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Domaine J-F Coche Dury, non solo grandi bianchi

Da quarant'anni sopravvive il mito di uno dei più grandi produttori di Borgogna. I suoi vini sono tra i più speculativi del mondo, e in pochi giorni dall'uscita dalla sua cantina di Meursault possono valere più di 500 o anche 1000 euro.

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Come succede da alcuni decenni

nella comunicazione relativa agli chef di cucina italiani, dove periodicamente uno di essi viene preso positivamente di mira dai principali divulgatori specializzati in tagliatelle, anche per alcuni produttori di vini francesi accade ed è accaduta la medesima cosa, dove sono però altri guru della critica (quella vinicola internazionale) a sentire il bisogno di concentrare la loro attenzione su un singolo personaggio.

Sempre a caccia di novità, desiderosi di trovare un nuovo astro da lanciare in orbita, chiudono gli occhi e iniziano una gara a chi lo sostiene di più, stimolandolo, elogiandolo e forse anche

 

appoggiando la sua immaginetta sul comodino a fianco al letto, così da ricordarsi il giorno dopo di avergli promesso quel mezzo punto in più per la Guida dell’anno successivo.

E se saranno diverse le guide a impegnarsi nello stesso sport -forse per mancanza di alternative- partirà una gara a chi gli darà un punteggio migliore, anno per anno, facendo diventare uno chef bravo ma non eccezionale, un’autentica star della sua categoria professionale.

Per lo chef messo nel mirino sarà motivo di orgoglio e di soddisfazione, ma in realtà sarà stato come aver fatto 13, che nel giro di qualche anno non sarà più 13 ma diventerà 18 o 19 quel numero. Lo spirito critico muore, e il nostro chef potrà vivere di rendita per qualche decennio, perché tra di loro, tra divulgatori gastronomici, raramente si smentiranno l’un altro, forse per insicurezza, o per evitare di uscire pericolosamente dalla voce corale che li circonda e che potrebbe escluderli dai giochi, bollandolo come incompetente o pretestuoso nel suo modo di agire contro corrente.

Non avendo nessun ruolo, nessun diploma da difendere, nessun collegamento con la critica del mondo del vino -dove è un attimo prendersi dell’incompetente se esci dal coro- mi sono sempre

 

fatto un paio di domande a proposito dello straordinario successo ottenuto dai vini di Jean François Coche Dury.

L’abile vinificatore di Meursault, che iniziò a colpire l’immaginario dei critici già a partire dalla seconda metà degli ’70, diventò in breve tempo molto noto presso un pubblico fatto di ristoratori e collezionisti dal buon naso (anche per gli affari) che individuarono progressivamente nel Domaine di Meursault un mito da mitizzare ulteriormente. I giornalisti fecero da gran cassa costruendone un immagine mediatica glorificabile a vita. Et voilà! Businnes is businnes.

La speculazione in questi casi vola, e se è vero che i vini di Meursault di Coche Dury sono molto buoni e riconosciuti tali ovunque al mondo, nel mio piccolo non ho mai capito perché la speculazione si sia dovuta proprio accanire su questo Domaine piuttosto che non su altri del medesimo comune.

Forse i lunghi élevage tanto cari agli appassionati d’oltre Oceano hanno contribuito

 

a far aleggiare un’aura aurea intorno a questi vini, non riscontrabile altrove. Qui, mineralità, frutto maturo, equilibrata acidità e l’elegante boisé alla nocciola (grillée), piacque così tanto da far passare in secondo piano quello che secondo me,

 

dopo i primi assaggi, mi è invece parsa una chiara evidenza già da una decina di anni. E cioè che sono i suoi rossi ad essere meglio dei bianchi, preferendo colpire di fioretto che di spada. Nelle principali guide di vini francesi, troverete spesso recensiti solo i bianchi…

Negli ultimi due o tre anni noto con piacere che qualche pezzo grosso della critica (italiana) ha avuto il coraggio di dire una cosa rivoluzionaria, tanto da rischiare di essere preso per uno che volesse scherzare. Ma quando i giudizi si sommano la tendenza cambia, e così, mentre il mondo si svena per compare i Meursault di Coche Dury, siamo rimasti in tre, che è già un numero grande, a preferire i vini rossi di Coche Dury.

Definirli vini rossi è tanta roba, come si usa dire, perché in realtà si tratta di un rubino tenue e rarefatto che promette poco a chi ama i vinoni scuri e massicci. La bellezza dei vini rossi di Coche Dury sta invece nel sottile equilibrio trovato attraverso una vinificazione che privilegia i profumi e che salvaguarda i caratteri del terroir dal quale provengono, come fossero un esile merletto, o una filigrana d’argento profumata di melograno e lamponi, che sono frutti diversi dal mirtillo o la ciliegia (che non profumano se presi così come sono), ma che sottintendono un bouquet mirato sulla concentrazione piuttosto che sulla finezza di un rosso da pinot noir della Cote de Beaune, che è piuttosto diversa da quella riscontrabile in Cote de Nuits.

 

Finezza, territorialità, gourmandise e grande persistenza, cercata e trovata su alcune parcelle di Volnay, di Auxey Duresses e Pommard, che fanno sembrare quasi grevi ed esotici i bianchi, siano

 

provenienti da Meursault, da Puligny Montrachet o da quella piccola parcella di Corton Charlemagne, da cui Coche Dury ha ricavato il materiale per costruire una delle cattedrali più ambite da visitare al mondo. Il suo Corton Charlemagne, prodotto in piccolissima quantità, è infatti diventato un vino cult a livello mondiale, ancora più dei già idolatrati Meursault.

E quindi, rileggere qua e là che finalmente si sta allargando la convinzione che siano invece i rossi ad essere unici non può che farmi piacere. Leggere che in questo Domaine si vinifica meglio in rosso che in bianco non è più una bestemmia, e finalmente le voci fuori dal coro hanno avuto il loro peso, che mi auguro, contribuisca più a far scendere i prezzi dei bianchi piuttosto che a salire quello dei rossi, quelli che bevo più volentieri, anche se da bianchista convinto; ma le eccezioni esistono, basta prestare attenzione e si possono cogliere come un delicato frutto.

 

La scheda

Domaine jean françois coche dury

9, rue charles giraud – 21190

 

Meursault

Tel: +33 03 80212412

Vitigni e superficie

Chardonnay – 8,5 ettari

Aligoté – 0,5 ettari

Pinot noir – 2,5 ettari

Vini migliori

Corton charlemagne, meursault perrières, puligny montrachet les enseignères, pommard les vaumuriens, volnay premier cru.

Ultime migliori annate da bere o conservare

Bianchi: 1996 – 1999 – 2002 – 2004 – 2005 – 2008 – 2009

Rossi: 1995 – 1999 – 2002 – 2005 – 2006 – 2009 – 2010

Prezzi medi di mercato di alcuni dei migliori vini

Corton Charlemagne grand cru 1996 – € 2.200

Meursault perrières premier cru 1999 – € 1.100

Puligny montrachet les einseignères 2002 – € 400

Pommard les vaumuriens 2005 – € 250

Volnay Premier Cru 2009 – € 200

 

Autore: Il Guardiano del Faro – Roberto Mostini

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