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Il libro dei vini di Salvador Dalì e un calice di Banyuls

Un vino dissacrante che nasce ai confini tra Francia e Spagna, ai margini della comprensione comune: fascino, calore salmastro, erotismo e rottura di schemi classici.

Non è molto noto

il fatto che Salvador Dalì scrisse un libro di vini, alla sua maniera ovviamente. The Wines Of Gala -stampato nel 1977 e pubblicato nel 1978- è una stravagante guida multisensoriale divisa in due parti e corredata da ben 140 illustrazioni che possiamo ben immaginare. Si, la ì di Dalì dovrebbe avere l’accento inclinato all’opposto, ma su questa tastiera non è previsto; comunque sia un po’ di bagno prosaico surrealista me lo prendo anch’io abbastanza spesso, quindi mi va bene anche così, all’opposto. Dentro una vita passata all’opposizione cosa vuoi che sia un accento sbagliato. L’incipit? Il vero conoscitore non beve vino ma bensì lo assapora e ne svela i segreti.

Banyuls dalì

colline banyuls

Dedicato nel titolo alla sua più nota musa ispiratrice, non bella ma evidentemente affascinante, di gran carattere, in grado di motivare l’artista catalano per molti anni della sua lunga vita. Di base Dalì sovverte i criteri di valutazione e di classificazione, organizzando l’impaginazione a seconda delle sensazioni che i vini presi in esame suscitano nel profondo, proprio come capita a noi quando incontriamo un vino talmente verticale da farci vibrare l’apice della colonna vertebrale, vicino all’ipofisi.

Banyuls

L’importanza del vino nella cultura, nello sviluppo evoluto delle emozioni, trascrivibili e condivisibili, per quanto possibile tenuto conto della genialità difficilmente codificabile del personaggio e della sua eccentricità. Il libro è sostanzialmente diviso in due parti, la prima dedicata a dieci regioni vinicole o a singoli vini, e cioè Ay (Champagne), Shiraz, King Minos (Grecia), Lacrima Christi, Bordeaux, Chateauneuf du Pape, Sherry, Chateau d’Yquem, Romanée Conti e la California.

banyuls bottle

La seconda parte del libro presenta invece la classifica di Dalì in base ad una esperienza emozionale. L’artista organizza infatti i vini sulla base di come questi ultimi influenzarono la sua vita e il suo umore, fornendone descrizioni appassionate e visionarie. Partendo proprio dalle sensazioni che il vino suscita, Dalì li divide in dieci ulteriori categorie: Wines of Joy, of Purple, of Aestheticism, of Dawn, of Sensuality, of Light, of Generosity, of Frivolity, of Veils, and of the Impossible.

banyuls vintage

Nel testo -in maniera ovviamente surrealista – troviamo anche tutta una serie di informazioni botaniche sulle diverse varietà d’uva, consigli gastronomici sul vino e sugli abbinamenti con il cibo e suggerimenti pratici sull’arte di servire e conservare il vino, quelli citati e altri più vicini al mondo del pittore catalano, che viveva in una regione dove il vino non aveva ancora l’importanza di oggi, al confine tra Spagna e Francia. La Catalunya svilupperà il suo grande potenziale enologico nei decenni successivi.

Banyuls terroir

Da quelle parti (Cadaques) il vino di riferimento arrivava -se arrivava- dall’altra parte del confine, dall’estremo sud della Francia. Il più originale e surrealista era ed è il Banyuls, un vino fortificato come altri suoi parenti stretti ma distinti: Madeira, Porto o Sherry che sia, ma con distinguo importanti.

In questo caso la scelta da effettuare in mezzo alle diverse etichettature sarà meno difficoltosa rispetto ai vini fortificati provenienti dal sud della Spagna e dal Portogallo. Qui si parla di Banyuls e Banyuls grand cru. Il primo, a cui basta una percentuale minima del 50% di uve Grenache, lo potremmo trovare etichettato “hors d’age” e cioè affinato fino al primo settembre del quinto anno successivo alla vendemmia. In etichetta potremo trovare poi il termine “rancio”, e cioè una delle caratteristiche più originali nei vini di Banyuls che abbiano subito un affinamento ossidativo e da tale pratica hanno derivato il particolare “gout de rancio”.

banyuls grand cru

Banyuls grand cru potrebbe essere inteso come un sofismo non indispensabile, pur essendo probabilmente l’unica denominazione grand cru francese in tema di vini dolci naturali. La differenza sta nella selezione parcellare, nella percentuale più alta di grenache (75%) e nell’affinamento prolungato ad un minimo di 30 mesi contro i 10-12 del Banyuls, ma per il resto i concetti sono ribaditi. Il “rancio”, che è il Banyuls definito “tradizionale”, oltre alla menzione hors d’age potrebbe anche essere millesimato così come maturato con il metodo Solera, quello con le botti a cascata climatizzate al caldo, prelevando una piccola percentuale di vino dalla più alta e rifornendo le altre, quelle più in basso, fino ad arrivare a quella posizionata al suolo, appunto, la solera.

banyuls rimage

Esiste anche un Banyuls “rimage” che si ispira profondamente alla filosofia vintage applicata ai Porto delle migliori annate. Lo scopo è chiaramente quello di conservare le caratteristiche primarie del frutto tramite lunghe macerazioni e mise en bouteille in tempi relativamente brevi. Una curiosità è rappresentata dal Banyuls blanc o gris, derivato dalle varietà di Grenache del medesimo colore, e che si porterà dietro aromi più freschi, come quelli degli agrumi, nobiltà acquisita, ma che avrà più facilità ad avviarsi agli aromi di “rancio”. Un domaine di riferimento? La Rectorie, molto conosciuto anche in Italia.

riselvates maury

 

Ma il distretto vinicolo offre anche altro. Piuttosto noto il Muscat di Rivesaltes, che copre l’estensione più importante, mentre la perla dell’arrière-pays si chiama Maury, un’enclave rivelatasi grazie alla lungimiranza del Docteur Parcé al Domain Mas Blanc, ma come si usa dire, questa è un’altra storia. Se no c’è sempre il libro di Salvador Dalì, riedito quest’anno.

Autore: Roberto Mostini aka Il Guardiano Del Faro

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