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Chianti Rufina riserva “Bucerchiale” 2010 di Selvapiana ed un ricordo verticale

Erroneamente considerata un’appendice del Chianti Classico e registrata come sottozona del “Chianti”, la Rufina è in realtà un'area dall'identità autonoma, capace di regalare al sangiovese un carattere unico e una longevità ineguagliabile.

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Come d’abitudine,

quando un anno volge al termine, crescono gli stimoli a voltarmi indietro e ripercorrere con la mente le esperienze enoiche che maggiormente hanno segnato la mia memoria. Quasi mai i ricordi seguono un ordine chiaro e razionale, piuttosto un anarchico schema casuale, magari sollecitati e innescati, in un’imprevedibile reazione a catena, da un evento più recente e ancora in fase di archiviazione. E’ così che le piacevolissime e istruttive ore passate la settimana scorsa in compagnia di Federico Giuntini Masseti – comproprietario insieme alla sorella Silvia – della Fattoria Selvapiana, hanno riportato alla mente un’emozionante degustazione verticale del loro Chianti Rufina riserva “Vigneto Bucerchiale”. Non sono tante, nel “giovane” contesto enologico nazionale, le aziende che possano raccontarci, attraverso i propri vini, oltre mezzo secolo di storia. Un numero esiguo che si restringe ulteriormente se ci si concentra su quelle realtà che proseguono nel segno di una lunga tradizione familiare. Fattoria Selvapiana è tra queste, depositaria della memoria storica di un territorio di eccezionale elezione ancora ingiustamente celato al grande pubblico: La Rufina

Il territorio

La zona di competenza del Chianti Rufina, che io chiamerò semplicemente “Rufina” (coniugato al femminile come il fiume da cui prende il nome) per sottolinearne l’autonomia identitaria dal restante “calderone chiantigiano”, si estende sui territori di cinque comuni situati a nord-est di Firenze: Dicomano, Londa, Pelago, Pontassieve e Rufina. La superfice vitata conta meno di 900ha., suddivisi tra una ventina di aziende, alcune delle quali, Fattoria di Selvapiana compresa (così come le adiacenti Nipozzano e Grignano), sono arroccate su alture anticamente adibite al ruolo di torri di avvistamento a protezione della città di Firenze. Erroneamente considerata un’appendice del Chianti Classico e legislativamente registrata come una sottozona dell’onnicomprensiva denominazione “Chianti”, la Rufina cerca di resistere, consapevole della propria orgogliosa unicità, alla pressione urbanistica di Firenze da un lato e all’omologazione concettuale dall’altro. Una resistenza giustificata dalle numerose specificità di questo territorio, patria elettiva di un sangiovese unico e non riproducibile in nessun’altra delle zone sopracitate.

Le scenografie della Rufina sono fortemente influenzate dalla vicinanza dell’Appennino, che separa questo territorio dalla Romagna e che ne accresce la discrepanza con l’area classica del Chianti, sia da un punto di vista climatico, sia da un punto di vista pedologico. Lasciandoci alle spalle Firenze e procedendo verso la Rufina, è all’altezza di Pontassieve – il comune più vicino al capoluogo toscano – che si avverte il cambio climatico, con le correnti fresche appenniniche che sovrastano il calore della città, garantendo anche una notevole escursione termica tra giorno e notte, con delta che in estate possono anche superare i 20 gradi. I suoli sono prevalentemente di natura argilloso-calcarea, con alberese e galestro, sommariamente riconducibili al comune di Greve in Chianti (con l’eccezione della Conca d’Oro dove si trova un galestro molto puro), ma con profondità che rasentano in qualche caso i 150-200 cm e una minore capacità drenante. Ad aumentare la diversità dei suoli interviene anche il PH, che nella RUFINA risulta sempre più contenuto. La piovosità annua è di circa 800-850 mm.

La fattoria selvapiana e il vigento bucerchiale

L’azienda è di proprietà della famiglia Giuntini dal 1826, ma è con Francesco – padre di Federico e Silvia – che a metà degli anni Cinquanta viene impostata esclusivamente su viticoltura e olivicoltura. Il 1978 è l’anno che sancisce l’inizio della collaborazione tra Selvapiana e l’enologo Franco Bernabei, stimato professionista e sopraffino conoscitore del sangiovese; una collaborazione che porta l’anno successivo a creare il Bucerchiale, una “Riserva” di Chianti Rufina proveniente dall’omonimo vigneto. Si tratta di un vigneto di 12 ettari, interamente dedicati al sangiovese, che si sviluppano al fianco della struttura aziendale, con viti di età media compresa tra i 18 e i 45 anni, allevate a cordone speronato e con esposizione sud sud-ovest. Per preservarne le caratteristiche originarie, le piante all’interno del vigneto vengono reimpiantate seguendo una rigida selezione massale. In cantina la vinificazione avviene in vasche d’acciaio termoregolate a 30 °C, con rimontaggi giornalieri ed una macerazione che si protrae per 20-25 giorni. Dopo la fermentazione malolattica riposa per 15 mesi in barrique e botti di rovere di media capacità, periodo a cui segue l’assemblaggio in acciaio.

 

Viene prodotto solo nelle migliori annate, in quantità variabili, dalle 15.000 alle 30.000 bottiglie annue.

 

Nel bicchiere il Bucerchiale esprime tutto il carattere scuro e verticale della Rufina, con naso austero, in cui si evidenziano le note floreali, la roccia bagnata, i piccoli frutti scuri e rossi, ma anche il cuoio, il tabacco e un sottobosco che cresce lentamente negli anni in vetro. Al palato è un vino verticale, vibrante, contraddistinto da un energia che non lo rende mai esile; è discreto nel succo e la componente tannica, piacevolmente ammandorlata, cresce in intensità sul finale. Un’ideale via di mezzo tra i sangiovese di Greve e quelli della località Monti in Chianti, a Gaiole. Ma soprattutto è un sangiovese dall’ineguagliabile capacità di resistere al tempo, che riesce a conservare i tratti più affascinanti e seducenti della varietà anche dopo diversi lustri.

 

La scheda

Fattoria Selvapiana

Località Selvapiana – 50068 Rufina (FI)

Tel: +39 055 8369848

Mail: [email protected]

Titolari e responsabili conduzione

Silvia e Federico Giuntini Masseti

Consulente enologo

Franco Bernabei

Superficie totale

245 ettari

Superficie a vigneto

54 ettari + 6 in affitto, di cui 12 ettari vigneto “Bucerchiale” dal quale si produce l’omonimo vino

Vino

Chianti Rufina riserva “Vigneto Bucerchiale”

Vitigno

Sangiovese 100%

Prezzo medio

Chianti Rufina riserva “Vigneto Bucerchiale” 2010 € 25

 

La verticale

Chianti rufina riserva “vigneto bucerchiale” 2010

Un vino austero, in partenza quasi cerebrale, ma per certi versi magnetico e viscerale. Lentamente si apre su note floreali sempre più pure, seguite da note minerali di ferro e roccia bagnata, a cui segue una componete fruttata che si prende minuto dopo minuto il proprio spazio. Un naso didattico ed emblematico dei caratteri scuri ma non cupi della Rufina, che con il passare del tempo diverrà ancora più articolato. La bocca ha ingresso quasi setoso, preludio di un allungo teso e verticale, vibrante, con una succosità che non sembra ancora avere la voglia di coinvolgere. Eppure lo farà, come sempre con il passare degli anni, quando lo scorrere del tempo avrà in parte ammorbidito questo suo carattere orgoglioso e rigido, dal fascino irresistibile. 91/100

Chianti rufina riserva “vigneto bucerchiale” 2009

Il primo vino della batteria, non ancora in commercio (al momento della degustazione), mostra già un fortissimo legame con il territorio attraverso un minerale affascinante e puro, che precede un frutto rosso deciso dove spicca l’amarena. Seguono note ematiche e di liquirizia. Col tempo cresceranno le sfumature. La bocca è energica, ricca e coinvolgente nel suo disegno verticale e vibrante. Incredibilmente succoso, è caratterizzato da un tannino rustico ma molto compatto che si sposa ad una sapidità perfettamente adeguata. Un grande vino, dal fascino immediato, che regalerà emozioni a lungo. 90+/100

Chianti rufina riserva “vigneto bucerchiale” 2007

Un millesimo caldo in quasi tutta Italia regala un vino che punta prevalentemente sul frutto maturo e su una sensazione eterea, in un quadro fenolico che denota ricchezza ma anche minor eleganza. Il legno è più incisivo rispetto al millesimo precedente e conferisce al vino sfumature dolci e vanigliate. Con l’aria esce il cuoio. La Bocca si mostra abbastanza contratta e con un tannino che fatica a trovare il giusto appoggio sapido. Chiude amarognolo. Annata complicata. 86/100

Chianti rufina riserva “vigneto bucerchiale” 1999

Sarà che sono un grandissimo amante di questo millesimo (tra i più omogenei e convincenti degli anni Novanta), ma il vino in questione dimostra di avere una potenza ed un dettaglio difficilmente eguagliabili. Il naso, che ha iniziato una lenta e seducente terziarizzazione, apre con un minerale di stampo idrocarburico ed un frutto scuro e profondo; con l’aria escono note di cuoio e nocciola, a cui succedono note ematiche e di pellame. Alcool perfettamente assorbito. La bocca ha ingresso preciso e quasi setoso, ricchissimo in succo e tensione sapida. Il tannino esce con dolcezza e precisione sul finale di bocca e permette al vino di allungarsi senza ostacoli. Un vino vibrante che mostra un perfetto contrasto tra componenti dure e morbidezza glicerica. Ti invita ad un assaggio dopo l’altro e ti appaga ad ogni sorso. Meraviglioso. 93/100

Chianti rufina riserva “vigneto bucerchiale” 1995

Un vino sottile ed elegante che diverte maggiormente al naso, dove mostra uno spettro ampio in cui si evidenziano note di roccia bagnata, carne e frutto in confettura. Rovere che “marchia” il vino sotto forma di note tostate. La bocca è stretta e caratterizzata da una freschezza malica ed un tannino sostanzialmente ruvido che mantengono il vino decisamente sulle parti dure.

 

87/100

Chianti rufina riserva “vigneto bucerchiale” 1985

Un vino che condivide diversi aspetti sostanziali con il millesimo precedente e che si presenta in linea con un’annata in qualche caso sopravvalutata. Nonostante ciò, si presenta superiore al precedente per succosità e precisione tannica, due doti che gli permettono di lasciare una bocca estremamente pulita. Piacevole la purissima nota mentolata di eucalipto che cresce con il passare dei minuti. 88/100

Chianti rufina riserva “vigneto bucerchiale” 1981

Da un’annata minore un vino affascinante che si stacca dai due millesimi precedenti per l’impatto più caldo e avvolgente. Al naso si avverte un frutto deciso, seguono cacao, carcadè, poi minerale e pellame. La bocca, in linea con il naso, è più calda e larga, ma anche più succosa e coinvolgente. Il tannino è deciso e ruvido. Un vino rustico ma nel migliore senso del termine. 89/100

Chianti rufina riserva “vigneto bucerchiale” 1979

Insieme al ’56 è il vino maggiormente segnato dal tempo, anche se qui l’ossidazione è decisamente controllata ed alle note di tabacco e sottobosco si affianca una piacevole sensazione agrumata che ricorda i nebbiolo di Serralunga e Castiglione. La bocca è gradevole, sottile ed in buona tensione, in cui primeggiano le caratteristiche di eleganza e femminilità. La succosità è discreta ed il tannino è dolce e levigato.

 

87/100

Chianti rufina fattoria selvapiana 1968

Un vino fuori categoria che proviene da quella che è stata considerata come una grandissima annata per tutto il centro-sud Italia. Il naso è incredibilmente intenso e ampio: si spazia dal consueto minerale alla carne cruda, passando per sensazioni agrodolci e di rapa rossa. Con l’aria crescono le sensazioni speziate piccanti ed un frutto terziario e macerato. La bocca ha ingresso ricco e purissimo, con componenti che lo rendono ancora vibrante ed energico. Il tannino sorprende per precisione e vigore. L’alcool è perfettamente sotto controllo e lo sviluppo è succosissimo. Un vino che schernisce lo scorrere del tempo e che sembra possedere il dono dell’immortalità.

 

97/100

Chianti rufina fattoria selvapiana 1964

Un’altra grande annata ed un altro grande vino dotato di naso ampio, ricco e avvolgente, seppur meno intenso e più caldo del precedente. La bocca è bellissima, stupisce per ricchezza e precisione delle componenti fenoliche; ancora più energica e pulita del precedente, rispetto al quale paga solo leggermente in fatto di succosità. Chiusura vivace e amarognola ad enfatizzare l’utilizzo di legni in castagno, molto frequenti nel Chianti degli anni precedenti al ‘90. 91/100

Chianti rufina fattoria selvapiana 1958

La sfortuna si accanisce sul terzo grandissimo millesimo consecutivo in degustazione e su uno dei calici più attesi, mostrando una nota decisa di “Tca” che rende veramente impossibile un giudizio sul vino. Riassaggiato in separata sede e senza le condizioni migliori (per questo non c’è voto) dimostra comunque di essere uno di quei vini che non soffrono il passare del tempo ed a cui la maturità apporta solo ampiezza ed eleganza maggiore. La bocca dimostra una perfetta sinergia tra vitalità ed equilibrio; tannini e componenti acido-sapide viaggiano all’unisono lasciando un finale di impeccabile pulizia e precisione. Grande succosità. NG

Chianti rufina fattoria selvapiana 1956

Premettendo che parliamo di un vino di cinquantacinque anni a cui bisognerebbe dare in ogni modo del “lei”, per dovere di cronaca va detto che risulta essere il millesimo più sofferente della batteria e l’unico che mostra segni di un’evoluzione ossidativa. Il naso gioca su note di glutammato, caramello e dattero, mentre la bocca -sempre più che dignitosa – si presenta leggermente diluita e poco persistente. Discreto comunque il succo. 87/100

Chianti rufina fattoria selvapiana 1948

Standing Ovation per un vino che ha superato di slancio il traguardo dei sessant’anni e che preannuncia di regalare emozioni per tanto altro tempo. Il naso, ampio ed intensissimo, non ha alcun segno di ossidazione e regala note minerali purissime, seguite da chinotto, tabacco e radice. Con l’aria si susseguono infinite sfumature e cresce una sensazione decisa e seducente di agrume. La bocca è stupenda, ricca e ancora sorprendentemente energica e tannica; lo sviluppo riesce a mantenersi dinamico e veramente succoso. Chiusura lungamente sapida e delicatamente ammandorlata.

 

Tutti in piedi e avanti con gli applausi!!!

 

96/100

Autore: Filippo Apollinari

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