Categorie Wine reporter

Il Sassicaia, una stella polare

Un vino che restituisce alla nostra viticoltura un‘identità precisa, unica nel panorama produttivo mondiale, capace di unire il mare all’entroterra. I sapori e i profumi del mare si fondono con quelli della collina, del bosco e della macchia.

Sapori e dintorni - Conad

Sono seduto nel mio studio,

con il computer che raccoglie le suggestioni di una verticale di Sassicaia appena conclusa. Lo sguardo viene rapito con frequenza dalla finestra, dove il suono sordo della pioggia battente, violenta, che cade da oltre due giorni senza interruzione spaventa e disturba la mia concentrazione, portandola ai drammatici accadimenti che hanno sconvolto di recente la Sardegna. Eventi, ahimè, sempre meno rari, sempre meno occasionali. Eppure l’Italia non era un Paese mediterraneo? Non era un Paese protetto da un mare vigile, materno? Lo era. Oltre i tre quarti dei nostri confini sono accarezzati dal mare, non caratterizzante sul lato orientale, ma sontuoso e influente sulle altre sponde. Un caso unico nel Vecchio Continente per i Paesi che accolgono una viticoltura emancipata.

Foto Lido Vannucchi

E quindi? Quindi qualcosa sta cambiando; istigati dall’uomo, gli equilibri climatici si stanno ribellando, divertendosi a mischiare le carte, a confondere le regole, portando tendenze tropicali laddove la mitezza è sempre stata di casa; cancellando stagioni e rendendo premonitori luoghi comuni verso i quali sono sempre stato incurante. Questo è quello che vedo; una tendenza di lungo periodo che si è accelerata negli ultimi anni, contro la quale anche la viticoltura costiera sta lottando. Un’introduzione che spiega la natura delle mie ultime ricerche e dei miei assaggi, concentrati verso quelle denominazioni che riescono ancora a riflettere, con schiettezza, la natura mediterranea del nostro Paese. Di ritorno dalle Cinque Terre – sul cui potenziale inespresso sto ancora scrivendo – ho fatto tappa a Bolgheri, nella patria del Sassicaia, il vino che meglio di qualunque altro rappresenta la nostra storia enologica nel Mondo.

 

Un vino-icona a cui è riuscito l’arduo compito di unire qualità e immagine, come risultato vincente di un impegno viticolo esemplare. Un cabernet sauvignon (per l’85%) con saldo di cabernet franc che, soprattutto nelle grandi annate, ci dona tutta l’energia del suo territorio, in un’alchimia unica di note che spaziano dalle erbe mediterranee, alle note più salmastre, in un contesto dall’eleganza pura e magistrale, dettata dai vitigni che ne compongono l’uvaggio; un’eleganza che – dote rara – non si è mai piegata alle mode “concentrative” che si sono registrate nell’ultimo decennio. In questo senso il Sassicaia è un vino che restituisce alla nostra viticoltura un‘identità precisa, un’identità unica nel panorama produttivo mondiale, quella che unisce il mare all’entroterra, quella che unisce i sapori e i profumi del mare, ai sapori e ai profumi della collina, del bosco, della macchia.

Sassicaia – bolgheri sassicaia doc

Foto Lido Vannucchi

Il Sassicaia nasce ufficialmente nel 1968, come compimento di un progetto voluto dal suo creatore, il marchese Mario Incisa della Rocchetta. Quest’ultimo, spinto da una profonda passione per il vino e incoraggiato dal “maestro” Luigi Veronelli, che con innata e visionaria lungimiranza aveva carpito le potenzialità di questo territorio dai rustici esperimenti eseguiti dal marchese, decide sul finire degli anni sessanta di avvalersi delle conoscenze in campo enologico del talentuoso Giacomo Tachis, con l’intento di ampliare e impreziosire una gamma aziendale di non particolare pregio, in una zona allora conosciuta per vini bianchi e rosati mediocri. Dopo una serie di esperimenti, su zone e vitigni (sangiovese compreso), nasce il Sassicaia, da un terreno povero, pietroso e ricco di sassi, da cui è scaturito anche il nome del vino; un terreno che al marchese ricordava l’area delle “Graves” bordolesi, patria dei due vitigni da lui più amati, il cabernet sauvignon e il cabernet franc, che nel giro di pochi anni sono diventati gli unici protagonisti di quest’etichetta. Gli anni ’80 sanciscono la definitiva consacrazione di questo taglio bordolese toscano, che riesce a superare, in diversi concorsi pubblici, i migliori vini di Bordeaux. Un primato qualitativo e di marketing che porta con sé anche un aumento della sua produzione, per un vino che continua a rimanere, tuttavia, una stella luminosa dell’enologia nazionale, ancora più che mai esemplare.

La scheda

Tenuta San Guido – Società Agricola C.I.T.A.I.

Località Le Capanne, 27 – 57022 Bolgheri (LI)

Tel: +39 0565 762003

Mail: [email protected]

Vino

Bolgeri Sassicaia doc – Sassicaia

Vitigno

Cabernet sauvignon 85% – cabernet franc 15%

Prezzo medio

€ 120,00

La verticale

Sassicaia 1993 vino da tavola di tenuta san guido

Come spesso accade a quest’etichetta, anche il millesimo ’93 è una versione che si muove in punta di piedi, servendosi dell’aria e dei minuti per liberare un quadro delicato e intimo, attraverso un linguaggio fatto di note resinose e balsamiche, non certo a corto di frutto rosso e con un’integrità che potrebbe stupire solo chi non conosce le potenzialità evolutive di questo vino. Con l’aria crescono le sfumature minerali di grafite, di humus e le sensazioni marine. La bocca è coerente e armonica, tutta giocata sulla parte salata, verticale, con una succosità che trascina l’allungo e lo sviluppo. E’ un vino sottile, longilineo, sapidissimo, in cui la mineralità supporta il succo che si irradia sul palato. Esce la tenacia del Cabernet Sauvignon. Ritorna la grafite. L’aria non lo scalfisce, lasciandolo libero di mantenere un quadro leggero e nobile, velatamente timido, che unisce il mare al sottobosco. (92/100)

Sassicaia – bolgheri sassicaia doc 1995

Il vino a volte sa suonare melodie che arrivano diritte al cuore, che vibrano nell’aria rendendo l’atmosfera inebriante. Questo è quello che mi è successo con questo Sassicaia. Un vino dal quadro olfattivo impattante, vero, territoriale. Un vino dall’esuberante fragranza fruttata che lascia storditi. Al suo seguito ancora grafite, resina, liquirizia, radice e un agrume che rivela l’esoticità del Mediterraneo. Un quadro inscalfibile, intenso, maturo, quasi compiuto, se non per quella sensazione di potenza che pare ancora doversi sfogare. Questo è il preludio ad una bocca radiosa, il cui ingresso è setoso e l’allungo coinvolgente. La polpa succosa e l’encomiabile disegno tannico sono accompagnati da una verticalità che scandisce tempi e ritmo. Chiude lunghissimo con sapori di macchia e balsamica freschezza. Luce nella mente.(95/100)

Sassicaia – bolgheri sassicaia doc 1996

Un vino in cui ritrovo, sicuramente con maggiore evoluzione, le sfumature di humus e sottobosco percepite nel millesimo 1993, rispetto al quale paga, però, in termini di frutto e profondità. L’andamento rigido dell’annata sembra avere lasciato qualche traccia in un vino che si muove comunque con orgogliosa eleganza. Il quadro olfattivo richiama alla mente l’oliva in salamoia, l’humus e la radice, senza trascurare ancora una volta un frutto rosso che dà piacevolezza e vivacità a un quadro che non si rassegna alla discesa. La bocca è sottile, salata, vicina alla struttura del primo millesimo recensito ma senza la medesima spinta succosa. Un vino che non manca in sapore, anche se il disegno tannico sembra veicolare la chiusura verso toni lievemente amaricanti. Se ne deve apprezzare la bevibilità e la pacatezza della terziarizzazione. (88/100)

Sassicaia – bolgheri sassicaia doc 1997

Non ho mai nascosto la mia scarsa affinità con il millesimo in questione; un’incomunicabilità che non si limita certo a quest’etichetta che, tra l’altro, riesce nell’arduo compito d farmi parzialmente ricredere sulle potenzialità evolutive di una delle annate più sopravvalutate degli anni Novanta. Si, perché questo Sassicaia è vivo e vibrante, meno definito delle migliori versioni che lo hanno preceduto, ma sicuramente in grado di resistere ancora a lungo in bottiglia. Al naso palesa un frutto pieno, appena caldo, ma non surmaturo o tantomeno cotto.

 

Per la prima volta in questa sessione l’aria rivela note di cuoio interfacciate a toni più dolci e cioccolatosi. L’ingresso al palato mostra ricchezza materica e polpa decisa, supportate da freschezza e componenti acido-sapide che non fanno mancare il proprio contributo. Il succo non manca, mentre la componente tannica deve rassegnarsi a una minore finezza del disegno e a una maggiore aggressività. Più terra e meno mare. (89/100)

Sassicaia – bolgheri sassicaia doc 2001

Il rovere è ancora deciso e per certi versi limitante ma non abbastanza per riuscire a nascondere una delle versioni più dirompenti che abbia mai assaggiato. Un vino dall’ampiezza aromatica difficilmente rappresentabile in poche righe. Fruttosità piena e integra, sottobosco, radice, ma anche cuoio, grafite, resina, polvere di caffè, macchia, rosmarino, oliva nera. Un vino potente, energico, dal dinamismo olfattivo iperattivo e di raro fascino. La bocca è ricca, decisa, mascolina nel suo incedere succoso e vibrante. Lascia per strada parte della delicatezza tipica di questa etichetta per colpire con un linguaggio diretto, immediato, meno sussurrato. Lo sviluppo è succoso e segnato da un vivo contrasto acido-tannico che attira l’attenzione. Chiude con sapore e calore su note selvatiche. Muscoli ma non solo.

 

(91/100)

Sassicaia – bolgheri sassicaia doc 2008

La veste cromatica è cupa, vivida, colora il bicchiere roteando con oleosità. Il rovere certo è ancora in fase di digestione, ma è incredibile come si avverta un grande Sassicaia muoversi al disotto di esso. Un vino che si nutre dell’aria come un bambino del latte materno. Più passano i minuti e più crescono le note di bosco, resina, rosmarino e china, il tutto a caldeggiare un frutto pieno, profondo, integro. Un quadro in divenire che diverrà anche ricamato con almeno due-tre anni di vetro ancora. La prova che si tratta di una versione di Sassicaia di cui ci si ricorderà a lungo risiede tutta nel palato. Qui l’ingresso è calibrato, avvolgente, succosissimo, teso verso un allungo in cui la polpa appare distesa dalle copiose componenti acido-sapide che lo rendono verticale e salino. Avverto la setosità dei grandi millesimi di questo vino e, per questo, se ora coinvolge e seduce con l’intensità, negli anni avvenire lo farà anche con il ricamo. In crescita verticale e da custodire in cantina. (93/100)

Autore: Filippo Apollinari

La foto di copertina è di Lido Vannucchi

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