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Marina Abramovic ed Enrico Crippa: la performance diviene cucina

La famiglia Ceretto, quando la passione per una terra incontra l’arte. Così Enrico Crippa ha interpretato le performance di Marina Abramovic, una delle più grandi artiste del mondo ospite ad Alba.

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Nel verso di John Keats

Bellezza è verità, verità bellezza” (Truth is beauty, beauty truth) si cela forse una chiave di lettura appropriata per affacciarsi nel mondo della famiglia Ceretto. La bellezza delle Langhe, con la loro straordinaria armonia tra natura e civiltà, la ricchezza di queste terre, la capacità dell’uomo di ascoltarle e assecondarle per trarne da essa i frutti migliori, sono i punti cardinali con cui orientarsi nel viaggio attraverso questa saga famigliare che inizia negli anni 30 ad Alba, con la nascita della casa vinicola Ceretto e che trova la sua prima svolta negli anni 60 grazie ai fratelli Bruno e Marcello che iniziano a coltivare a vite le proprie colline, dando vita alla grande epopea del barolo e barbaresco, espandendo negli anni l’azienda che è oggi giunta alla terza generazione con i figli Lisa, Roberta, Alessandro e Federico.

marina abramovic

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La prospettiva da cui guardare oggi la realtà che hanno creato, è realmente caleidoscopica, poiché coinvolge non solo l’ambito enologico e agricolo, ma si situa in una dimensione culturale più ampia, guardando alla terra non solo in funzione di mero profitto, ma si sposta su un piano umanistico tout-court, imperniandosi sul concetto di mecenatismo inteso in senso rinascimentale.

cena marina abramovic crippa

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Valorizzare e promuovere il proprio territorio chiamando a raccolta grandi artisti della scena contemporanea a dare una propria interpretazione di quei luoghi, lasciando un segno di sé e creando così una rete di opere che sono oggi uno dei tratti caratteristici delle Langhe. Tutto è partito nel 1982, con la decisione di rendere “artistiche” le etichette dei vini, ingaggiando designer come Silvio Coppola, che ha firmato, tra i vari, il Blangè, e poi Italo Lupi e Giacomo Bersanetti, che hanno lavorato sulle forme delle bottiglie.

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Del 1999 è la ristrutturazione della Cappella del Barolo a cura degli artisti Sol LeWitt e David Tremlett, nel 2000 a Bricco Rocche viene costruito Il Cubo di vetro (2000), oggi uno dei simboli architettonici del Barolo; nel 2007 Francesco Clemente dipinge l’affresco di nella sala del ristorante Piazza Duomo di Alba, con le bellissime raffigurazioni del ciclo della vite, mentre nel 2009 viene inaugurato L’Acino alla Tenuta Monsordo Bernardina, il luogo di accoglienza della famiglia Ceretto, mentre nel 2012 Viene costruita la Casa dell’Artista, sulla collina sovrastante la Tenuta Monsordo Bernardina, e infine nel 2014 l’artista Kiki Smith decora gli interni del ristorante La Piola.

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Queste grandi opere sono intercalate da una serie di eventi che spaziano dall’organizzazione di eventi artistici, presentazione di libri, concerti, senza mai comunque dimenticare che alla passione per l’arte si affianca quella per il cibo, con le ben note soddisfazioni che porta ogni giorno Enrico Crippa a Piazza DuomoUn intreccio di passioni quindi che sancisce la qualità del lavoro svolto dalla famiglia Ceretto e che quest’anno ha aggiunto un nuovo tassello alla sua grande epopea.

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Proprio negli stessi giorni in cui Alba è stata teatro della selezione italiana del Bocuse d’Or (patrocinata dalla famiglia Ceretto e presieduta da Enrico Crippa, presidente dell’omonima Accademia italiana, e Luciano Tona, direttore), i Ceretto hanno ospitato l’artista Marina Abramović, con una sua installazione aperta al pubblico fino al 12 novembre nei locali del Coro della Maddalena di Alba.

6 The Onion – Cipolla cotta a bassa temperatura, polvere di zucca, zafferano, salsa di cipolle, brodo di cipolle e pasta 3D 1

Per chi non la conoscesse, Marina Abramović (Belgrado, 1946) è la “nonna della performance art”, come si autodefinisce, colei che negli anni 70 ha iniziato a fare arte usando il proprio corpo come mezzo espressivo, esplorandolo oltre la soglia del dolore, e analizzando il concetto di arte come momento in cui si crea qualcosa in funzione di un certo pubblico. Le sue performance partono sempre da un’idea interiore ma trovano il loro compimento nel momento dell’incontro con il pubblico, che a seconda di come reagisce, può svoltare e arricchire di nuovi esiti la performance stessa.

7Golden Mask – Fusilli, nero di seppia, sugo di calamari e sarde, chips di patate, oro alimentare
Golden Mask – Fusilli, nero di seppia, sugo di calamari e sarde, chips di patate, oro alimentare

Tra i suoi momenti performativi più toccanti non si possono dimenticare Rhythm 10 (1973) in cui riprende il gioco del coltello, nel quale ritmici colpi di coltello sono diretti tra le dita aperte della mano. Ogni volta che si taglia, l’artista deve prendere un nuovo coltello dalla fila dei venti che ha predisposto, e l’operazione viene registrata. Dopo essersi tagliata venti volte, l’artista fa scorrere la registrazione, ascolta i suoni e tenta di ripetere gli stessi movimenti, cercando di replicare gli errori, mescolando passato e presente; Rhythm 0 (1974) in cui l’artista si colloca in piedi al centro di una stanza in cui sono presenti vari oggetti (coltelli, piume, corde, forbici e persino una pistola) di fronte a una platea di spettatori per sei ore, immobile come un oggetto, per cui ognuno avrebbe potuto fare di quel corpo ciò che desiderava. Una performance pericolosa atta a mostrare il lato più sadico e violento dell’irrazionalità umana; Balkan Baroque (1997), in cui l’artista siede su una montagna di ossa bovine insanguinate e maleodoranti, che lei pulisce incessantemente per giorni dal sangue e dai vermi, cantando litanie e lamenti.

8 Portrait with Scorpion – Cialda di mela e carbone vegetale, crema alla liquirizia, sorbetto al limone 1

L’opera, che faceva esplicito riferimento agli orrori perpetuati nella guerra dei Balcani (all’epoca in corso), venne premiata con il Leone D’Oro di Venezia; The Artist is present (2010) è l’opera che l’ha consacrata anche a livello mediatico. La performance è durata tre mesi, durante i quali l’artista si è seduta a un tavolo con una sedia vuota su cui poteva sedersi chiunque, per fissarla negli occhi, e in cui, tra le migliaia di persone accorse, è comparso pure il grande amore del passato, Ulay, in un momento davvero toccante e commovente.

9 Balkan Baroque – Ossa di coniglio ricoperte di caprino e olive nere, carpaccio di Fassona, sugo di coniglio, ragout di coniglio e polenta
Balkan Baroque – Ossa di coniglio ricoperte di caprino e olive nere, carpaccio di Fassona, sugo di coniglio, ragout di coniglio e polenta

L’installazione riproposta ad Alba è Holding the Milk, un’opera del 2009, costituita da nove fotoritratti e tre opere video, ambientati nella cucina dell’ex convento La Laboral a Gijón, un monastero certosino ormai abbandonato dove un tempo le monache accudivano bambini orfani. Sebbene l’opera sia nata come omaggio a Santa Teresa d’Avila – che nei suoi scritti racconta di un’esperienza di levitazione mistica in cucina – diviene soprattutto un lavoro autobiografico, dato che, come l’artista stessa afferma in un’intervista: “La cucina di mia nonna è stato il fulcro del mio mondo: tutte le storie venivano raccontate in cucina, ogni consiglio sulla mia vita veniva dato in cucina, il futuro, contenuto nelle tazze di caffè nero, veniva letto e annunciato solo in cucina; quindi è stata davvero il centro del mio universo, e tutti i miei ricordi più belli nascono lì. L’ispirazione di questi lavori nasce dalla combinazione tra la rievocazione della cucina della mia infanzia, la storia di Santa Teresa d’Avila, e questa straordinaria cucina abbandonata piena di bambini, tutto insieme e nello stesso momento.

10 Counting the rice – Crema di nocciole e zucchero Carafin, riso e riso venere soffiato
Counting the rice – Crema di nocciole e zucchero Carafin, riso e riso venere soffiato

Ecco quindi chiudersi il cerchio magico che racchiude arte e cibo per cui è stato naturale per Crippa dare il proprio contributo, ideando un’esclusiva cena ad hoc a Piazza Duomo per l’inaugurazione della mostra, con l’artista stessa quale ospite d’onore.

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Per l’occasione sono state interpretate e traslate nel piatto alcune opere della Abramovic, in un gioco davvero sorprendente in cui l’artista ha per così dire reinglobato le proprie creazioni in forma di nutrimento per il corpo e per l’anima, in una metaforica riacquisizione introiettiva dell’opera d’arte stessa.

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Ecco qui di seguito le portate, che portano il nome di alcune performance dell’artista: The Onion – Cipolla cotta a bassa temperatura, polvere di zucca, zafferano, salsa di cipolle, brodo di cipolle e pasta 3D; Golden Mask – Fusilli, nero di seppia, sugo di calamari e sarde, chips di patate, oro alimentare; Balkan Baroque – Ossa di coniglio ricoperte di caprino e olive nere, carpaccio di Fassona, sugo di coniglio, ragout di coniglio e polenta; Portrait with Scorpion – Cialda di mela e carbone vegetale, crema alla liquirizia, sorbetto al limone; Counting the rice – Crema di nocciole e zucchero Carafin, riso e riso venere soffiato.

Autrice: Sara Favilla

Fotografie di Lido Vannucchi

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