Martina Caruso è la chef donna dell’anno per la Guida Michelin Italia 2019

Assegnato il Premio Michelin Chef Donna 2019 by Veuve Clicquot a Martina Caruso del ristorante Signum a Salina, in Sicilia, opportunità anche per un dibattito sul significato della femminilità in cucina che ruota intorno al progetto Atelier des Grandes Dames.

0
8790
Martina Caruso Donna Michelin 2019
L'Evento

Al The Yard Hotel di Milano, si è svolta la quarta edizione del progetto Atelier des Grandes Dames, network ideato dalla Maison Veuve Clicquot in collaborazione con Michelin Italia, con lo scopo di sostenere e celebrare i talenti femminili dell’alta ristorazione. L’occasione mira non solo all’importanza della presenza femminile in questo mestiere, che a oggi si incarna in una rosa di 16 chef (Martina Caruso * – Hotel Signum – Malfa Salina (ME); Caterina Ceraudo *– Dattilo – Strongoli (KR); Maria Cicorella * – Ristorante Pasha – Conversano (BA); Tina Cosenza – Ristorante Teresa – Genova Pegli (GE); Iside de Cesare * – La Parolina – Trevinano (VT); Michelina Fischetti *- Oasis-Sapori Antichi – Vallesaccarda (AV); Giuliana Germiniasi * – Ristorante Capriccio – Manerba del Garda (BS); Antonia Klugmann * – L’Argine a Vencò – Dolegna del Collio (GO); Katia Maccari * – I Salotti del Patriarca – Chiusi (SI); Solaika Marrocco * – Primo Restaurant – Lecce; Isa Mazzocchi * – La Palta – Borgonovo Val Tidone (PC); Aurora Mazzucchelli * – Ristorante Marconi – Sasso Marconi (BO); Fabrizia Meroi * – Ristorante Laite – Sappada (UD); Anna Tuti – Castello di Trussio dell’Aquila d’Oro – Dolegna del Collio (GO); Marianna Vitale * – Sud Ristorante – Quarto (NA); Mara Zanetti * – Ristorante Osteria da Fiore – Venezia), ma riprende il discorso sospeso a novembre durante la presentazione della Guida Michelin Italia 2019 riguardante l’assegnazione del Premio Michelin Chef Donna 2019.

La serata ha offerto anche uno spunto importante per riflettere sul significato della femminilità in cucina nell’alta ristorazione in Italia, inteso non come differenza di genere ma come sfaccettatura nell’approccio lavorativo, emozionale e caratteriale nel mondo dell’alta ristorazione, affinché ci sia piena consapevolezza della vita di una donna chef e dell’apporto fondamentale che l’approccio femminile può dare a questo mondo.

Gli ispettori Michelin quest’anno hanno deciso di premiare Martina Caruso, 1 stella Michelin, chef del ristorante Signum a Salina, in Sicilia, motivando così la scelta: “una cucina strutturata, ma allo stesso tempo fresca e delicata con proposte originali che esaltano i sapori e i profumi dei prodotti locali. Martina Caruso riceve il premio Michelin Chef Donna 2019 per la grande volontà e capacità di progredire e di rappresentare la sua isola raggiante, attraverso una grande tecnica e il tocco femminile di una giovane donna appassionata e determinata. Martina è una delle 41 chef italiane a capo di ristoranti stellati”.

Classe 1989, Martina riceve il premio in un anno particolarmente importante in cui il Signum ha festeggiato i 30 anni di attività e in cui Martina si appresta a compierne 30: “Sono figlia del Signum: questa struttura è stata fortemente voluta dai miei genitori che hanno profuso ogni loro energia prima nell’albergo, un luogo riscattato all’abbandono e portato a nuovo splendore, e poi nel ristorante. Sono cresciuta qui, amo la mia terra con tutta la sua bellezza e difficoltà di viverci e lavorarci, ma questo riconoscimento arriva a gratificarmi e a riscattare tutti i sacrifici miei e della mia famiglia. L’isola di Salina ha un ecosistema unico e una biodiversità molto ricca che mi dà la giusta ispirazione per la mia idea di cucina mediterranea, e questo premio a sancire la bellezza di un territorio tutto da esplorare.

Nella joint venture tra Veuve Clicquot e Michelin c’è stato spazio anche quest’anno per una narrazione in immagini, per cui a ogni chef candidata (oltre a Martina Caruso la rosa comprendeva Antonia Klugmann, Katia Maccari e Solaika Marrocco) è stato abbinato un fotografo; in particolare a Martina è stato associato il fotografo Lido Vannucchi che l’ha ritratta come “una giovane donna che, come hanno fatto le nostre madri e le nostre nonne, ha scelto di assecondare un gesto d’amore: il gesto di una cucina al femminile. Nella sua cucina l’amore parte dalla propria terra, dal proprio territorio, dai contadini, dagli agricoltori, i quali forniscono una materia prima, che, attraverso l’atto d’amore messo in pratica dalla chef, diventa cucina”.

Le fotografie sono di Lido Vannucchi