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Nino Barraco: i primi dieci anni di Grillo. Come cambia un vino. E un produttore.

Dalle bollicine al Marsala pre- British quest'uva copre tutta la gamma dei prodotti dell'azienda siciliana.

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10 annate

di Grillo di Nino Barraco. Una chicca, una vera rarità, in pratica tutta la storia aziendale di questa piccola cantina di Marsala. Per una degustazione così, ci si immagina un tavolo lungo nella sala degustazione del produttore, che guarda alle vigne e al mare, allo scirocco che dà noia e a una passeggiata sulla spiaggia a fine assaggio.

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E invece trovi lui e i suoi vini a Pavia all’enoteca Infernot, in una di quelle serate lattiginose da pianura, che non è proprio nebbia, ma neanche solo foschia. Quindi per ora l’estate te la immagini nel bicchiere, di più non si può.

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Il Grillo è il vino più rappresentativo di Nino Barraco, perché è anche l’uva che ha fatto nota e potente Marsala con il vino omonimo. E dalle bollicine all’Alto grado (il Marsala pre-british, prima che le famiglie Woodhouse, Ingham e Florio dettassero legge) Nino con il Grillo ci fa tutto, con la consapevolezza dell’autodidatta che è cresciuto vendemmia dopo vendemmia. Lui, studente di Scienze Politiche con l’idea di fare il sindacalista da grande e con l’hobby del vino da fare per sé e per gli amici.

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Tre ettari e mezzo della famiglia che diventano sette con quelli portati “in dote” dalla moglie Angela dove trovi solo uve autoctone: Grillo, Catarratto, Zibibbo, Pignatello e Nero d’Avola. Piante anche di 40 anni, come il vigneto di Grillo a Castelvetrano. Oggi gli ettari sono dieci per circa 30 mila bottiglie

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15 giorni dopo la laurea, il neo-dottore inizia a fare il viticoltore a tempo pieno, vinificherà per 10 anni presso cantine altrui (la sua arriva nel 2014 con lavori in corso fino al 2016). In banca neanche ci va a chiedere prestiti, fa consulenze in zona per reinvestire e nel 2007 l’azienda comincia a camminare sulle proprie gambe. Tra i primi apprezzamenti Nino ricorda quelli di Ciccio Sultano, lo chef bistellato del Duomo di Ragusa che gli compra 300 bottiglie. Mancano lo studio e le conoscenze tecniche e Barraco confessa di aver avuto, all’inizio, un approccio strettamente ideologico e filosofico al vino, “ma l’ignoranza non può mai trasformarsi in vantaggio” e così quello che non hanno fatto i libri lo fanno le fiere e gli incontri, i produttori “più maturi” con i quali confrontarsi e dai quali imparare.

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E’ questo il motivo per cui la verticale proposta inizia dall’annata più vecchia – la 2004 – perché Nino, attraverso il Grillo, racconta sé stesso, ovvero i diversi tempi di macerazione per scelte stilistiche che cambiano, le nuove attrezzature, i cambi di cantina, ma soprattutto l’interpretazione che il vignaiolo dà del suo vino, perché – come Nino ripete nel corso della serata –  questo è, prima di tutto, un prodotto culturale.

 

La verticale

(mancano la 2005 “completamente toppata” e la 2014 invece terminata)

Grillo 2004

“La fortuna del principiante” come la chiama lui adesso, ma all’epoca ci mise tre anni per vendere la prima annata. Le sopracitate 300 bottiglie Sultano le comprò nel 2008. Certe “follie” se le permette in scioltezza solo uno chef lungimirante.

Si diceva un vino “fortunato”, perché ancora vivo. Anche “romantico”, perché ha in sé tracce di Marsala, di quella vena ossidativa che è un distinguo in tutti i grandi vini liquorosi. Ricorda il malto e i cereali e sa tanto di sale – una costante ormai rinomata nei vini bianchi di Barraco – in seconda battuta arriva il cedro, per chiudersi poi su note più morbide di mandorla, caramello e orzo.

Grillo 2006

Primo sorso: whisky. Una sensazione di torbato netta, affascinante, poi miele di castagno che lascia una sensazione di balsamico in bocca. Ci sono anche i ricordi dei Vins Jaune di Pierre Overnoy – come dire, l’ossidazione non è sempre una parolaccia. Salino e freschissimo, nonostante l’annata abbastanza calda. Nino pensa alla colatura di alici, io all’odore del tonno buono sott’olio. Una descrizione che stranisce? Questo non è un vino da mare, ma un vino di mare

Grillo 2007

Eccola l’annata calda con i suoi 15 gradi alcol, la grassezza visibile già nel bicchiere Un “quasi Alto Grado” prima che nasca il Marsala di Barraco, alcol che spinge, nota iodata che è il minimo comune denominatore. Un vino ” di una terra di mezzo” secondo Nino: poco per essere un Marsala, troppo per essere un Grillo.

Grillo 2008

E’ il lato dolce della batteria, dove un residuo zuccherino evidente ma non invadente si traduce in morbidezza e pasticceria secca. Mela cotogna in bocca, ma anche spinta salata. Dolce-salato-amaro di mandorla sul finale. Una sensazione trittica che fa pensare a un piatto di quinto quarto.

Grillo 2009

L’annata difficile che vuol dire molta pioggia, anche freddo – sì succede anche a Marsala – e che penalizza un po’ il corpo del vino. Tuttavia l’uva si “ribella” e gioca la carta del varietale con profumi di fiori bianchi, note agrumate, cedro. Immediato, grazie anche a una nota verde balsamica. Sul finale meno persistente dei precedenti.

Grillo 2010

Colore carico dovuto a una macerazione lunga – 10 giorni – la prima volta per Nino. Ed è l’annata che convince meno anche il produttore. Perché manca di espressività, al naso come in bocca. Finisce piatto e non ha molto da raccontare. Colpa della macerazione? No, piuttosto di un non avveduto uso della stessa. Barraco torna sulla spiegazione del modello cartesiano: evidenza, analisi sintesi ed eventuale revisione. Quest’annata sbagliata è frutto delle sue decisioni e non della natura. Si rimette così alla ricerca di un “centro di gravità permanente”.

Grillo 2011

Un passo indietro rispetto al 2010 e meno giorni di macerazione. Torna il vino che piace a Nino. E anche a noi. Il sale, il cedro e anche il dattero. Un’annata anche calda, ma che tira fuori il meglio di sé in bocca: forte spinta acida, freschezza, finale fumé.

Grillo 2012

Colore giallo accesso e luminoso, un vino solare senza essere caldo, “marittimo” per le note iodate, che richiama la sabbia e la selce. Il naso cede il passo a una bocca ancora più entusiasmante: verticale, affilato, mela verde e mandorla amara. Chiude ancora su un palato salmastro.

Grillo 2013

Un vino ” verde”, ovvero balsamico, mentolato, erba fresca, pineta. Anche tanti fiori bianchi, ma meno complesso e sfaccettato del 2012. Tuttavia lunghissimo e di più facile beva.

Grillo 2015

Il giovanotto della batteria piace perché è vivace e accattivante grazie alla bella acidità e una certa aromaticità che fa pensare, a molti in sala, allo zibibbo – altro vino di riferimento dell’azienda Barraco. Ovviamente così non è, ma l’annotazione non è poi così peregrina se si pensa che il Grillo altro non è che il frutto di un incrocio tra Catarratto e Zibibbo.

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Il padre di questo vitigno è il barone Antonino Amendola, agronomo e ampelografo, originario di Favara, in provincia di Agrigento, culla dunque anche della prima piantina di Grillo che, all’epoca, fu battezzata come Moscato o Catarratto Cerletti (ne esistono ancora alcune varietà nella biblioteca ampelografica di Montpellier) in onore dell’allora direttore della Stazione enologica di Gattinara. E l’incrocio non avvenne a caso: lo studioso cercava – scrive nel 1906 – un vitigno più aromatico per il Marsala.

Autrice: Francesca Ciancio

 

Azienda Agricola Barraco

C/da Bausa snc – 91025 Marsala (TP)

Tel. +39 389 7955357

Il sito web dell’azienda

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3 pensieri riguardo “Nino Barraco: i primi dieci anni di Grillo. Come cambia un vino. E un produttore.”

  1. Ottima descrizione dei vini di Nino e non posso che confermare la bontà dei suoi prodotti, senza dimenticare altre eccellenze da lui prodotte come lo Zibibbo, il Nero d’Avola e il Perricone.
    Grande Nino

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