaurant, il ristorante di via dei Cassari 35 che, dopo otto anni di attività, ha oggi un obiettivo ben preciso: iniziare un percorso di respiro internazionale per raccontare attraverso chiavi di lettura inedite la Sicilia, il Mediterraneo e il mondo, mantenendo però le radici ben salde nel patrimonio agroalimentare dell’Isola.

I due cuochi si esprimono con una cifra stilistica netta e precisa, entrambi non sono siciliani, né hanno mai lavorato sull’isola, lei pasticcera lui chef, coppia nel lavoro e nella vita, nelle loro proposte è evidente un elegante dialogo con le tecniche e le texture tipiche della pasticceria e un continuo scambio di ingredienti tra pasto e fine pasto. I piatti giocano con le contaminazioni e il minimalismo per arrivare a tratti più irriverenti dove la sorpresa è sempre dietro l’angolo. Il menù degustazione, al momento, è quasi un esercizio didattico, uno strumento per applicare la tecnica sopraffina alla nuova materia prima, l’espressione di un occhio esterno sul territorio che si sta allenando ad esaltare ogni ingrediente, aperto e attento alla conoscenza di un mondo nuovo. I piatti esprimono tutta l’intelligenza della ricerca del connubio perfetto tra tecnica e prodotto, le cotture sono precise e puntuali, le presentazioni sono eleganti a tratti ironiche e colorate. Tutto lascia sperare che dopo questa naturale e positiva fase di avvio dei motori ci sarà molto da divertirsi, se si avrà il coraggio di continuare a spingere sull’acceleratore.

Il gelato al carpione sorprende nell’incontro con la mupa dove è presente una leggera nota di fumo, il croccante di farro accompagna fino all’ultimo boccone. Ogni morso è diverso, un piatto interamente giocato sull’alternanza di differenti texture, temperature e sapidità.

 

4. Ristorante Le Cattive

LE CATTIVE è una vineria letteraria ma anche uno spazio polifunzionale, una biblioteca e un ristorante. Un progetto di ristorazione firmato dalla famiglia Tasca d’Almerita e aperto l’estate scorsa all’interno di Palazzo Butera, il complesso settecentesco situato all’interno del quartiere storico della Kalsa recuperato grazie alla titanica opera di restauro di Massimo e Francesca Valsecchi, il progetto dello spazio è curato dal celebre architetto Giovanni Cappelletti.

L’intera proposta gastronomica è stata affidata ad uno staff di giovani siciliani under 30, alla guida della brigata, Daniele Olivastro (29 anni, archeologo palermitano, diplomato all’Alma e con trascorsi a Londra con il pluristellato Heston Blumenthal). Al centro dei piatti c’è la valorizzazione del territorio e della tradizione locale, due elementi imprescindibili che costituisco le solide basi per un equilibrio perfetto tra creatività e memoria. Lo studio e la ricerca storica di ricette del passato, dalla cucina di casa dei Monsù alle pietanze contadine dell’entroterra e del mare sono la costante di proposte che stuzzicano la vista e il palato, rimanendo ancorati ai ricordi dei sapori tradizionali senza rinunciare a stimolare suggestioni nuove attraverso l’uso di tecniche di cottura più contemporanee, stratificando le consistenze e giocando con la concentrazione dei sapori. I piatti sono un goloso confronto, quasi comparativo, tra i sapori scolpiti nella memoria di ogni siciliano e la sperimentazione mai azzardata ed estremamente equilibrata dello chef.

Nell’uovo cotto a bassa temperatura con salsa di pomodoro, spuma di formaggio, e crumble di menta c’è tutto il sapore del sostanzioso “piatto di un volta” risemantizzato in un’autentica chiave gourmet, dove a farla da padrone è l’ancora del ricordo.

 

5. Ristorante Perciasacchi

Gourmet, anche nella semplicità, ma soprattutto nel pane e nelle pizza. Per PerciaSacchi, il ristorante-pizzeria che si trova in via Monte di Pietà 5, nel cuore del verace storico palermitano, la ricerca dell’eccellenza parte dalla selezione della materia prima squisitamente locale e dal rapporto con i piccoli e piccolissimi produttori. Allevatori, coltivatori, vignaioli, casari, macellai trovano in questo ristorante l’esaltazione dei loro prodotti in una chiave sincera e rispettosa.

PerciaSacchi si è recentemente rinnovato con interni più luminosi, gli arredi semplici e lineari riflettono la filosofia della cucina, pochi orpelli e materia grezza a vista anche per il vestito nuovo del ristorante. Il menu con piatti a filiera corta racconta un progetto che da sei anni è guidato con grande cuore ed energia da Renata Ferruzza, che garantisce personalmente la rete etica dei prodotti utilizzati e la realizzazione di ricette autentiche che sanno raccontare bene il patrimonio tradizionale della cucina di territorio e le sue contaminazioni storiche e culturali. La tracciabilità al 100% di ogni ingrediente, la consapevolezza che la salute passa da quel che mangiamo, le lavorazioni artigianali e l’approccio etico e consapevole all’agricoltura fanno di questo luogo l’indirizzo perfetto per conoscere il fresco sapore della genuinità.

Per gli amanti dei lievitati da non perdere “lo sfincione”, la tradizionale pizza palermitana, realizzata con una grandissima attenzione ai singoli ingredienti: grano duro macinato a pietra, lievito madre, ricotta biologica di un piccolo produttore della Madonie, tuma di pecora selezionata a partire dall’ormai smarrita capacità di “sdigrinare” sotto ai denti e la cipolla paglina di Castrofilippo, presidio slow food presente sullo sfincione secondo disponibilità stagionale, trasformano il più povero dei cibi di strada in un piatto da re.