Categorie L'enoteca del guardiano del faro

Billecart Salmon, quella notte in cui nacque il Guardiano del Faro

Un lusso accessibile. Uno Champagne fine e delicato. Una maison fondata nel 1818 e tuttora in mano alla stessa famiglia piuttosto che ad un grande gruppo, come ormai sempre più spesso accade per le grandi griffes delle nobili bollicine francesi.

Sapori e dintorni - Conad

Tutte le volte

che vi capita sotto mano un Krug rosé, mi raccomando, stappatelo; ok? E fin qui non mi smentisco, però se non si può stappare perché non c’è li dove state, oppure c’è ma ve lo vorrebbero vendere al prezzo di una latta di caviale; allora che la ragione vada per una volta sopra all’istinto ed alla passione.

Un Billecart Salmon rosé potrebbe salvarvi la serata, o anche la vita, come mi capitò più di una volta, compresa quella folle notte dove dalle macerie di una vita web precedente, prese vita il Guardiano del Faro.

I tre testimoni potrebbero essere ancora in transito da queste parti; tanta roba si è messa di mezzo e tanta acqua è passata sotto i ponti. Si, perché se è vero che il mondo andrà comunque avanti anche senza nessuno di noi, è altrettanto vero che alcune verità sono innegabili come le lacrime versate sotto i ponti.

Non mi ricordo quante furono le bottiglie e le diverse cuvées che riuscii a bere quel giorno e poi durante quella furibonda notte; ma sicuramente molte di quelle bottiglie erano Billecart. Pagate prima o pagate dopo. Tutto si paga, prima o dopo, una o anche due volte. Ma poi tutto torna indietro, nell’esofago se non l’hai digerito, in testa se qualcos’altro non hai capito.

Ma al di là del lato sentimentale ed emotivo – personale, gli Champagne Billecart Salmon rappresentano spesso per molti la migliore soluzione quando vi troverete in imbarazzo davanti ad una carta dei vini che spinge molto sui ricarichi e poco sull’effettiva ricerca di nomi rari o di estrema nicchia.

Ma anche in enoteca, una bilanciata cuvée extra brut, o meglio, un brut réserve ricavato da tre annate diverse, sarà in grado di risolvervi la serata senza azzerarvi la riserva di carica presente nel portafoglio e neppure divaricarvi troppo le sinapsi.

Però la cuvée più equilibrata e costante nel tempo etichettata Billecart è sicuramente il rosé. Sono decenni che non mi delude, così sempre ben aperta e divaricata.

Quella bolla fine, quel color buccia di cipolla che ricorda proprio Krug, e poi quell’attacco al naso che vira immediatamente sugli agrumi maturi, convergendo e fissandosi proprio sul profumo del mandarino.

Impossibile non coglierlo: prima una nota di lampone e poi dritto e stabile sulla buccia di mandarino. Delizioso. Sembra sempre Natale quando si stappa e si annusa un Billecart Rosé color Salmon. Commozione, emozione e passione, come nell’ultima cena da Georges Blanc, dove la prima non si fece bastare, e

 

ci volle la doppietta.

Manco a dirlo, una bella baffa di salmone Balik, le sue uova e un trancio di pane grigliato saranno uno dei migliori matrimoni che si possano creare all’ora dell’aperitivo. Ma anche uno spaghetto tiepido alla Marchesi, sostituendo il caviale Osietra con quello di salmone potrebbe essere sufficiente per finire la bottiglia nello spazio del primo tempo di una partita di calcio, se sul divano non avete niente di meglio da fare.

Questa magia è stata realizzata grazie ad una lunga storia e da una lunghissima esperienza che scorre nel sangue rosso di sette generazioni, da centinaia di raccolti di pinot meunier, chardonnay e pinot noir vinificato in rosso.

Il raffinato assemblaggio riporta però il colore verso i toni di una delicata rosa pallida, che preferisco definire buccia di cipolla, anche se in gioventù sarà realmente più rosato che tendente all’ambrato. Rosa e cipolla, perché

 

eros e Champagne sono indissolubili.

Le bollicine sono e saranno sempre finissime, il naso preciso sulle note agrumate e in bocca si rivelerà fine, rinfrescante e persistente senza però pesare a lungo, e quindi occorrerà un altro sorso, e un altro ancora.

La tentazione sarà di buttarne anche un poco laggiù, sul rosa di una rosa distesa e lasciva sul divano, proprio là, alle origini del Mondo, per poi andare a raccoglierne la verità.

Tralascerei cuvées marginali quali la demi-sec, così in disuso in Italia, perché terra di moscato spumante, e tralascerei anche la cuvée sous bois, che come dice la parola stessa è stata interamente vinificata in legno, con la conseguente piacevolezza –soggettiva a questo punto- relegata alla complessità e alla rotondità, forse eccessiva? Ricorderei più piacevolmente invece il blanc de blancs, che per un purista del mono vitigno rappresenta un termine di paragone importante quando si affronta una degustazione seria.

In questo caso l’assemblaggio viene fatto partendo da ben cinque grand cru. Solo chardonnay ovviamente, e di due annate diverse, per creare quella complessità che poi sfocerà al naso su note di tostato, tra nocciole e mandorle, che sono descrittivi che portano la mente ad abbinare qualche cosa di più importante di un aperitivo. Un bella sogliola alla mugnaia per esempio, o una pollastra alla crema, volendo esagerare e andando oltre a quella che vi aspetta sul divano.

Allargandomi solo apparentemente e tendendo l’amo verso gli champagne millesimati, la pesca si amplia di parecchio, perché oltre all’extra brut e al blanc de blancs,

 

esistono ben altre etichette, spesso inserite ai vertici delle classifiche risultanti da degustazioni alla cieca professionali.

Dentro a quel gran bel tomo che si chiama 4000 Champagnes, edito da Flammarion e messo insieme dall’effervescente svedese

 

Richard Juhlin, troverete molto in alto qualche etichetta Billecart.

Sicuramente la cuvée Nicolas François, nata nel 1964 e dedicata al fondatore della maison, prodotta con chardonnay e pinot noir (della medesima annata, ça va sans dire) e provenienti da terroir grands cru tra i più vocati della Montagne de Reims e della Cote de Blancs.

Per fare pari e patta non poteva certo mancare un’alternativa rosé anche su una cuvée millesimata e rosata. Questa è stata dedicata a partire dal 1988 ad Elisabeth Salmon, co-fondatrice della maison di Mareuil sur Ay e moglie di Nicolas François.

Rispetto al rosé non millesimato qui il colore e i sentori assumono toni cromatici e olfattivi sicuramente più complessi, ma, ve lo dico sinceramente, io rimango affezionato a quel flacone che ho troppo raramente condiviso con una bella ragazza e un cestino di fragoline di bosco ben mature. Null’altro. Credetemi.

Ma al risveglio ti vuoi far mancare un Clos St.Hilaire? Voglio dire, una maison di Champagne deve pensare anche per la sua sommità di gamma, dove ci deve essere qualche cosa che possa rivaleggiare con i top di gamma di Krug, con Philipponnat, con Salon o con Bollinger. E allora prego: Le Clos St.Hilaire (Blanc de Noirs), oltre a portare il nome del patrono del comune, porta anche una bella sfoltita di biglietti di piccola taglia dal portafoglio, però il fascino del piccolo Clos di un solo ettaro di vecchie vigne piantate nel 1964 dove lo metti?

La scheda

Billecart-Salmon

40, Rue Carnot – 51160 Mareuil-sur-Ay

Tel: +33 (0)3 26 52 60 22

Visitabile su appuntamento

Il sito web di Billecart-Salmon

Vitigni

Pinot noir, pinot meunier, chardonnay

Bottiglie prodotte

circa un milione e mezzo

Vini migliori

Clos St.Hilaire, Nicolas François, Elisabeth Salmon, Brut Rosé, Brut blanc de Blancs

Migliori annate da bere o da conservare

1979, 1988, 1989, 1990, 1995, 1996, 1998, 2002.

Prezzi medi di mercato dei vini più facilmente reperibili

Clos st.hilaire 1998: € 300 – 1996 : € 400

Nicolas françois 1998: € 100

Elisabeth salmon 2002: € 150

Billecart salmon rosé: € 70/80

 

Autore: Il Guardiano del Faro – Roberto Mostini

Share on Facebook0Share on Google+0Tweet about this on Twitter0Share on LinkedIn0Pin on Pinterest0
Click on a tab to select how you'd like to leave your comment

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *