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La pizza conquista Roma e incontra l’alta cucina

Si è conclusa con numeri da capogiro e un grande successo La Città della Pizza, la manifestazione dedicata cibo italiano più amato nel mondo ideata da Vinòforum e realizzata con la collaborazione di Ferrarelle, che si è svolta a Roma negli spazi del Guido Reni District nel week end del 31 marzo-2 aprile.

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Città della Pizza:

migliaia i visitatori – dai bambini che sono stati coinvolti in laboratori e assaggi ai turisti stranieri – che hanno affollato gli ampi spazi dell’ex caserma militare trasformati in una grande “pizzeria” dove i forni e le friggitrici non hanno mai smesso di essere caldi e invasi dal profumo irresistibile di Margherita&co.

Alberto Blasetti Ph. www.albertoblasetti.com
fotografia di Alberto Blasetti

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fotografia di Andrea Di Lorenzo

Nonostante le lunghe file (in alcuni momenti della giornata), l’atmosfera è stata quella di una grande festa per tutti, mantenendo lo spirito popolare e conviviale che è alla base della pizza. Dunque spazio a giochi e biliardini, tavoli e panche di recupero realizzati con i pallet e gelati e bibite gassate oltre a Prosecco e birra Baladin, perché la pizza non è mai snob.

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fotografia di Andrea Di Lorenzo

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Ma quando si va ai fatti, dimostra di saper essere “gourmet”, o quanto meno buonissima, in ogni sua versione che sia semplice o elaborata: ognuno dei pizzaioli che si sono alternati ai forni nei tre giorni della manifestazione aveva infatti tra le sue proposte una “classica” – marinara o margherita che fosse, o una versione “base” della pizza fritta – a cui ha affiancato un “cavallo di battaglia” del proprio locale e una pizza creata appositamente per la manifestazione.

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fotografia di Andrea Di Lorenzo

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Con proposte golosissime come la Primavera di Marzia Buzzanca (mozzarella, patata viola, asparagi, nocciole, Parmigiano Reggiano in scaglie e fiori eduli, stile da degustazione) e la Tartufata di Gianfranco Iervolino (provola di Agerola, funghi porcini, salsiccia paesana, scaglie di tartufo di Bagnoli Irpino ed erbette miste, stile tonda napoletana), la Roma-Caggiano creata a quattro mani da Pier Daniele Seu e dall’amico Angelo Rumolo venuto dal Cilento a dargli man forte (asparagi selvatici caggianesi, fior di latte, coppa, mandorle cotte al forno e zeste di limone, stile tonda all’italiana) e la Vinoforum 2017 di Antonio Pappalardo (fior di latte di Agerola, battuta di cappesante, mango, noce macadamia e pack choi, stile a degustazione), la fritta con limoni, rucola, caciocavallo e provola di Isabella De Cham e quella al taglio con tartare di capra marinata nel mirto con miele al corbezzolo e mele tritate del sardo Massimo Bosco, e molte altre ancora. E poi, “fuori categoria”, le pizze senza glutine della pizzeria Teresina di Roma e quelle fatte con semola di grano duro proposte dalla Casa della semola de La Molisana.

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fotografia di Andrea Di Lorenzo

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Grande successo pure per i workshop dedicati agli operatori del settore, con un pubblico attento e tanti maestri che si sono confrontati su temi specifici attinenti al mondo della pizza fornendo molti stimoli per ulteriori discussioni: dalle affinità e differenze tra il mondo della pizza e quello della panificazione (con Massimo Bosco, Piergiorgio Giorilli e Pierluigi Roscioli moderati da Stefano Callegari, pizzaiolo tra gli autori della manifestazione) a cosa bere con la pizza (con Teo Musso di Birra Baladin, Tanja Barattin del Consorzio del Prosecco DOC, Giancarlo Casa e Tania Mauri) fino a quale olio usare sulla pizza, se quello extravergine d’oliva o di semi (con Matteo Tambini e Alessandro Condurro della storica pizzeria partenopea Da Michele, con l’incursione a sorpresa di Gino Sorbillo che ha dato anche una dimostrazione di “ammaccatura” dell’impasto napoletano) solo per citarne alcuni.

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fotografia di Andrea Di Lorenzo

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fotografia di Andrea Di Lorenzo

Molto interessanti anche gli appuntamenti con i Ferrarelle Sensational Brunch e Dinner, i live show a quattro mani che hanno coinvolto grandi chef insieme a maestri pizzaioli stimolando ognuno di loro a creare delle vere e proprie contaminazioni tra forno e cucina: dalle buonissime e divertenti “tagliatelle” di pasta della pizza condite con fave, guanciale e crema di pecorino proposte da Corrado Scaglione di Enosteria Lipen e Fabrizio Sepe del ristorante romano Le Tre Zucche, al Trapizzino con la vignaiola di Benito (farcito con crema di pisellini novelli, fave croccanti, carciofi in doppia cottura e due consistenze di guanciale) proposto da Stefano Callegari e Nicola Delfino del ristorante Benito al Ghetto.

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Dagli gnocchi di pane all’ aglio olio e peperoncino con noci di Sorrento e colatura di alici creati da Renato Bosco della pizzeria Saporè di Verona e lo chef stellato Pasquale Palamaro dell’Indàco di Ischia agli spaghetti alla chitarra di grano arso, cacio e pepe con asparagina e uova di quaglia – proposto anche come topping di una pizza con impasto al grano arso – del romano Raffaele De Mase e del giovane e bravissimo pizzaiolo casertano Ciccio Vitiello, di Casa Vitiello.

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fotografia di Andrea Di Lorenzo

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Tutti incontri sold out, come l’intera manifestazione che ha dovuto chiudere le porte con qualche ora di anticipo, visto che molti pizzaioli avevano esaurito impasti e condimenti nonostante le scorte.

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“Un successo – conclude Emiliano De Venuti, Ceo di Vinòforum e ideatore de La Città della Pizza – che conferma l’enorme appeal che questo prodotto esercita sul pubblico. Un format riuscito anche e soprattutto grazie al lavoro degli autori, l’indispensabile collaborazione dei partner, la passione dei tanti pizzaioli coinvolti. Una formula che, pur tenendo Roma come ideale punto di riferimento, è nei nostri progetti destinata a diventare itinerante. Non ci dispiacerebbe se una delle prossime tappe de La Città della Pizza avesse come teatro una grande capitale mondiale”.

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Autrice: Luciana Squadrilli

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