Ristorante Il luogo di Aimo e Nadia – chef Alessandro Negrini e Fabio Pisani – Patron Aimo Moroni

Aimo e Nadia, la storia della grande ristorazione Italiana.

ristoranti e pizzerie

Best Rating

Giorno di chiusura: sabato solo a pranzo e domenica tutto il giorno

Ferie: dal 1 al 7 gennaio - 3 settimane in agosto

Coperti: 40

Tipologia Cucina: Creativa, tradizionale, regionale italiana rivisit

Servizi

Pagamenti con Mastercard accettati

Pagamenti con Diners Club accettati

Pagamenti con Visa accettati

Pagamenti con American Express accettati

Pagamenti con Bancomat accettati

Parcheggio riservato alla clientela

Aria condizionata

Accessibile ai disabili con aiuto

Menù per bambini

Animali domestici accettati

Prenotazione richiesta

Sala privata

Pagamenti con Cartasì accettati

Menù o piatti vegetariani

Punteggi:

Gambero Rosso 2013: 2 forchette - 86 (52 cucina 15 cantina 18 sala 1 bonus)

Indirizzo: Via Montecuccoli 6 - 20147 Milano (MI)

Prenota un tavolo: +39 02 416886

Email: [email protected]

A seguire contenuti redazionali e fotografici con finalità promozionali

Una storia vera, lunga 50 anni, un’ istituzione nel mondo della ristorazione e non solo. Aimo insieme a sua moglie Nadia, hanno caratterizzato l’evoluzione della cucina nazionale, divenendone insieme a pochi altri, una delle colonne portanti. Una sorta di patrimonio gastronomico nazionale.

Il luogo di Aimo e Nadia è più di un ristorante. È innanzitutto cultura gastronomica attraverso la ricerca di eccellenti materie prime reperite selezionando i migliori produttori italiani in mezzo secolo di attività. Senza tradire le proprie radici si è riusciti a cavalcare quel rinnovamento gastronomico che il patron Aimo ha saputo ben governare e che oggi è portato orgogliosamente avanti da quei due giovani e valorosi chef che sono Alessandro Negrini e Fabio Pisani.

Qui la cultura intesa come arte gastronomica interagisce con l’ arte contemporanea, rendendo questo ristorante anche un museo nel quale ammirare le opere dell’ artista Paolo Ferrari, che attraverso la Theoria degli Sguardi-Assenti e delle Pietre-Animate esprime il suo concetto di contemporaneità inteso come Assenza: “poiché la caratteristica di tale condizione può essere descritta mediante il venir meno, il decrescere, il finire, l’astrarre, piuttosto che l’affermare, l’aggiungere, l’incrementare, il concretizzare”. L’ artista conclude scrivendo: “Quando non so mi pongo vigile in ascolto”.

 

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Identità golose dice:

Aimo e Nadia Moroni

Il Luogo di Aimo e Nadia

Se a Milano dici «stasera vado da Aimo» non possono esservi dubbi sul fatto che ti aspetta un tavolo al Luogo di Aimo e Nadia in via Montecuccoli, periferia occidentale della città dell’Expo, tanti edifici e tutto ben squadrato. Ma quando i Moroni arrivarono lì per la prima volta, nel 1962, non c’era nemmeno l’asfalto. Rilevarono un bar, Stella era scritto sull’insegna, profetica, con il gioco delle bocce e il ricordo fresco della Cascina Arzaga, rasa al suolo 2 anni prima per fare spazio a quella che sarebbe diventata la Milano del boom economico.

Quando si parla di Aimo e Nadia tutti, a iniziare dai giovani, devono mettersi sull’attenti. Toscani di Pescia (lui, che vi nacque nel gennaio 1934) e di Chiesina Azzanese (lei, classe 1940), entrambi figli di carabinieri, hanno conosciuto i dolori della guerra e compiuto l’inevitabile viaggio nella speranza verso nord quando erano ragazzini. Aimo arrivò a Milano in treno il 20 aprile 1946 e si mise subito a lavorare, in nero perché aveva 12 (DODICI) anni. Vendeva caldarroste d’inverno e gelati in estate. Nadia lo imitò nel 1952 sistemandosi nella cucina di una zia. Il loro primo locale arrivò nel ’55 accanto alla Stazione Centrale, Nadia si materializzò l’anno dopo e non se ne sarebbe mai andata via.

Oggi il loro ristorante vede in prima fila la loro figlia Stefania e in cucina Fabio Pisani e Alessandro Negrini, splendidi a interpretare la filosofia dei Moroni aggiungendovi note nuove, soprattutto pugliesi perché la terra di Fabio è quella. In una città che ha visto affermarsi decine e decine di trattorie toscane, ben prima del secondo dopoguerra, il Luogo non è mai stato un tipico indirizzo toscano, quelli dove i piatti sono gli stessi, sempre e ovunque, a formare carte sterminate.

Primo comandamento di Aimo: la freschezza delle materie prime. Secondo: la loro stagionalità. Terzo: la loro italianità. Il signore ha una conoscenza infinita di ogni ingrediente, a patto esso appartenga alla storia gastronomica tricolore. Non c’è limite alla sua filosofia e curiosità, anche ironia perché il suo piatto simbolo, gli Spaghetti al cipollotto fresco e peperoncino, prima versione nel 1965, nacquero per nobilitare la pasta aglio, olio e peperoncino che impazzava senza rispetto. Però a patto che i caposaldi italiani non siano messi in discussione. Da lui non trovate sushi mediterranei o risotti alle fragole o al caffè. Da lui si va per registrarsi il palato, per tararlo sui sapori primordiali di una nazione dai mille sapori. Aimo è la storia.
Ha partecipato a Identità Golose

Paolo Marchi

Fonte: Identità golose

la guida michelin dice:

Portarono a Milano la cucina toscana per poi ampliarla alle altre regioni; fedele a se stesso, la selezione di prodotti italiani che oggi il ristorante propone è difficilmente eguagliabile.

Fonte: Guida Michelin anno 2013

Il gambero rosso dice:

Se ci passate davanti e non lo sapete, non immaginereste mai che questo è  uno dei migliori indirizzi (non solo) di Milano. Oggi è un locale  moderno, con bei quadri alle pareti, un’accoglienza e un servizio  professionali e un’offerta di piatti e di menu (tra i quali – bonus –  quello di lavoro a 39 euro) più che convincente. Quando vi arrivano in  tavola, però, notate subito un certo divario fra il titolo sulla lista  (almeno due righe, sempre) e l’esiguità della porzione. Piatti  ineccepibili, peraltro, come il polpo cotto sulla piöda con origano  cedro candito e pomodori secchi, la zuppa etrusca con verdure dell’orto  legumi e farro della Garfagnana alle erbe aromatiche e fiori di  finocchio, i famosissimi spaghettoni al cipollotto e peperoncino fresco  al filo d’olio e basilico ligure. Altro classico il capretto della  Bisalta in vari tagli e cotture, mentre non ci hanno entusiasmato le  triglie e calamaretti in leggera frittura all’olio extravergine con  composta di bergamotti calabresi. Discreto il tirami-sud, con ricotta  (ancora) al bergamotto e capperi di Pantelleria conditi al miele; buona  la granita di arance amare limone (di nuovo) bergamotto e mandorle.  Carta dei vini ampia da rivedere però verso il basso nei prezzi.

Fonte: Guida ai ristoranti d’ Italia del Gambero Rosso 2013

Il luogo di aimo e nadia

Entrando oggi nel Luogo di Aimo e Nadia, si ha l’impressione di entrare a far parte di un paesaggio, dove gli arredi che disegnano lo spazio, le opere d’arte in-Assenza che irrompono dalle pareti, le sculture disseminate sui tavoli – insieme ai pannelli che accolgono il visitatore sulla facciata d’ingresso del locale – sono parti di un’unica contrada.

Paesaggio artistico e umano, dove il gesto amorevole di una cucina che riesce a far dialogare squisitamente un rigoroso lavoro di ricerca sulla qualità dei prodotti e una grande libertà creativa nell’utilizzo degli stessi, si intreccia col gesto artistico di un’operazione site specific, in cui ogni segno – pittorico, scultoreo, del design – è pensato in una stretta relazione con l’attività del ristorante e con il disegno complessivo dell’installazione di cui ciascun elemento è parte.Theoria degli Sguardi-Assenti e delle Pietre-Animate è il titolo dato dall’artista, Paolo Ferrari, a un’operazione in-progress, composta per stratificazioni successive a produrre un’interfaccia tra il mondo della tradizione gastronomica e i segni della contemporaneità – tra il luogo artistico e il luogo di Aimo e Nadia, non più ristorante ma luogo proprio in virtù della contaminazione in esso introdotta fra cucina e arte in-assenza.

La storia di un locale che ha fondato la propria cultura gastronomica su un continuo rinnovamento della tradizione – di cui, senza tradirne le radici, ha continuato a trasformare il tessuto compositivo – è stata ulteriormente rinnovata attraverso l’interazione fra arte contemporanea e arte culinaria, con la creazione di “un luogo dove le diverse facoltà, il vedere, il sentire, gli affetti, ma anche la fine intelligenza, potessero essere trasmessi”.

Il procedimento creativo dell’artista, che si fonda su una serie di stratificazioni e include nel suo gesto citazioni dall’archeologia ai giorni nostri – intrecciando fotografie di sculture romaniche, visi orientali, ma anche immagini della natura e del quotidiano – si accoppia qui con un’attività che trova nella stratificazione della materia prima il senso di una ricerca di accostamenti nuovi ma densi di rimandi alle origini.

All’interno del locale cinquantasei poltroncine, su cui sono riprodotti gli scorci di altrettanti paesaggi, accolgono il visitatore includendolo nel disegno della composizione quale parte integrante e ‘in movimento’ di una contrada che si anima con l’arrivo dei commensali. All’esterno, con l’installazione di sette plotter paintings sulla facciata del ristorante, il segno artistico irrompe sulla scena urbana della strada promuovendo una nuova trasformazione, in cui la storia del Luogo, e quella di tutti i territori che nella sua cucina sono evocati, si affaccia sulla città.

Nausicaa Pezzoni

Fonte: Pezzoni N., ‘Luoghi in-Raddoppio’: una forma d’arte trasformativa di spazi per il vivere, il pensare, il lavorare, in Territorio n.53/2010, Franco Angeli, Milano

Fotogallery

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