Milano, cinque trattorie da provare niente fumo e tutto arrosto

Come dalla nonna, ma meglio: per chi al fashion food predilige la cucina casalinga, una proposta di cinque trattorie dove mangiar bene per davvero e senza fronzoli.

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Le Trattorie

Tra equilibrismi tecnici e manie di ostentazione, tra desiderio di stupire e ricerca dell’ignoto, in uno show ricco di effetti speciali da realizzarsi rigorosamente sul palcoscenico di asettiche cucine a vista, davanti agli occhi affamati d’innovazione di un’audience curiosa ed esigente, si udirà sempre il vociferare dei ribelli, il bisbigliare degli scettici che, di fronte all’ennesimo piatto in stato di sublimazione, esclameranno senza alcun riserbo: “Qui è tutto fumo e niente arrosto”.

Stanchi di dessert scomposti e di rivisitazioni in chiave 2.0, ormai assuefatti alla superficialità di una cucina a misura di smartphone e ignoranti robot, i baluardi della classicità senza tempo vagano per la città predicando con convinzione che è tempo di tornare alle origini, abbandonando per un attimo il topfloor, ma rimanendo al top di gamma in termini di qualità e sostanza.

Lasciato a casa il kit del piccolo chimico in cucina, si parte leggeri e – si consiglia – a stomaco vuoto, per un viaggio alla scoperta di cinque trattorie da non perdere nella zona di Milano e dintorni: in poche righe, un vademecum da gourmet dedicato agli amanti dei sapori autentici e agli instancabili profeti di genuinità.

 

1 Trippa

Semplicemente buona cucina: il sogno in comune di due ragazzi e un concept che funziona, perché Trippa è sempre pieno e lo è da sempre, o meglio dall’estate 2015, anno della sua apertura. Trippa si trova a Milano nel quartiere di Porta Romana, in via Giorgio Vasari 1, all’angolo con via Lodovico Muratori, in una zona ricca di fermento nell’universo food & drink milanese. Diego Rossi, lo chef, è di origini venete; dei suoi trent’anni, quindici li ha trascorsi in cucina, in contesti di prestigio quali il Ristorante St Hubertus dell’Hotel Rosa Alpina di San Cassiano in Badia, La Locanda Margon delle Cantine Ferrari a Trento e Le Antiche Contrade a Cuneo, dove ha ottenuto la Stella Michelin. Il suo obiettivo è una cucina sostenibile, basata sulla genuinità degli ingredienti e sulla ricerca delle erbe spontanee; ambasciatore del quinto quarto e dei “pesci poveri”, è un prodigioso re Mida ai fornelli. Lo chef Diego ha conosciuto Pietro Caroli proprio a tavola: se è vero che mangiare insieme rivela tante cose sul proprio interlocutore, la loro amicizia ne è la prova. Pietro, poco più che trent’anni, una solida carriera aziendale alle spalle e una passione per la cucina e il vino, unisce visione strategica ed expertise manageriale alla professionalità di Diego. Nasce così Trippa, la Trattoria milanese con due T maiuscole, meta prediletta in città per i buongustai alla ricerca di qualità vera e sincera.

 

2 Mirta Trattoria

Nasce a maggio 2007 la trattoria di quartiere destinata a diventare in pochi anni un vero punto di riferimento sulla scena gastronomica milanese: situata in piazza San Materno 12, nella zona residenziale del Casoretto, Mirta Trattoria è aperta a pranzo e a cena, cinque giorni su sette, concedendosi meritatamente il lusso di rimanere chiusa il sabato e la domenica, perché il mantra qui è e rimane sempre “Siamo al completo”. Lo chef, l’uruguayano Juan Lema, sceglie una cucina quasi esclusivamente di terra, che punta sulla stagionalità e sull’attenta selezione degli ingredienti, nel rispetto della classicità italiana colorita da qualche variazione personale, senza mai sconfinare nell’innovazione fine a se stessa. Juan, trasferitosi in Italia da Montevideo nel 1990, aveva in mente di non fermarcisi per più di tre mesi; invece, complice l’incontro con Cristina Borgherini, oggi moglie e direttrice di sala, il suo progetto ha subito una felice proroga. Alla Trattoria Mirta, pasta, pane e dolci sono fatti in casa; carne e secondi sono le proposte imperdibili (piatto icona il Galletto disossato), che includono fegato, trippa e quinto quarto; non mancano le verdure di stagione, nobilitate da cotture precise e aromi intensi. Juan resta leale ai principi di autenticità e fedeltà alla terra, consolidati durante gli anni della formazione. Un percorso prevalentemente da autodidatta il suo, con un’unica eccezione: l’incontro con Antonio Ietto (ex allievo di Santin e oggi executive chef al ristorante dell’Hotel Miramonti a Frabosa Soprana), che ha consolidato in lui l’idea di una cucina discreta e riservata, fatta di passione, impegno e dedizione, lontano dai riflettori e dalle luci del palcoscenico.

 

3 Antica Trattoria del Gallo

Sulla scia di sapori e profumi autentici, rotolando verso sud lungo il corso del Naviglio Grande, ci si allontana progressivamente dallo scintillio patinato del centro città per abbracciare il verde delle campagne agricole di Gaggiano e ritrovarsi a Vigano Certosino, il borgo che dal 1870 ospita l’Antica Trattoria del Gallo. Meta d’eccellenza per le gite fuori porta delle buone forchette metropolitane, l’Antica Trattoria del Gallo, gestita per tre generazioni dalla famiglia Gerli, conserva tutta l’accoglienza e l’atmosfera di allora, promuovendo una cucina di territorio, semplice e diretta, nel rispetto del mantra “la tradizione è la nostra missione”. Tra i piatti storici, il cotechino con lenticchie, i ravioli di vitello al burro versato e parmigiano 24 mesi (preparati secondo la ricetta della casa), il pollo alla diavola, gli immancabili “mondeghili” e la “Costoletta alla milanese” alta battuta. Una cucina di eredità storica e successo sempre attuale, da abbinare a una carta dei vini ampia e ricercata, in costante evoluzione. La cantina – che merita una visita guidata – custodisce referenze sia italiane sia estere e include un’importante selezione di champagne di piccoli produttori récoltant per sorprendere anche i palati più raffinati. Un’esperienza gastronomica che conquista senza ostentazione, ideale per una gita in famiglia o tra amici, per una fuga dal brunch d’oltreoceano, alla riscoperta del pranzo domenicale milanese.

 

4 Trattoria de la Trebia

La Trattoria de la Trebia nasce a Milano nel 1981, nel quartiere di Porta Romana, in via Trebbia 32. Il manifesto recita tre parole: serietà, qualità, costanza. Un ampio dehors si affaccia sulla strada, invadendola di calore e vivacità, invitando i passanti a fermarsi ed entrare. L’ambiente è curato, l’accoglienza cordiale e rilassata, per un ristorante a conduzione familiare che può contare sulla fedeltà di una clientela affezionata e su un incessante passaparola. Prodotti di prima scelta e ricette classiche sono le basi di un menu dove la carne è assoluta protagonista e, su richiesta, veste i panni del filetto, della tagliata, della costoletta alla milanese o della fiorentina. Da provare anche i risotti e le paste fresche fatte in casa. La proposta della cantina è completa e conta referenze italiane e francesi, tra cui anche autorevoli etichette di champagne. Dal 2006 il locale è stato rinnovato e ampliato con la ristrutturazione della taverna, oggi uno spazio dal look rustico ed elegante allo stesso tempo, adatto anche a essere riservato per eventi esclusivi. La Trattoria de la Trebia è il luogo ideale per un pranzo di lavoro o un incontro di piacere, così come per una cena in un contesto amichevole e informale, caldo e accogliente, nel cuore della Milano contemporanea che si concede una pausa di gusto tra sapori sinceri e rassicuranti.

 

5 Dongiò

Siamo sempre a Milano, in via Bernardino Corio 3, nel cuore di Porta Romana, ma stavolta solo fisicamente: il ristorante Dongiò, immerso nel grigiore metropolitano, rivela un passaggio segreto verso il sud Italia e il sole caldo della Calabria. Tra la folla frettolosa di una Milano in corsa, Dongiò è un punto di riferimento piacevolmente anacronistico e decontestualizzato, dedicato a chi, in tavola, cerca benessere, schiettezza, semplicità e carattere. Dongiò è un ristorante a conduzione familiare da tre generazioni, nato nell’anno 1987: da quel momento, ogni mattina, nella piccola cucina, si realizza pasta fresca trafilata in bronzo e si sforna pane bianco, integrale e a base di ‘Nduja di Spilinga. La folkloristica ‘Nduja è anche la protagonista di altri piatti, tra cui le bruschette piccanti e gli iconici – oltre che ironici – spaghetti alla tamarro, preparati con trevisana rossa, salsina di pomodoro e crema di ricotta forte. Sardella, Caciocavallo della Sila e Capocollo sono gli altri ingredienti tipici della Calabria che rubano la scena in carta. Il menu comprende inoltre portate dal sapore più delicato e specialità del sud Italia tra cui schiaffettoni al pesto di pistacchi, polpette in umido, spaghettoni con crema di puntarelle, gnocchi e tagliatelle al ragù di salsiccia. I dolci sono tutti fatti in casa e preparati con zucchero di canna integrale biologico. L’ambiente è easy senza chic ed è per questo che piace e continua a piacere: accoglienza casalinga e sapori decisi in una trattoria d’altri tempi che fa cucina autentica senza scendere a compromessi.