Categorie L'enoteca del guardiano del faro

Domaine Claude Dugat a Gevrey Chambertin

Sono più o meno quatto ettari di Pinot Nero nella Cote de Nuits, per una produzione di circa 15.000 bottiglie che il mondo si deve spartire.

Sapori e dintorni - Conad

L’aggettivazione,

il linguaggio, la maniera di guardare attraverso il bicchiere. La profonda conoscenza della propria terra, il rendersi conto del cambiamento del clima e dell’invecchiare, di aver messo già tutto a posto, con serenità e consapevolezza, perché ci sarà sempre la famiglia ad accudire con infinito amore e rispetto il principe di tutti vitigni di Francia, uno solo: il Pinot Noir.

Lo sguardo che sembra perso nel vuoto e che invece identifica anche a occhi chiusi la singola parcella, che riconosce al naso, dentro il vetro, e visualizza attraverso il suo interlocutore, inutile mezzo di comunicazione che sembra, a me, più subire che gradire; ma a lui non importa mettere troppo a suo agio l’ospite, lui sta parlando del suo vino con il suo vino.

Questo è femminile, l’altro è gentile, questo è più mascolino, il quarto più virile, il quinto sul frutto e il sesto sul floreale. Basta una sola nota, e nessuna stonata, per far intendere di che sinfonia stiamo parlando, quella dei vini di Gevrey Chambertin di Claude Dugat. Su un punto siamo però tutti d’accordo. L’aggettivo più identificativo è setoso, a cui aggiungerei di mia iniziativa, fine e gourmand.

Il lento e dolce passaggio di consegne sta avvenendo anche qui, nel più normale senso del percorso di una vita dedicata al far bene, senza pensare troppo ad altro, in una della più esclusive nicchie di religiosa osservanza della tradizione Borgognona. Il futuro sarà al femminile, come lo possono essere anche alcuni cru della virile Gevrey Chambertin.

Circa quattro ettari, tre grand cru e altre buone cose da far giungere goccia a goccia agli appassionati dell’intero mondo. Quattro ettari vuol dire che tutto il mondo si dovrebbe spartire dodici o quindicimila bottiglie l’anno. Avete mai bevuto una bottiglia di Claude Dugat?

Ecco, neppure io ci ero mai riuscito, ma solo perché cercavo altro, cercavo l’altro, il suo famoso cugino Bernard, ma a questo punto,

 

voi che ormai mi conoscete, starete forse immaginando che sia partita la seconda serie de I Vini Francesi del Guardiano del Faro, e quindi non si poteva che ripartire dalla Borgogna, attraverso uno dei suoi produttori più rappresentativi, nel senso dell’estrema nicchia che rappresentano certi cognomi.

Si, potrebbe ripartire anche la consueta litania tra i cognomi di Borgogna, che si incrociano e si fondono all’infinito, fino a diventare un tutt’uno con la loro terra, dove sono nati, dove sono cresciuti e dove moriranno, senza neppure pensare che esista altro oltre la Cote de Nuits, la propria famiglia, e il Pinot Noir.

Cercavo Bernard e mi sentii rispondere da Didier: “pas de probleme pour les vins

 

des Bernard Dugat-Py. Tout le monde desire les vins de Claude Dugat”… Ecco, la Borgogna funziona proprio così, perché nel momento in cui pensi di aver capito bene una cosa arriva qualcuno o qualcosa a prenderti a schiaffi e farti di nuovo sentire nessuno. L’eterno dilettante. Un Didier, che manda una foto di una bottiglia di Griotte Chambertin 1998 che si è appena scolato alla faccia nostra mi fa quasi arrabbiare. Al popolo i cru village, al massimo un premier cru come Lavaux St. Jacques e per lui le perle rare. Per questo l’ho abbandonato, ma non dimenticato.

Ma neppure loro sanno tutto, i vignerons intendo, così chiusi dentro le loro idee e dentro le loro belle case, bevendo i loro vini, quelli che gli hanno consentito questo benessere, quelli stessi vini che sputano solo quando ci sono ospiti in cantina, ma secondo me fanno finta, perché ne prendono abbastanza da la pipette, ma poi, al momento di condividere il bicchiere con l’ospite, solo una parte girerà qualche decina di secondi per la bocca, mentre il resto tornerà nella botte, nella pièce.

Quello che sputano è dimostrativo, mentre l’ospite non lo farà mai in questi casi. Quando gli ricapiterà? La mente dice: occhio, hai in bocca un bicchiere di Griotte Chambertin di Claude Dugat. Ci sono migliaia di appassionati in giro per il mondo che sarebbero pronti a pagare più di mille euro prima di sedersi a tavola per condividere questa meraviglia. Che fai? Sputi?

Ma c’è anche la Chapelle Chambertin da assaggiare, e prima Charmes Chambertin, e prima ancora fu uno Gevrey Village, ma pure fosse stato il Bourgogne base?

Come fai a sputare questa roba. Non si può. E lui secondo me ha spesso fatto finta, pensando alla fatica fatta prima di fare il vino piuttosto del sentirsi poco sobrio prima di tornare in vigna. Non si sputa nel bicchiere dove si ha bevuto, ma neanche appena a lato, non c’è motivo per farlo, non c’è motivo di sputare questo vino sul pavimento, tra le botti.

Indovino, così credo sia, ma le mani stasera volano sulla tastiera come raramente mi succede, senza sovrapporsi, così rapide e precise, e i tasti mi sembrano così setosi, così morbidi, come La Griotte Chambertin (al femminile) di Claude Dugat, del figlio Bertrand e delle sue giovani donne: Jeanne e Laetitia, a garantire anche qui il proseguimento di una tradizione millenaria.

 

La scheda

Domaine Claude Dugat

1, Place Cure – 21120 Gevrey Chambertin

Tel: +33 03 80 34 36 18

Vitigno

Pinot Noir

Superficie

4 ettari

Vini migliori

I tre grand cru Griotte Chambertin, Chapelle Chambertin, Charmes Chambertin, e il premier cru Lavaux St.Jacques.

Ultime migliori annate da bere o conservare

2010, 2009, 2006, 2005, 2002, 2001,1999

Prezzi medi di mercato di alcuni dei migliori vini

Griotte chambertin 2005 – € 1.500

Charmes chambertin 1999 – € 600

Chapelle chambertin 2009 – € 500

Gevrey chambertin lavaux st. jacques 1996 – € 300

 

Autore: Il Guardiano del Faro – Roberto Mostini

Share on Facebook0Share on Google+0Tweet about this on Twitter0Share on LinkedIn0Pin on Pinterest0
Click on a tab to select how you'd like to leave your comment

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *